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Cisgiordania, l’acqua dei palestinesi deviata da coloni israeliani per creare una piscina a Petza’el

Nella Valle del Giordano un gruppo di coloni israeliani è accusato di aver deviato l'acqua destinata alle comunità palestinesi per riempire un'antica vasca archeologica. Un episodio che riporta al centro tre temi cruciali del conflitto: risorse idriche, insediamenti e gestione del patrimonio storico

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immagine della piscina creata dai coloni israeliani con l'acqua rubata ai palestinesi del villaggio di Petza'el

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Martina Beretta di Martina Beretta

Mi chiamo Martina Beretta e sono una content editor e autrice digitale. Da anni lavoro nel mondo dei podcast e dei contenuti digitali, occupandomi di storytelling, approfondimenti editoriali e narrazione social. Ho collaborato alla crescita del progetto Passa dal BSMT, seguendo la scrittura e lo sviluppo di contenuti tra attualità, cultura e intrattenimento. Oggi collaboro anche con Ala News, dove unisco linguaggio giornalistico e sensibilità digitale.

A Petza’el, nella Valle del Giordano, la trasformazione di un’antica vasca archeologica in un’attrazione turistica per coloni israeliani ha riacceso tre questioni centrali del conflitto israelo-palestinese: il controllo dell’acqua, l’uso politico dell’archeologia e l’espansione degli insediamenti in Cisgiordania.

Secondo quanto riportato dal quotidiano israeliano Haaretz, un gruppo di coloni avrebbe deviato l’acqua utilizzata dalle comunità palestinesi della zona per riempire una struttura antica, trasformandola in una piscina frequentata da visitatori israeliani. Una vicenda che ha suscitato critiche da parte di residenti palestinesi, archeologi e organizzazioni che monitorano la situazione nei territori occupati.

Cosa è successo a Petza’el

I fatti si sono verificati nei pressi dell’insediamento israeliano di Petza’el, nella Valle del Giordano, una delle aree più strategiche della Cisgiordania occupata.

Secondo le ricostruzioni pubblicate da Haaretz, alcuni giovani coloni avrebbero avviato lavori di pulizia e ristrutturazione informale di un sito archeologico, deviando l’acqua che alimentava terreni agricoli e infrastrutture utilizzate dalle vicine comunità palestinesi, in particolare quella di Fasayil.

Un proprietario palestinese della zona ha raccontato che una conduttura sarebbe stata danneggiata per modificare il flusso dell’acqua. Le immagini diffuse sui social mostrano decine di persone che fanno il bagno nella vasca riempita artificialmente, mentre nell’area sono state esposte bandiere israeliane e organizzate preghiere collettive.

L’iniziativa è stata presentata dai promotori come un progetto di recupero ambientale e valorizzazione del patrimonio storico. Le comunità palestinesi coinvolte, invece, la considerano l’ennesimo episodio di appropriazione di risorse e territorio.

La vicenda ha assunto anche una dimensione politica. Secondo Haaretz, il progetto avrebbe ricevuto il sostegno del ministro del Patrimonio israeliano Amichai Eliyahu, esponente del governo guidato da Benjamin Netanyahu. Una circostanza che ha contribuito ad alimentare ulteriormente le polemiche attorno all’iniziativa.

Perché l’acqua è una delle risorse più contese della Cisgiordania

La vicenda di Petza’el assume un significato che va oltre il singolo episodio: l’acqua rappresenta infatti uno dei nodi più delicati del conflitto israelo-palestinese. La Cisgiordania ospita importanti falde acquifere e sorgenti che da decenni sono al centro di dispute legate alla gestione, alla distribuzione e all’accesso alle risorse idriche.

Nella Valle del Giordano, in particolare, molte comunità palestinesi denunciano da anni difficoltà nell’approvvigionamento dell’acqua, soprattutto durante i mesi più caldi, mentre organizzazioni internazionali e associazioni per i diritti umani segnalano frequenti tensioni attorno a pozzi, sorgenti e infrastrutture idriche.

Per questo motivo il presunto utilizzo di acqua destinata all’agricoltura palestinese per creare un’attrazione turistica viene letto da molti osservatori come un simbolo delle disuguaglianze che caratterizzano la gestione delle risorse nel territorio occupato.

La questione assume un peso ancora maggiore perché la Valle del Giordano è considerata una delle aree più fertili della Cisgiordania e la disponibilità di acqua rappresenta una risorsa essenziale per l’agricoltura e la sopravvivenza delle comunità locali.

Archeologia, turismo e controllo del territorio: la battaglia che passa dai siti storici

Un altro elemento che rende il caso particolarmente controverso riguarda il valore storico dell’area: I coloni hanno ribattezzato il sito “Piscina di Erode”, collegandolo al periodo di Erode il Grande e alla presenza romana nella regione. Tuttavia diversi archeologi contestano sia le modalità dell’intervento sia l’utilizzo del patrimonio storico per finalità politiche e territoriali.

Tra i critici c’è l’archeologo israeliano Alon Arad, che ha accusato il ministro del Patrimonio Amichai Eliyahu di sostenere un progetto realizzato in un sito che non sarebbe mai stato adeguatamente studiato dal punto di vista archeologico.

Il caso ha riacceso il dibattito, presente da anni tra archeologi e studiosi del patrimonio culturale, sull’utilizzo dei siti archeologici nei territori contesi e sul loro ruolo nelle rivendicazioni identitarie e territoriali. In questo senso, la piscina di Petza’el non rappresenta soltanto una controversia locale. Per i suoi critici è un esempio di come acqua, patrimonio storico e controllo del territorio possano intrecciarsi in una delle aree più delicate del Medio Oriente.

Non si tratta del primo episodio di questo genere. Nel 2025 il quotidiano israeliano Haaretz e Times of Israel avevano documentato un caso analogo nell’area della sorgente di Ein Samia, dove alcuni coloni erano stati accusati di aver deviato acqua destinata a decine di villaggi palestinesi per alimentare una piscina utilizzata da insediamenti israeliani.

L’episodio di Petza’el arriva inoltre in una fase in cui l’attenzione internazionale è concentrata soprattutto sulla guerra a Gaza, mentre in Cisgiordania continuano a moltiplicarsi le tensioni legate agli insediamenti, alle risorse naturali e al controllo del territorio.

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