Pep Guardiola ha rifiutato la panchina della Nazionale italiana, salutando l’offerta con «Grazie, sono onorato, ma in questo momento non me la sento». Il no è arrivato nella notte e apre un’altra fase per la Nazionale di calcio dell’Italia. La Federazione guarda adesso a Andrea Pirlo come opzione concreta per la guida tecnica.
Il tecnico catalano ha valutato la proposta dopo giorni di riflessione, contattato da Paolo Maldini e Leonardo per guidare la Nazionale nell’ambito di un progetto di «otto o dieci anni», come lo stesso Maldini ha ammesso alla stampa. La scelta matura nel solco di un percorso già tracciato: Guardiola ha deciso di lasciare il Manchester City dopo dieci anni e non intende legarsi a incarichi che non possa vivere pienamente, compreso un ruolo da commissario tecnico.
Le ragioni del no di Guardiola alla Nazionale italiana
In primo piano c’è il fattore personale: la necessità di prendersi tempo per sé e per la famiglia, a casa, dopo anni in giro per l’Europa e per il mondo. Ma pesa anche il metodo di lavoro. Guardiola si definisce «un malato di calcio», abituato a curare ogni dettaglio e a delegare ai collaboratori solo entro un perimetro preciso. L’idea di svolgere il ruolo di ct affidandosi a una rete “da remoto” lo convinceva fino a un certo punto. «Se lo faccio, lo faccio al 100%», avrebbe detto in sede di trattativa. Un incarico così prestigioso, per lui inedito, non rientra ora nella sua disponibilità quotidiana, pur restando aperta la possibilità di tornare in campo con continuità nei prossimi mesi.
Il rapporto con l’Italia e con Maldini
Nel rifiuto c’è anche una questione di rispetto: verso l’Italia, un Paese che lui ama sinceramente e al quale riconosce molto, e verso Paolo Maldini, l’uomo a cui dedicò la vittoria della sua prima Champions League da allenatore. Proprio Maldini, oggi direttore tecnico della Nazionale, ha messo sul tavolo un orizzonte di «otto o dieci anni». Tuttavia, Guardiola ha preferito fermarsi adesso che accettare con riserve. Con Maldini non avrebbe nemmeno affrontato la parte economica dell’offerta.
Il piano B della federazione: Pirlo e le scadenze
Con il no di Guardiola scatta il piano B. L’ipotesi più avanzata porta a Andrea Pirlo: Maldini e Leonardo lo considerano l’innovatore giusto per tagliare i ponti con il passato e costruire una nuova idea di calcio, prima ancora che di Nazionale. Il calendario è stretto: tra otto settimane c’è la Nations League, all’orizzonte l’Europeo 2028 e, come prove generali, il percorso verso il Mondiale 2030. La scelta del commissario tecnico e la definizione del gruppo di lavoro diventano passaggi non rinviabili. Il progetto a lungo termine, questa volta, non può ammettere improvvisi cambi di rotta.
