Dopo il no della Giunta per le autorizzazioni della Camera all’acquisizione delle conversazioni tra Andrea Delmastro Delle Vedove e il ristoratore Mauro Caroccia, il caso si è trasformato in un durissimo scontro politico. In Senato si sono registrati momenti di forte tensione, con una rissa sfiorata tra parlamentari, la sospensione della seduta e un acceso botta e risposta a distanza tra Chiara Appendino e il presidente del Senato Ignazio La Russa.
La vicenda arriva all’indomani della decisione della Giunta di negare ai magistrati della Procura di Roma l’autorizzazione ad acquisire le chat tra il sottosegretario alla Giustizia e Caroccia, considerato dagli inquirenti un presunto prestanome del clan camorristico dei Senese. Il voto definitivo dell’Aula della Camera è previsto per il 30 luglio.
La protesta del M5S e la rissa sfiorata in Senato
La tensione è esplosa durante la seduta di Palazzo Madama. A dare il via alla protesta è stato il capogruppo del Movimento 5 Stelle al Senato, Paolo Pirondini, che ha annunciato: “Oggi per noi i lavori finiscono qui”.
Subito dopo i senatori pentastellati hanno esposto cartelli con la scritta “Fuori le chat”, scandendo ripetutamente “Vergogna” nei confronti della maggioranza.
Il momento più critico è arrivato quando il senatore di Fratelli d’Italia Roberto Menia ha strappato uno dei cartelli direttamente dalle mani di Pirondini. Ne è nato un acceso confronto verbale che, secondo diversi presenti, è stato a un passo dal degenerare in uno scontro fisico. Solo l’intervento degli altri parlamentari e dei commessi di Palazzo Madama ha evitato il peggio.
Di fronte al caos, la seduta è stata sospesa per oltre mezz’ora.
Alla ripresa dei lavori, il presidente del Senato Ignazio La Russa ha commentato l’accaduto parlando di episodi che “fanno parte delle dinamiche parlamentari, non le migliori”, ricordando però che in passato si sono verificati momenti anche più tesi.
Le opposizioni all’attacco: “Uno scudo politico”
Le proteste sono proseguite anche alla Camera, dove le opposizioni hanno accusato la maggioranza di aver garantito una protezione politica a Delmastro.
La deputata del Partito Democratico Debora Serracchiani ha dichiarato che “Meloni aveva detto che non avrebbe più coperto nessuno. Oggi invece arriva l’ennesimo scudo per un compagno di partito”, invitando la maggioranza a cambiare posizione durante il voto in Aula.
Dello stesso tenore l’intervento di Elisabetta Piccolotti (Alleanza Verdi e Sinistra), che ha parlato di “uno scudo della destra che blocca la verità”.
Anche il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha attaccato duramente la decisione della Giunta, sostenendo che le conversazioni siano rilevanti per chiarire eventuali rapporti con un soggetto ritenuto vicino a un’organizzazione criminale. L’ex presidente del Consiglio ha quindi dato appuntamento al 30 luglio, quando la Camera sarà chiamata a pronunciarsi definitivamente sulla richiesta della Procura.
Lo scontro social tra Appendino e La Russa
Le tensioni sono proseguite anche fuori dal Parlamento.
In un video pubblicato sui social, la vicepresidente del Movimento 5 Stelle Chiara Appendino ha rivolto parole durissime nei confronti della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e del presidente del Senato Ignazio La Russa.
“La mafia fa schifo, ma fate schifo pure voi. E la prossima volta che osate anche soltanto citare Paolo Borsellino, sciacquatevi la bocca. Non siete degni di farlo”, ha dichiarato l’ex sindaca di Torino, definendo “una vergogna assoluta” la decisione di impedire ai magistrati di acquisire le chat ritenute importanti nell’inchiesta sul clan dei Senese.
La replica di La Russa è arrivata poco dopo attraverso un messaggio pubblicato su X.
Il presidente del Senato ha accusato Appendino di aver usato “un insulto che la qualifica benissimo” e ha sostenuto che sia proprio lei a “non avere titolo per citare Paolo Borsellino”. Ha poi aggiunto che, a suo giudizio, il magistrato ucciso dalla mafia “forse oggi aiuterebbe l’Italia nel governo Meloni”, concludendo di non immaginarlo “a sinistra e men che meno con lei”.
Il voto decisivo il 30 luglio
Il confronto politico è destinato a proseguire nei prossimi giorni. Dopo il parere negativo espresso dalla Giunta per le autorizzazioni, la decisione definitiva spetterà infatti all’Aula della Camera, chiamata a votare il prossimo 30 luglio.
Quel passaggio sarà determinante per stabilire se la Procura di Roma potrà acquisire o meno le conversazioni tra Andrea Delmastro e Mauro Caroccia nell’ambito dell’inchiesta in corso.
