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Guerra in Iran, rincari sui voli e trasporto merci: il punto

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Sciopero degli aerei

Sciopero degli aerei | Pixabay @mbbirdy - alanews

Giacomo Camelia di Giacomo Camelia

Nato a Carate Brianza nel 2000, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano. Lavoro come redattore web dal 2024. Adoro il cinema e la musica anche se la mia passione più grande riguarda lo sport, il calcio in particolare

Il conflitto in Iran sta già producendo conseguenze significative sull’economia globale e potrebbe avere ripercussioni sempre più evidenti su diversi settori produttivi. Tra le prime conseguenze si registra la crescita del prezzo del petrolio, un fattore che spesso genera effetti a catena sull’intero sistema economico. Quando il costo del greggio aumenta, infatti, non crescono soltanto le spese energetiche, ma anche quelle legate ai trasporti, al carburante e alla produzione di beni e servizi.

Uno dei comparti più sensibili a questo fenomeno è quello del trasporto aereo. Le compagnie che operano voli commerciali devono fare i conti con il costo del carburante, che rappresenta una voce fondamentale nei bilanci delle aziende. Secondo quanto evidenziato dal New York Times, esiste un precedente recente che dimostra quanto il prezzo del petrolio possa incidere sui biglietti aerei: dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, l’aumento del valore del barile portò a un incremento medio del 28% nelle tariffe dei voli.

Anche oggi i primi segnali di possibili rincari stanno emergendo. Alcune compagnie hanno già comunicato modifiche ai propri listini, mentre altre stanno valutando come affrontare l’aumento dei costi operativi. Il timore è che, se la situazione energetica dovesse restare tesa, i prezzi dei voli possano crescere ulteriormente nei prossimi mesi.

I primi aumenti e l’impatto del carburante sui voli

Le prime decisioni concrete sono arrivate da alcune compagnie dell’area del Pacifico. L’australiana Qantas Airways e la neozelandese Air New Zealand hanno già annunciato un incremento del prezzo dei biglietti per compensare l’aumento del carburante. Non si tratta di una scelta isolata, ma di una strategia che potrebbe presto essere adottata da molte altre aziende del settore.

Il carburante rappresenta infatti circa il 25% dei costi operativi complessivi di un volo. Quando il prezzo del petrolio cresce in modo rapido e consistente, le compagnie aeree si trovano davanti a una scelta difficile: assorbire i costi riducendo i margini di profitto oppure trasferire parte delle spese sui passeggeri.

Se il valore del greggio dovesse rimanere su livelli elevati per un periodo prolungato, è probabile che molte società siano costrette ad aggiornare le proprie tariffe. Il trasporto aereo è infatti un settore estremamente competitivo ma anche molto sensibile alle oscillazioni dei prezzi energetici.

Non tutte le compagnie si trovano però nella stessa situazione. Alcuni gruppi hanno stipulato contratti di copertura del carburante, che consentono di acquistare petrolio a prezzi fissati in anticipo. Questo permette loro di affrontare con maggiore stabilità eventuali improvvisi rincari del mercato energetico.

Rotte modificate e spazio aereo limitato

Oltre all’aumento del prezzo del petrolio, le compagnie devono confrontarsi anche con un altro problema: la chiusura dello spazio aereo in alcune aree del Golfo Persico. Questa situazione rende più complessa la pianificazione delle rotte e costringe molti vettori a rivedere i propri itinerari.

La stessa Qantas sta valutando possibili modifiche alle tratte verso l’Europa. I voli che collegano l’Australia al continente europeo stanno registrando un riempimento medio del 90%, molto superiore al 75% normalmente registrato nello stesso periodo. Questa forte domanda potrebbe spingere la compagnia a riorganizzare i collegamenti per sfruttare al meglio la capacità disponibile.

Anche altre compagnie stanno reagendo alla situazione. Cathay Pacific Airways, ad esempio, ha annunciato l’intenzione di aumentare il numero di voli verso città europee come Londra e Zurigo durante il mese di marzo. Nel frattempo Hong Kong Airlines ha comunicato che aumenterà i supplementi legati al carburante fino al 35,2%, con rincari particolarmente evidenti sui collegamenti tra Hong Kong e destinazioni come Maldive, Bangladesh e Nepal.

In Asia alcune aziende stanno cercando soluzioni alternative per limitare gli effetti economici della crisi. Vietnam Airlines, per esempio, ha chiesto alle autorità del proprio Paese di eliminare la tassa ambientale sul carburante per aerei, nella speranza di ridurre l’impatto dei costi sulle tariffe finali.

Effetti su merci, rotte globali e strategie dei viaggiatori

La situazione non riguarda soltanto i passeggeri ma anche il trasporto merci. Alcune compagnie del Golfo Persico, come Qatar Airways ed Emirates, sono tra i principali vettori cargo al mondo per volume di spedizioni. Se gli hub di Doha e Dubai dovessero rimanere parzialmente isolati o difficili da raggiungere per un periodo prolungato, molte aziende di logistica sarebbero costrette a cercare rotte alternative.

Questo scenario potrebbe determinare un aumento dei costi anche per il trasporto delle merci, con possibili ripercussioni sui prezzi di diversi prodotti. Il settore logistico internazionale dipende infatti in larga misura da questi grandi nodi di collegamento tra Europa, Asia e Oceania.

Secondo diversi analisti, compagnie come Emirates, Qatar Airways ed Etihad gestiscono una parte significativa del traffico tra Europa e Asia e oltre la metà dei passeggeri che viaggiano tra l’Europa e destinazioni come Australia, Nuova Zelanda e le isole del Pacifico. Anche alcuni grandi gruppi europei sono esposti alla situazione: circa il 32% delle rotte a lungo raggio di Lufthansa coinvolge Asia e Medio Oriente, mentre l’esposizione del gruppo IAG è più limitata e si attesta intorno al 17%.

Diverse reazioni sul costo del carburante

Non tutti i vettori stanno reagendo allo stesso modo. IAG, che controlla compagnie come British Airways e Iberia, ha dichiarato di non avere al momento intenzione di aumentare i prezzi, grazie alla copertura anticipata di una parte consistente del proprio fabbisogno di carburante. Al contrario la compagnia scandinava SAS ha già avvertito che potrebbe essere costretta ad alzare le tariffe se i costi energetici dovessero continuare a crescere.

Molto dipenderà dalla durata della crisi. Secondo Scott Keyes, fondatore di un servizio online dedicato alla ricerca dei voli più economici, il fattore determinante sarà proprio il tempo. Se tensioni e restrizioni dovessero prolungarsi, i prezzi dei voli potrebbero continuare a salire. Un elemento cruciale è rappresentato anche dallo Stretto di Hormuz, passaggio strategico per circa il 20% delle forniture mondiali di petrolio.

Nel frattempo, per i viaggiatori il consiglio è di prestare particolare attenzione alle condizioni di prenotazione. Scegliere biglietti con cancellazione gratuita può offrire una maggiore flessibilità: se i prezzi dovessero diminuire nelle prossime settimane, sarà possibile annullare la prenotazione e acquistare nuovamente il volo a una tariffa più conveniente. Keyes suggerisce comunque di prenotare con anticipo, continuando però a monitorare l’andamento dei prezzi anche dopo l’acquisto.

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