Un attacco su larga scala con droni ucraini ha colpito San Pietroburgo, città natale di Vladimir Putin, provocando l’immediata reazione delle autorità locali. Il governatore Alexander Beglov ha invitato i residenti a restare nelle proprie abitazioni ed evitare di uscire fino alla completa neutralizzazione della minaccia aerea, dopo che il raid ha interessato anche un’infrastruttura energetica strategica della città.
L’attacco a San Pietroburgo e il bilancio della difesa aerea
Attraverso il proprio canale Telegram, Beglov ha reso noto che è stato colpito il territorio dove sorge un terminale petrolifero, situato nel distretto di Kirovsky. Il governatore ha precisato che le difese aeree russe sono riuscite ad abbattere complessivamente 72 droni, uno dei quali è comunque precipitato nell’area di Peterhof. Secondo quanto riferito dalle autorità locali, l’attacco non avrebbe causato né vittime né feriti tra la popolazione. Nel frattempo, in un contesto diplomatico parallelo, Vladimir Putin ha inviato un messaggio di congratulazioni a Donald Trump in occasione del 250esimo anniversario dell’indipendenza americana, sottolineando la responsabilità condivisa tra Russia e Stati Uniti, le due principali potenze nucleari, nel garantire stabilità e sicurezza internazionale.
Il raid russo su Sumy e l’appello di Zelensky
L’incursione ucraina su San Pietroburgo arriva poche ore dopo un pesante bombardamento russo condotto nella notte sulla città ucraina di Sumy, dove sarebbero state impiegate bombe aeree guidate contro il centro abitato. Il presidente Volodymyr Zelensky ha denunciato l’accaduto sui social, riferendo di quattro vittime accertate, tra cui un bambino, e di ventisette feriti, sei dei quali minori, alcuni in condizioni gravi. Il leader ucraino ha inoltre segnalato il rischio che altre persone possano trovarsi ancora intrappolate sotto le macerie di un edificio colpito, rivolgendo un nuovo appello ai partner internazionali affinché intensifichino la pressione su Mosca per fermare gli attacchi.
