Giorgia Meloni e Donald Trump si sono ritrovati allo stesso tavolo ad Ankara, durante la cena dei leader Nato offerta dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Un incrocio politicamente delicato, arrivato dopo giorni di tensione tra Roma e Washington e dopo le nuove critiche del presidente americano agli alleati europei, Italia compresa.
La presidente del Consiglio è arrivata in Turchia nella serata di martedì 7 luglio per partecipare al vertice Nato del 7 e 8 luglio. Al tavolo della cena, secondo quanto emerso, erano presenti anche Erdogan, il segretario generale dell’Alleanza Mark Rutte e diversi leader europei, tra cui il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il presidente francese Emmanuel Macron e il premier britannico Keir Starmer.
La risposta di Meloni su Trump
Al rientro in hotel, Meloni è stata intercettata dai giornalisti e ha scelto una formula breve per definire i rapporti con Trump: “Cordiali”. Alla domanda su un eventuale chiarimento con il presidente americano, la premier ha tagliato corto: “Vi ho già risposto”.
Una risposta misurata, coerente con la linea adottata da Palazzo Chigi negli ultimi giorni: evitare repliche frontali e non alimentare ulteriormente lo scontro pubblico con Washington. Il clima, però, resta tutt’altro che disteso. Trump, arrivando ad Ankara, aveva criticato ancora una volta alcuni Paesi Nato per il mancato sostegno agli Stati Uniti nella crisi con l’Iran, citando anche l’Italia. Pur definendo Meloni una “brava persona” e ribadendo di apprezzarla, il presidente americano ha accusato Roma di non essere stata al fianco degli Usa.
Il vertice Nato tra Iran, Ucraina e spese militari
La cena di Ankara ha aperto una due giorni particolarmente complessa per l’Alleanza Atlantica. Sul tavolo ci sono il sostegno all’Ucraina, l’aumento delle spese per la difesa, i rapporti con Washington e le tensioni legate alla crisi con l’Iran.
Il vertice si svolge in un momento di forte pressione da parte degli Stati Uniti sugli alleati europei. Trump ha chiesto da tempo un impegno più marcato sul fronte della difesa e ha più volte accusato i partner Nato di non contribuire abbastanza alla sicurezza comune. Secondo Reuters, i leader europei puntano a mostrare compattezza e a confermare il sostegno all’Alleanza, anche davanti alle uscite più dure del presidente americano.
Per Meloni, il passaggio di Ankara ha quindi un doppio valore: da un lato la necessità di preservare il rapporto con Washington, dall’altro l’esigenza di non apparire subalterna dopo le provocazioni arrivate da Trump. La formula scelta dalla premier — “rapporti cordiali” — fotografa una tregua diplomatica più che un vero disgelo.
Una tregua fragile
Il faccia a faccia formale non c’è stato, ma la cena ha comunque rappresentato il primo contatto ravvicinato tra i due dopo le frizioni degli ultimi giorni. Nessuna rottura, nessuna replica diretta, ma neppure segnali evidenti di un chiarimento politico.
La linea italiana resta quella della prudenza: mantenere aperto il canale con la Casa Bianca, senza trasformare le tensioni personali e diplomatiche in uno scontro istituzionale. Il vertice Nato dirà se la formula dei “rapporti cordiali” basterà a contenere il gelo o se il rapporto tra Meloni e Trump entrerà in una fase più difficile.
