Gli scontri avvenuti al cantiere della Torino-Lione in Val di Susa hanno riportato al centro del dibattito nazionale il movimento No Tav e, in particolare, il ruolo dei gruppi più radicali presenti nelle manifestazioni. Lanci di pietre, bombe carta, fuochi d’artificio e molotov, mezzi delle forze dell’ordine incendiati e decine di agenti feriti: il bilancio di quanto accaduto a Chiomonte ha riacceso l’attenzione su una protesta che accompagna il progetto dell’Alta velocità ferroviaria tra Italia e Francia fin dagli anni Novanta.
Secondo le ricostruzioni emerse dopo gli scontri, tra i protagonisti degli assalti ci sarebbero stati numerosi esponenti del cosiddetto “blocco nero”, un’area radicale del movimento composta anche da militanti arrivati dall’estero. Ma chi sono questi gruppi, come si sono evoluti negli anni e perché la Tav continua a rappresentare uno dei temi più divisivi della politica italiana?
Chi sono gli esponenti del “blocco nero”?
Durante gli scontri di Chiomonte, secondo quanto ricostruito dalle autorità, un ruolo centrale sarebbe stato svolto da circa 700 persone riconducibili al cosiddetto “blocco nero”. Si tratta di gruppi caratterizzati da una forte componente internazionale: tra i partecipanti identificati o segnalati nelle ricostruzioni figurerebbero soprattutto cittadini francesi, ma anche militanti provenienti da altri Paesi europei e un numero più ridotto di italiani.
Gli attivisti si sarebbero presentati con abiti completamente neri, caschi, maschere antigas e dispositivi per proteggersi dai lacrimogeni. Il volto coperto rappresenta una delle caratteristiche tipiche del “black bloc”, una modalità di protesta nata negli ambienti antagonisti europei e utilizzata per rendere più difficile l’identificazione dei partecipanti.
Secondo le ricostruzioni della giornata, alcuni gruppi avrebbero sfruttato i sentieri e la vegetazione della zona per modificare il proprio abbigliamento e sottrarsi alle riprese delle telecamere e dei droni impiegati dalle forze dell’ordine.
Una strategia organizzata per eludere i controlli
Gli investigatori dovranno ora analizzare immagini e filmati per cercare di identificare le persone coinvolte negli episodi di violenza. Un lavoro complesso, anche perché durante la manifestazione sarebbero stati utilizzati diversi accorgimenti per rendere più difficile il riconoscimento.
Secondo le ricostruzioni, i gruppi si sarebbero coordinati attraverso segnali convenzionali, gesti e simboli applicati sugli indumenti, evitando di utilizzare nomi o riferimenti facilmente intercettabili. La presenza di droni e sistemi di videosorveglianza non avrebbe impedito agli attivisti di mantenere una certa capacità organizzativa, sfruttando la conformazione del territorio della Val di Susa.
L’assalto al cantiere tra molotov, pietre e fuochi d’artificio
La fase più violenta della protesta sarebbe iniziata nel pomeriggio, quando alcuni gruppi hanno raggiunto il fronte del corteo dirigendosi verso le aree del cantiere. Secondo quanto ricostruito, sono stati utilizzati strumenti per danneggiare le recinzioni e aprire dei varchi, mentre contro lo schieramento formato da polizia, carabinieri e Guardia di Finanza sono stati lanciati pietre, bombe carta, fuochi d’artificio e bottiglie incendiarie.
Durante gli scontri sono stati danneggiati e incendiati mezzi delle forze dell’ordine. Il bilancio iniziale ha indicato numerosi agenti feriti, mentre gli accertamenti sulle responsabilità individuali sono ancora in corso.
Tra gli elementi che hanno attirato maggiormente l’attenzione degli investigatori c’è anche l’utilizzo di molotov artigianali, considerate un elemento particolarmente grave rispetto alle forme di protesta viste negli anni precedenti in Val di Susa.
Che cos’è la Tav Torino-Lione e perché è così contestata
La Tav Torino-Lione è il progetto ferroviario destinato a collegare il nodo italiano di Torino con quello francese di Lione attraverso una nuova linea ad alta capacità per il trasporto di merci e passeggeri.
I primi studi sul collegamento risalgono agli anni Novanta, mentre il trattato internazionale per la realizzazione dell’opera fu firmato il 29 gennaio 2001 dall’allora presidente del Consiglio italiano Giuliano Amato e dal presidente francese Jacques Chirac. Il progetto ha attraversato diverse fasi di revisione, rallentamenti e contestazioni, diventando nel tempo uno dei simboli del confronto italiano sulle grandi opere pubbliche.
Dalla protesta di Venaus al nuovo progetto del tunnel del Moncenisio
Uno dei momenti più importanti nella storia della contestazione No Tav risale al 2005, quando una grande mobilitazione portò all’occupazione del cantiere di Venaus, in provincia di Torino, causando una prima sospensione dei lavori.
Il progetto è poi ripartito nel 2011 con una nuova impostazione, basata sulla realizzazione della tratta transfrontaliera tra Saint-Jean-de-Maurienne, in Francia, e Susa, in Italia. La parte principale dell’opera è rappresentata dal tunnel di base del Moncenisio, una galleria ferroviaria lunga circa 57,5 chilometri che attraverserà le Alpi.
Costi e tempi della Tav: quanto vale oggi il progetto
Il costo della sezione transfrontaliera della Torino-Lione è stato aggiornato rispetto alle prime stime. Il progetto definitivo approvato nel 2015 indicava un valore di circa 8,6 miliardi di euro, mentre le valutazioni più recenti hanno portato l’importo complessivo a circa 14,7 miliardi, anche a causa dell’aumento dei costi delle materie prime, dell’inflazione e degli aggiornamenti progettuali.
Il finanziamento dell’opera è condiviso tra Unione europea, Italia e Francia, con un contributo europeo che nel tempo è stato incrementato. La società TELT, partecipata da Italia e Francia e incaricata della realizzazione della sezione transfrontaliera, ha affidato i principali lavori di costruzione ai raggruppamenti di imprese coinvolti nel progetto. La messa in esercizio della tratta transfrontaliera è attualmente prevista per il 2033, dopo i rallentamenti accumulati anche a causa della pandemia e delle difficoltà legate all’aumento dei costi.
La Tav al centro dello scontro politico italiano
La Torino-Lione è stata per anni anche un tema di forte divisione politica. Nel 2018, durante il governo formato da Movimento 5 Stelle e Lega, il futuro dell’opera è diventato uno dei principali terreni di confronto tra le due forze di maggioranza. Il Movimento 5 Stelle aveva espresso dubbi sull’utilità della Tav, mentre la Lega guidata da Matteo Salvini sosteneva la prosecuzione dei lavori.
Anche le amministrazioni locali si erano divise: il Comune di Torino guidato dall’allora sindaca Chiara Appendino aveva sostenuto la richiesta di sospensione dell’opera, mentre l’ex presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino si era schierato a favore della realizzazione. Nel 2019 l’allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte aveva annunciato il sostegno alla prosecuzione del progetto, anche alla luce della disponibilità europea ad aumentare il finanziamento.
Chi sono i No Tav e quali sono le loro ragioni
Il movimento No Tav nasce negli anni Novanta parallelamente allo sviluppo del progetto ferroviario. La prima grande manifestazione viene generalmente individuata nel corteo del 2 marzo 1995 a Sant’Ambrogio di Torino.
Le ragioni della protesta riguardano soprattutto l’impatto ambientale dell’opera, i possibili effetti sul territorio della Val di Susa e le valutazioni economiche sull’utilità dell’investimento. Nel corso degli anni il movimento ha coinvolto realtà molto diverse: dai residenti della valle preoccupati per le conseguenze locali del progetto fino a gruppi antagonisti e militanti dei centri sociali.
Dagli scontri del 2011 al processo per gli episodi più gravi
La storia della protesta è stata segnata anche da numerosi episodi di tensione con le forze dell’ordine. Tra quelli più rilevanti figura l’assalto al cantiere di Chiomonte del 2015, durante il quale un agente riportò una grave lesione all’udito. Il procedimento giudiziario successivo si è concluso con alcune condanne nei confronti dei militanti coinvolti.
Un altro importante filone giudiziario riguarda gli scontri del 2011 sempre nell’area di Chiomonte, che hanno portato a un lungo iter processuale conclusosi con diverse condanne, successivamente ridimensionate in seguito alle decisioni della Cassazione e ai successivi sviluppi giudiziari.
Un movimento composto da anime diverse
Definire il movimento No Tav significa confrontarsi con una realtà molto eterogenea. Non esiste infatti un’unica struttura organizzativa, ma un insieme di gruppi e sensibilità differenti. Da una parte ci sono i cittadini della Val di Susa che da anni contestano l’opera per motivazioni territoriali e ambientali. Dall’altra ci sono componenti più radicali legate al mondo antagonista, tra cui militanti dei centri sociali e gruppi anarchici.
Proprio la presenza di queste diverse anime ha alimentato nel tempo interpretazioni opposte: per alcuni il movimento rappresenta una forma di partecipazione civica e difesa del territorio, mentre per altri è diventato il simbolo delle difficoltà italiane nel portare avanti grandi opere strategiche.
