Il calcio italiano piange Igor Protti. L’ex attaccante è morto a 58 anni dopo aver affrontato negli ultimi mesi una grave malattia. Protti aveva reso pubblica la malattia nell’estate del 2025, raccontando sui social di aver scoperto un tumore al colon e di dover iniziare un percorso di cure. Nei mesi successivi aveva aggiornato i tifosi anche sul peggioramento delle sue condizioni, spiegando la necessità di sottoporsi a nuove terapie dopo l’estensione della malattia alle vertebre. Una battaglia vissuta con dignità e grande partecipazione emotiva da parte delle piazze che lo avevano adottato calcisticamente.
Da Rimini al Bari: il capocannoniere con la squadra retrocessa
Nato a Rimini nel 1967, Protti aveva mosso i primi passi proprio nella squadra della sua città, prima di costruire una carriera lunga e riconoscibile. Dopo le esperienze con Livorno, Virescit Bergamo e Messina, il grande salto arrivò con il Bari, club con cui entrò nella storia della Serie A.
Nella stagione 1995-96 segnò 24 gol e vinse il titolo di capocannoniere insieme a Giuseppe Signori. Il dato resta ancora oggi uno dei più particolari nella storia del campionato: Protti fu il miglior marcatore della Serie A con una squadra, il Bari, che a fine stagione retrocesse. Un paradosso sportivo che contribuì a trasformarlo in un simbolo del calcio di provincia, capace di esaltarsi anche lontano dai riflettori delle grandi squadre.
Dopo Bari arrivarono anche Lazio e Napoli. Con la maglia biancoceleste conquistò la Supercoppa Italiana, ma il legame più profondo della seconda parte di carriera sarebbe stato quello con Livorno.
Il mito di Livorno e l’affetto di Bari
A Livorno Protti divenne molto più di un attaccante. Scese in C1, guidò la risalita, segnò gol pesanti e formò con Cristiano Lucarelli una coppia rimasta nella memoria dei tifosi amaranto. Con il Livorno vinse le classifiche marcatori anche nelle categorie inferiori, diventando, insieme a Dario Hubner, uno dei pochi calciatori capaci di conquistare il titolo di capocannoniere in Serie A, Serie B e Serie C.
Il rapporto con Livorno e Bari andò oltre il campo. Nel 2007 ricevette la cittadinanza onoraria da entrambe le città, segno di un affetto raro e trasversale. Negli ultimi mesi, durante la malattia, tifosi amaranto, biancorossi e di molte altre squadre avevano continuato a inviargli messaggi, striscioni e testimonianze di vicinanza.
Igor Protti, una storia di gol, forza e umanità
Protti lascia il ricordo di un attaccante diverso, lontano dall’immagine patinata del campione costruito per il grande palcoscenico. Era un centravanti tecnico, istintivo, capace di segnare in ogni categoria e di restare profondamente legato alle persone incontrate lungo il cammino.
Il soprannome “lo Zar” raccontava solo una parte della sua figura. L’altra era quella di un uomo amato per la lealtà, la semplicità e il modo diretto con cui aveva affrontato anche la prova più dura. La sua morte chiude una storia personale e sportiva che ha attraversato molte città, ma che resterà soprattutto nella memoria di chi ha visto in lui il simbolo di un calcio passionale, popolare e profondamente umano.
L’ultimo messaggio di Protti sui social
Con parole cariche di gratitudine e affetto, Igor Protti ha affidato ai social il suo ultimo messaggio, pubblicato dalla famiglia sul suo profilo Instagram. I familiari hanno spiegato di aver scelto di condividerlo rispettando una sua precisa volontà.
L’ex attaccante ha paragonato la propria esistenza a una partita ormai giunta al termine: “Questo splendido viaggio, come ogni partita, è arrivato al fischio finale”. Nel testo ha poi rivolto un pensiero speciale alla sua famiglia, definita “grande e meravigliosa”, ringraziando anche tutte le persone che gli hanno voluto bene nel corso degli anni.
Protti ha voluto inoltre esprimere riconoscenza ai tifosi delle squadre in cui ha militato, sottolineando come l’affetto ricevuto sia sempre stato ricambiato. Il messaggio si conclude con una frase intensa e piena di speranza: l’augurio che quello non sia un addio definitivo, ma soltanto un arrivederci.
