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Trump si definisce “presidente ad interim” del Venezuela in un post su Truth Social

L’annuncio di Trump segue la cattura di Maduro da parte delle forze USA e segna una svolta nella crisi venezuelana, tra tensioni internazionali e nuove strategie sul petrolio

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Trump si autoproclama presidente del Venezuela

Truth Social

Giacomo Camelia di Giacomo Camelia

Nato a Carate Brianza nel 2000, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano. Lavoro come redattore web dal 2024. Adoro il cinema e la musica anche se la mia passione più grande riguarda lo sport, il calcio in particolare

Caracas, 12 gennaio 2026 – La scena politica venezuelana è stata scossa da un evento di portata storica che coinvolge direttamente il presidente statunitense Donald Trump, attualmente al suo secondo mandato come 47º presidente degli Stati Uniti, in carica dal 20 gennaio 2025. Trump ha pubblicato sul suo social Truth un post con cui si è autoproclamato “presidente ad interim del Venezuela” a partire da gennaio 2026, subito dopo l’operazione militare statunitense che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro, leader venezuelano in carica dal 2013. L’azione è stata orchestrata da una cerchia ristretta di consiglieri di Trump, con un ruolo centrale svolto dal segretario di Stato Marco Rubio, noto per le sue origini cubane e il suo approccio duro verso i regimi autoritari latinoamericani.

Donald Trump, il presidente degli Stati Uniti
Donald Trump, il presidente degli Stati Uniti | EPA/WILL OLIVER / POOL – Alanews.it

L’Operazione Absolute Resolve e il ruolo di Trump

Il blitz notturno del 3 gennaio ha segnato un punto di svolta nella crisi venezuelana. Le forze speciali statunitensi, supportate da informazioni raccolte dall’intelligence, hanno catturato Maduro e sua moglie, trasferendoli negli Stati Uniti. Secondo fonti interne all’amministrazione americana, la decisione è stata il frutto di mesi di pianificazione, con incontri regolari tra Rubio, il capo del Pentagono Pete Hegseth, il vice capo dello staff della Casa Bianca Stephen Miller, il direttore della CIA John Ratcliffe e il capo dello Stato Maggiore Riunito Dan Caine. L’operazione ha visto anche simulazioni su una replica della residenza presidenziale venezuelana a Caracas, per affinare la strategia di cattura.

Il post di Trump sul social Truth non si limita a una semplice dichiarazione, ma include una foto modificata in cui, tra i suoi incarichi, appare anche quello di “presidente facente funzioni del Venezuela”, in un evidente tentativo di legittimazione simbolica del nuovo ruolo. Il tycoon ha da tempo focalizzato la sua agenda sulla lotta contro il narcotraffico e sull’accesso alle risorse petrolifere venezuelane, considerandolo un nodo cruciale delle priorità statunitensi.

Maduro, il tramonto di un’era

Dopo oltre tredici anni di governo, segnati da crisi economiche, iperinflazione, accuse internazionali di violazioni dei diritti umani e sanzioni statunitensi sempre più severe, la presidenza di Nicolás Maduro si è conclusa bruscamente. Maduro, ex autista di autobus e sindacalista diventato delfino di Hugo Chávez, ha mantenuto il potere grazie al sostegno della componente militare e del Partito Socialista Unito del Venezuela, ma non è riuscito a evitare l’isolamento internazionale e le crescenti tensioni interne.

Il Tribunale supremo di giustizia venezuelano ha nominato Delcy Rodríguez vicepresidente ad interim, mentre Maduro ha rifiutato numerose offerte di asilo e una via d’uscita negoziata, come rivelato da Marco Rubio, che ha definito il suo comportamento “selvaggio”, giustificando così l’azione militare. Nel frattempo, il Vaticano, tramite il cardinale Pietro Parolin, aveva tentato fino all’ultimo di mediare una soluzione pacifica, offrendo a Maduro un’espatrio in Russia, ma senza successo. La Santa Sede ha ribadito la necessità di evitare spargimenti di sangue e di privilegiare il dialogo, ma la situazione è precipitata rapidamente.

Le implicazioni geopolitiche e la nuova fase del Venezuela

L’ingresso diretto di Trump nella crisi venezuelana, con la sua autoproclamazione a presidente ad interim, rappresenta una mossa senza precedenti nella diplomazia americana e internazionale. L’attenzione degli Stati Uniti alle ricchezze naturali del Venezuela, in particolare petrolio e risorse minerarie, si intreccia con la lotta al narcotraffico e al terrorismo, temi che Trump ha posto al centro della sua agenda di politica estera.

L’amministrazione Trump ha inoltre annunciato l’intenzione di rivedere i rapporti con le Big Oil, dichiarando che sarà l’amministrazione statunitense a decidere chi potrà operare nei giacimenti venezuelani, un segnale chiaro di controllo diretto sulle risorse strategiche del Paese sudamericano.

Questa nuova fase politica apre scenari complessi, con una forte attenzione internazionale sull’evoluzione della situazione interna venezuelana e sulle ripercussioni nelle relazioni tra Stati Uniti, Russia, Vaticano e altri attori globali. Nel frattempo, l’America Latina osserva con apprensione gli sviluppi di una crisi che potrebbe ridefinire gli equilibri geopolitici dell’intera regione.

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