Una giornata carica di simboli quella vissuta da Papa Leone XIV a Lampedusa, tra gesti di raccoglimento e momenti di forte impatto emotivo dedicati al dramma dei migranti. La prima tappa del pontefice è stata il cimitero dei senza nome di Cala Pisana, dove riposano le vittime dei naufragi nel Mediterraneo, segnate da croci ricavate dal legno delle imbarcazioni distrutte.
L’omaggio al cimitero di Papa Leone XIV e l’attraversamento della Porta d’Europa
Qui il Papa ha deposto fiori e si è fermato in preghiera sulle tombe anonime, prima di spostarsi verso la Porta d’Europa, la scultura in ceramica e ferro divenuta simbolo dell’ingresso dei migranti nel continente. In questo luogo Prevost ha incontrato brevemente una famiglia di migranti, per poi attraversare personalmente il monumento tenendo la mano sul lato destro e rivolgendo lo sguardo verso il mare, dove in quei momenti era visibile una nave militare. Superata la porta, il Papa si è fermato a lungo da solo, con il vento che gli scompigliava la veste e faceva volare via la papalina, in un momento di silenzio interpretato come un richiamo a guardare il Mediterraneo non solo come luogo di morte, ma anche come possibilità.
Le denunce degli attivisti sull’hotspot
In occasione della visita, alcuni attivisti per i diritti umani presenti sull’isola hanno acceso i riflettori sulle condizioni dell’hotspot, descritto come una struttura volutamente nascosta dove i migranti sbarcati vengono sottoposti a interrogatori da parte di diversi soggetti, tra cui l’agenzia Frontex. Gli attivisti hanno inoltre denunciato la crescente militarizzazione dell’area del Molo Favarolo dopo l’entrata in vigore del nuovo Patto europeo sulle migrazioni, segnalando con preoccupazione che le procedure di identificazione coinvolgerebbero ormai anche i minorenni, prassi in precedenza non consentita.
