Il divieto di accesso ai social network per i minori di 15 anni in Francia subisce una battuta d’arresto. Il Consiglio costituzionale francese ha bocciato la disposizione centrale della legge approvata dal Parlamento e sostenuta con forza dal presidente Emmanuel Macron, giudicandola una restrizione eccessiva della libertà di espressione e comunicazione dei più giovani.
La decisione riguarda l’articolo 1 del provvedimento pensato per proteggere bambini e adolescenti dai rischi associati all’utilizzo delle piattaforme digitali. Secondo i giudici, il limite imposto agli under 15 non rispetta i criteri necessari perché una restrizione di un diritto fondamentale possa essere considerata legittima.
Perché il Consiglio costituzionale ha bocciato il divieto
Nella sua valutazione, il Consiglio costituzionale ha ritenuto che la limitazione alla libertà di espressione e comunicazione prevista per i minori di 15 anni non fosse “adeguata, necessaria e proporzionata” rispetto all’obiettivo perseguito dalla legge.
La pronuncia interviene su uno dei progetti più importanti portati avanti negli ultimi mesi dall’Eliseo sul fronte della tutela dei minori online. Macron aveva indicato più volte i 15 anni come soglia per la cosiddetta maggioranza digitale, sostenendo la necessità di impedire ai più giovani di accedere alle piattaforme e di introdurre sistemi efficaci di verifica dell’età. In giugno il presidente aveva spiegato che l’obiettivo era impedire già da settembre la creazione di nuovi account da parte degli under 15 e, successivamente, intervenire su quelli esistenti.
Il capo dello Stato aveva motivato la stretta citando i possibili effetti dell’esposizione precoce ai social, dal cyberbullismo ai problemi di attenzione, fino alle conseguenze sul benessere psicologico degli adolescenti. La Francia aveva inoltre cercato di costruire un’iniziativa comune con altri Paesi europei sulla verifica dell’età degli utenti.
Resta aperta la questione degli smartphone a scuola
La decisione dei giudici non cancella però l’intero provvedimento. Il Consiglio costituzionale era stato chiamato a pronunciarsi esclusivamente sull’articolo 1 e non ha quindi esaminato la disposizione che prevede il divieto di utilizzo dei telefoni cellulari nelle scuole superiori dal 1° settembre.
Anche la limitazione degli smartphone negli istituti scolastici rientra nella strategia promossa da Macron per ridurre l’esposizione dei ragazzi agli schermi. Già nei mesi scorsi il presidente aveva anticipato l’intenzione di estendere ai licei le restrizioni introdotte nel sistema scolastico francese.
Macron chiede di riscrivere la legge
L’Eliseo non sembra intenzionato ad abbandonare il progetto. Dopo la decisione del Consiglio costituzionale, Macron ha incaricato il primo ministro Sébastien Lecornu di lavorare a una nuova formulazione della norma, con l’obiettivo di trovare una soluzione giuridicamente sostenibile entro la primavera del 2027.
La sfida sarà quindi costruire un sistema capace di rafforzare la protezione dei minori senza introdurre una compressione sproporzionata dei loro diritti fondamentali. Il principio politico sostenuto dall’Eliseo resta quello della maggioranza digitale a 15 anni, ma dopo la bocciatura dei giudici la strada per trasformarlo in un divieto effettivo dovrà necessariamente cambiare.
