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Cristiano Ronaldo non dovrà restituire 9,7 milioni alla Juventus: il motivo

Il tribunale di Torino respinge la richiesta della Juventus: riconosciuta la validità dell’accordo privato sugli stipendi sospesi durante l’emergenza Covid-19

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Cristiano Ronaldo

Анна Нэсси, CC BY-SA 3.0 GFDL, via Wikimedia Commons

Giacomo Camelia di Giacomo Camelia

Nato a Carate Brianza nel 2000, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano. Lavoro come redattore web dal 2024. Adoro il cinema e la musica anche se la mia passione più grande riguarda lo sport, il calcio in particolare

Torino, 19 gennaio 2026 – Si chiude con una vittoria di Cristiano Ronaldo l’annosa vicenda giudiziaria che lo vedeva contrapposto alla Juventus sul tema degli stipendi maturati negli anni della pandemia. Il giudice del lavoro di Torino, Gian Luca Robaldo, ha respinto il ricorso presentato dal club bianconero contro il lodo arbitrale che, nell’aprile 2024, aveva riconosciuto al campione portoghese 9,8 milioni di euro. Una sentenza che mette un punto fermo su un contenzioso iniziato nel 2021, al momento dell’addio di CR7 a Torino e del suo ritorno al Manchester United, e che affonda le radici nel periodo più complesso della gestione recente della Juventus, segnato dall’emergenza Covid e dall’inchiesta Prisma.

Il caso Cristiano Ronaldo: la sentenza e le sue conseguenze

Il Tribunale di Torino ha stabilito che la Juventus non ha diritto a riavere la somma già versata a Cristiano Ronaldo, pari a circa 9,8 milioni di euro, che diventano quasi 11 considerando gli interessi. Il giudice Robaldo ha rigettato integralmente il ricorso del club, confermando di fatto la decisione del Collegio arbitrale che, “a maggioranza”, aveva riconosciuto al giocatore metà dei 19,5 milioni originariamente rivendicati.

Oltre alla conferma del pagamento, la sentenza prevede che le spese legali siano a carico della Juventus. Dal punto di vista contabile, però, non ci saranno effetti sui bilanci del club: la cifra era già stata liquidata e accantonata nell’esercizio 2023-24. Ronaldo, assistito dall’avvocato John Shehata e da un team di esperti composto dai professori Emanuele Lucchini Guastalla, Fabio Iudica e Paola Tardati, incassa così un successo giuridico che rafforza la sua posizione in una disputa durata anni. La società bianconera, dal canto suo, ha fatto sapere di riservarsi la possibilità di valutare un’eventuale impugnazione, una volta analizzate nel dettaglio le motivazioni della sentenza.

La “carta Ronaldo” e l’ombra dell’inchiesta Prisma

La vicenda nasce nei mesi più duri della pandemia, quando la Juventus raggiunse con i propri calciatori un accordo per una presunta rinuncia temporanea a parte degli stipendi, allo scopo di far fronte all’emergenza economica. Con Cristiano Ronaldo, però, nel 2021 venne redatto un documento specifico, passato alla storia come la “carta Ronaldo”, che prevedeva il pagamento posticipato di 19,5 milioni di euro, corrispondenti al debito residuo dell’ingaggio lordo.

Quel documento, mai firmato dal giocatore e mai iscritto a bilancio, emerse solo nel marzo 2022 durante una perquisizione nello studio dell’avvocato Federico Restano. Dalle intercettazioni dell’inchiesta Prisma trapelarono frasi che alimentarono il sospetto di una gestione opaca, come quella attribuita al capo dell’ufficio legale bianconero Cesare Gabasio: «teoricamente non deve esistere». L’inchiesta coinvolse i vertici del club e portò alle dimissioni del presidente Andrea Agnelli e dell’intero Consiglio di amministrazione. Dopo la citazione in giudizio del settembre 2023 e l’arbitrato concluso nell’aprile 2024, la decisione del Tribunale di Torino rappresenta oggi l’ultimo, pesante capitolo di una storia che ha segnato profondamente la Juventus fuori dal campo.

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