Sei giorni trascorsi accanto a una famiglia palestinese assediata dai coloni israeliani a Qusra, in Cisgiordania, prima di essere allontanati dalla casa dalla polizia di frontiera israeliana. È il racconto di Magda, nome di fantasia utilizzato per ragioni di sicurezza, una dei cinque attivisti italiani rimasti per quasi una settimana accanto alla famiglia di Qusay Abu Ridi, nel villaggio a sud di Nablus.
Venerdì mattina i cinque, tre ragazze e due ragazzi di età compresa tra i 20 e i 40 anni, sono stati fatti uscire dall’area delle abitazioni assediate e trasferiti in un luogo sicuro. Il sindaco di Qusra, Abdul-Azim Wadi, ha parlato di un’espulsione avvenuta “con la forza”, mentre Magda ha raccontato che il gruppo si trova ora in un’altra abitazione, ospite di amici palestinesi.
Intervistata successivamente, la giovane ha sintetizzato così quello che ha visto durante i giorni trascorsi nel villaggio: “I palestinesi in Cisgiordania sono in balia degli eventi”.
“Siamo stati con la famiglia palestinese assediata dai coloni a Qusra fin dal primo giorno, era domenica“, aveva raccontato all’ANSA. Gli italiani erano arrivati sul posto per osservare quanto stava accadendo e sostenere le famiglie. Poco dopo, secondo la sua testimonianza, alcuni coloni avevano raggiunto l’abitazione e piazzato una tenda nel cortile della villa, impedendo di fatto ai residenti di muoversi liberamente.
Le due bambine evacuate in ambulanza
Magda e gli altri italiani si trovano ora in un’altra abitazione del villaggio, ospiti di amici palestinesi. “Qui intorno non ci sono coloni. È un’esperienza emotivamente importante, ci dispiace per la famiglia assediata”, ha spiegato.
Nei giorni precedenti due bambine che si trovavano nella casa erano state evacuate con un’ambulanza, utilizzata anche per far arrivare cibo e acqua. Secondo quanto riferito dall’attivista, nell’edificio sono rimaste sei persone: quattro uomini e due donne.
La tensione è proseguita anche venerdì mattina. Un gruppo di coloni sarebbe tornato nel cortile e avrebbe rimontato la tenda precedentemente smantellata dalle forze di sicurezza. Quattro soldati, secondo Magda, hanno parlato con loro e concesso il tempo di lasciare il posto; successivamente altri militari hanno rimosso nuovamente la struttura.
Cento attivisti tentano di portare cibo alle famiglie
Dopo l’allontanamento dei cinque italiani, circa cento attivisti di diverse organizzazioni israeliane per i diritti umani hanno raggiunto Qusra con cibo e acqua destinati alle famiglie assediate.
La polizia di frontiera li ha però fermati mostrando un ordine che definiva l’area “zona chiusa militare”. Gli aiuti sono stati sequestrati per un’ispezione e agli attivisti è stato impedito di raggiungere direttamente le abitazioni. Circa un’ora più tardi le organizzazioni sono state informate che acqua e cibo erano stati consegnati alle famiglie.
Tra i gruppi presenti figuravano Looking the Occupation in the Eye, Peace Now, Standing Together, Partnership for Peace, Rabbis for Human Rights e l’Israeli-Palestinian Bereaved Families Forum. Secondo Looking the Occupation in the Eye, i cinque italiani risultano ora “evacuati in un’abitazione sicura”.
L’area dichiarata zona militare
Nel corso della mattinata sono arrivati a Qusra anche circa 50 attivisti israeliani, che secondo la testimonianza avevano con loro una bandiera palestinese e hanno portato generi alimentari. I soldati li hanno però allontanati dopo la dichiarazione dell’area come zona militare.
Agli italiani sarebbe stato inizialmente comunicato che avrebbero potuto fare ritorno sabato alle 10. In seguito, racconta Magda, un altro militare avrebbe spiegato che la zona resterà sottoposta alle restrizioni fino a marzo 2027.
Prima di lasciare l’abitazione, gli attivisti hanno chiesto come la famiglia avrebbe potuto procurarsi i beni necessari. “Abbiamo chiesto ai militari come farà la famiglia a procurarsi tutto quello che serve”, ha riferito Magda. La risposta ricevuta, secondo il suo racconto, è stata che “hanno anche l’opzione di andarsene”.
