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Caccia, via libera del Senato: Regioni più poteri, UE avverte l’Italia

Il testo approvato amplia i poteri regionali, consente la caccia al cinghiale sulla neve e rischia l'infrazione europea; proteste di opposizioni e amb

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Ludovica Bartolini di Ludovica Bartolini

Nata a Napoli nel 2002, ho conseguito una laurea in Arti, Spettacolo ed Eventi Culturali e una in Journalism and Multimedia Communication. Mi occupo di cultura, cinema e spettacolo

Il Senato ha approvato a Palazzo Madama oggi il disegno di legge di riforma della caccia con 80 voti favorevoli, 56 contrari e 2 astensioni. Il testo amplia la legge quadro 157/1992 sulla protezione della fauna selvatica e ridisegna competenze, calendari e sanzioni.

Il provvedimento passa ora alla Camera e ha già innescato un fronte di proteste: opposizioni e associazioni ambientaliste hanno annunciato mobilitazioni durante l’iter parlamentare.

Cosa prevede il ddl caccia

Il parere dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) diventa consultivo e non più vincolante. Le Regioni ottengono poteri più estesi nella definizione dei calendari venatori: potranno prolungare la stagione oltre il 10 febbraio e modificare gli orari giornalieri di esercizio. La valutazione tecnica dovrà essere condivisa con il Comitato tecnico faunistico-venatorio nazionale.

Il perimetro dei territori autorizzabili si amplia: il demanio marittimo resta escluso dalla programmazione faunistico-venatoria, ma le Regioni potranno individuare altre aree demaniali idonee all’attività. Sul piano operativo, viene consentita la caccia di selezione agli ungulati e le battute al cinghiale anche in presenza di neve.

Salta il divieto assoluto vicino ai valichi montani attraversati dalle rotte migratorie degli uccelli. Al suo posto sono istituite zone di protezione speciale in cui l’attività venatoria potrà comunque essere autorizzata secondo le norme regionali.

Specie interessate e gestione della fauna

Nell’elenco delle specie prelevabili entrano l’oca selvatica, il colombaccio e il piccione di città. Per il lupo il ddl recepisce il declassamento dello status di protezione a livello europeo: la specie non viene inserita tra quelle cacciabili, ma il quadro normativo apre alla possibilità di piani di contenimento nei casi previsti dalla legge.

Sono inoltre semplificate le procedure per la cattura, l’allevamento e l’impiego di richiami vivi, con l’obiettivo dichiarato di uniformare le prassi e ridurre gli adempimenti per gli operatori autorizzati.

Strumenti, abilitazioni e accesso all’attività

Per la caccia al cinghiale viene autorizzato l’uso di strumenti ottici e optoelettronici – compresi visori notturni e dispositivi come red dot e telemetri – a condizione che non si tratti di materiale classificato come armamento. Sul fronte dei titoli abilitativi, le abilitazioni venatorie conseguite in altri Paesi dell’Unione europea e dello Spazio economico europeo vengono equiparate a quelle italiane, con l’eliminazione dei limiti numerici regionali per i cacciatori stranieri.

Sanzioni e possibili rilievi europei

Le sanzioni per il bracconaggio sono inasprite fino al triplo rispetto alla normativa precedente. Per l’uccisione di specie di particolare valore conservazionistico, come l’orso bruno marsicano, sono previste pene fino a due anni di arresto e ammende fino a 20.000 euro. Viene introdotta anche una sanzione amministrativa fino a 900 euro per chi ostacola attività venatorie autorizzate.

La Commissione europea ha espresso dubbi sul pacchetto di novità, avvertendo il rischio che alcune disposizioni possano violare la direttiva Habitat e la direttiva Uccelli ed esporre l’Italia a procedure di infrazione.

Reazioni politiche e proteste

Le opposizioni hanno ribattezzato il testo «lo sparatutto» e ne chiedono lo stop. La segretaria del Partito democratico ha chiesto il ritiro del provvedimento. Giuseppe Conte ha definito il ddl «Contram Constitutionem», affermando che «la nostra opposizione sarà dura, intransigente, fermissima».

Michela Vittoria Brambilla ha dichiarato: «Darò battaglia a Montecitorio». Il deputato Angelo Bonelli ha detto: «È una vergogna, una vergogna inaudita» e ha chiesto alla presidente del Consiglio di fermare il provvedimento, accusando la componente venatoria di condizionare la maggioranza.

In una nota congiunta Enpa, Lac, Lav, Legambiente, Lipu BirdLife Italia e Wwf Italia hanno definito il voto «una violenza inaccettabile nei confronti della natura e degli animali selvatici» e «uno dei più gravi arretramenti nella tutela della biodiversità degli ultimi decenni», accusando il testo di favorire «una minoranza di cacciatori a scapito della collettività».

Durante la votazione si è svolto a Roma, davanti a Palazzo Madama, un sit-in promosso da Enpa, Lac, Lav, Legambiente, Lipu e Wwf, a cui hanno partecipato esponenti di Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra. Al Pantheon, secondo le associazioni, oltre cinquanta organizzazioni ambientaliste, animaliste e scientifiche avevano manifestato contro il cosiddetto «ddl sparatutto».

Iter alla Camera

Nella maggioranza alcuni esponenti hanno espresso perplessità, indicando che in sede di Camera cercheranno modifiche al testo. Tra i favorevoli, le associazioni venatorie e alcuni rappresentanti della filiera agricola sostengono che la riforma garantirà una gestione più efficace della fauna selvatica e un contrasto rafforzato al bracconaggio.

Il testo è stato trasmesso alla Camera dei deputati per il prosieguo dell’iter e l’esame degli emendamenti preannunciati, con tempi e correzioni che diventeranno il prossimo banco di prova politico e tecnico della riforma.

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