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Oreshnik, il missile ipersonico russo che preoccupa l’Europa

Il vettore balistico a raggio intermedio può trasportare testate convenzionali e nucleari. Mosca lo presenta come un’arma quasi impossibile da intercettare, ma molte caratteristiche restano oggetto di valutazioni occidentali

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Un missile usato nella guerra tra Russia e Ucraina

Un missile usato nella guerra tra Russia e Ucraina | Pixabay @aapsky - alanews

Vittorio De Bellaro di Vittorio De Bellaro

Giornalista e autore per Alanews.it, si occupa di attualità, politica, economia e società con particolare attenzione all’analisi dei fatti e alla verifica delle fonti. Il suo lavoro si concentra sulla cronaca e sull’approfondimento dei temi che influenzano il dibattito pubblico, con uno stile chiaro, rigoroso e orientato alla comprensione dei fenomeni contemporanei. Attraverso articoli, analisi e contenuti multimediali contribuisce alla produzione editoriale di Alanews, seguendo i principali eventi nazionali e internazionali e raccontandoli con un approccio informativo indipendente e basato sui principi del giornalismo professionale.

Si chiama Oreshnik, in russo “nocciòlo”, ed è il missile balistico ipersonico con cui la Russia ha rilanciato la pressione militare sull’Ucraina e, indirettamente, sull’Europa. Il vettore è tornato al centro dell’attenzione dopo la nuova ondata di bombardamenti contro l’Ucraina: secondo il presidente Volodymyr Zelensky, sarebbe stato impiegato anche contro l’area di Bila Tserkva, nella regione di Kiev, durante un attacco condotto con droni e missili.

L’Oreshnik viene descritto da Mosca come una delle armi più avanzate del proprio arsenale. È un missile balistico a raggio intermedio, capace di viaggiare a velocità ipersonica e di trasportare testate convenzionali o nucleari. Proprio questa “doppia capacità” è uno degli elementi che preoccupa di più i Paesi occidentali: anche quando viene usato con cariche non nucleari, il suo impiego ha un forte valore politico e strategico.

Velocità, gittata e testate multiple

Secondo le stime circolate tra analisti militari e fonti occidentali, l’Oreshnik avrebbe una gittata compresa tra i 5.000 e i 5.500 chilometri. Un raggio d’azione sufficiente, in teoria, a colpire gran parte del continente europeo se lanciato dal territorio russo o da aree alleate come la Bielorussia.

La Russia sostiene che il missile possa superare Mach 10, cioè oltre dieci volte la velocità del suono. Una simile velocità riduce drasticamente i tempi di reazione dei sistemi di difesa e rende più complessa l’intercettazione. Va però precisato che molte delle prestazioni attribuite al vettore arrivano da dichiarazioni russe o da valutazioni indirette: non tutti i dati tecnici sono verificabili in modo indipendente.

Un altro elemento rilevante è la possibile presenza di testate multiple, capaci di separarsi nella fase finale del volo e dirigersi verso bersagli diversi. Reuters ha evidenziato come questa caratteristica, più tipica dei missili strategici a più lunga gittata, renda l’Oreshnik particolarmente difficile da contrastare per le difese ucraine.

Le origini: il legame con il missile RS-26 Rubezh

Secondo il Pentagono, l’Oreshnik sarebbe basato sul modello russo RS-26 Rubezh, originariamente sviluppato come missile balistico intercontinentale. La versione attuale sarebbe stata adattata alla categoria degli IRBM, i missili balistici a raggio intermedio.

Questa categoria ha un forte peso nella storia della sicurezza europea. Armi di questo tipo erano state vietate dal trattato INF, firmato nel 1987 da Stati Uniti e Unione Sovietica per eliminare i missili terrestri a raggio intermedio. Dopo l’uscita di Washington e Mosca dall’accordo nel 2019, lo sviluppo di nuovi sistemi missilistici ha riaperto una delle questioni più sensibili della deterrenza nel continente.

Perché l’Oreshnik preoccupa la Nato

Il primo utilizzo operativo dichiarato dell’Oreshnik risale al 21 novembre 2024, quando la Russia annunciò di averlo impiegato contro un obiettivo nella città ucraina di Dnipro. Da allora il missile è diventato anche uno strumento di pressione psicologica e diplomatica: Mosca lo presenta come una risposta all’appoggio militare occidentale a Kiev e come un segnale rivolto alla Nato.

Il possibile schieramento in Bielorussia aumenta ulteriormente la tensione. Da lì, secondo gli analisti, i tempi di volo verso obiettivi europei sarebbero più brevi. Per questo l’Oreshnik non viene letto soltanto come un’arma da campo di battaglia, ma come un vettore di deterrenza e intimidazione strategica.

Resta però un punto decisivo: gli esperti occidentali sottolineano che il missile, per quanto avanzato, non è necessariamente in grado di cambiare da solo le sorti della guerra in Ucraina. Il suo peso principale è nella combinazione tra velocità, raggio d’azione, capacità di trasporto e messaggio politico. Ed è proprio questa combinazione a renderlo uno dei simboli più inquietanti della nuova fase del confronto tra Russia e Occidente.

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