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I dati di Migrantes: “1300 migranti morti nel Mediterraneo nel 2025, Italia indietro nell’accoglienza”

Il rapporto di Migrantes evidenzia l’aumento delle vittime sulle rotte migratorie e denuncia le criticità del sistema di accoglienza italiano

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I dati di Migrantes

I dati di Migrantes | Pixabay @Naeblys - alanews

Federico Liberi di Federico Liberi

Laureato in Psicologia e Processi Sociali, sono sempre stato affascinato dalla scrittura. Dal 2023 lavoro nel mondo del copywriting dove mi occupo, oltre che di viaggi, salute, attualità e molto altro, di due delle mie passioni più grandi: il calcio e il tennis.

Il Rapporto Migrantes sul diritto d’asilo diffuso oggi a Roma denuncia un bilancio drammatico per l’anno in corso: sono circa 1.300 i migranti morti o dispersi nel Mediterraneo nel 2025, con il Mediterraneo centrale che continua a rappresentare la rotta più letale. Nel frattempo, l’Italia resta indietro nell’accoglienza dei rifugiati, posizionandosi dietro a molti Paesi europei per numero e densità di persone protette.

Migrantes: crisi umanitaria nel Mediterraneo e rischi per i migranti

Secondo i dati aggiornati al settembre 2025, il Mediterraneo centrale ha visto la perdita di 885 vite umane tra migranti e rifugiati che tentavano la traversata verso l’Europa. Il rischio di morire o disperdersi su questa rotta è di 1 su 58 arrivi sulle coste italiane o maltesi. Ancora più preoccupante è la rotta atlantica verso le Canarie, dove il rapporto segnala un rischio in crescita: 1 migrante ogni 33 sbarcati rischia la vita.

Il fenomeno delle deportazioni da parte dei cosiddetti “guardiacoste” libici continua ad aggravare la situazione. Solo nei primi nove mesi del 2025, sono stati quasi 20.000 i migranti intercettati e riportati in Libia, quasi eguagliando il totale dell’intero 2024. Questi rimpatri forzati avvengono in un contesto di gravi violazioni dei diritti umani, caratterizzato da miseria, vessazioni e violenze, come sottolinea l’ente pastorale della Conferenza Episcopale Italiana (Cei).

Italia fanalino di coda nell’accoglienza dei rifugiati

All’inizio del 2025 in Italia vivevano circa 484 mila cittadini non comunitari con permesso di soggiorno per motivi di protezione e asilo, segnando un aumento del 17% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, questa cifra rappresenta solo lo 0,8% della popolazione residente, una percentuale inferiore rispetto ad altri Paesi europei.

Nel confronto con le principali nazioni europee, l’Italia si colloca dietro a Germania, Polonia, Francia, Regno Unito e Spagna per numero assoluto di rifugiati. Inoltre, anche Paesi come Svezia, Grecia e Bulgaria superano l’Italia per densità di rifugiati in rapporto alla popolazione totale. Nei primi otto mesi del 2025, circa 85.000 persone hanno richiesto protezione in Italia, un dato in calo del 20% rispetto allo stesso periodo del 2024.

Il Rapporto Migrantes evidenzia infine come le politiche migratorie italiane ed europee continuino a essere segnate dall’esternalizzazione del controllo migratorio, con il cosiddetto “modello Albania” che rappresenta un laboratorio di estensione extraterritoriale del potere sovrano sui corpi migranti, caratterizzato da opacità e inefficacia in tema di rimpatri.

In questo contesto, si rafforza l’appello delle organizzazioni umanitarie e della società civile per un cambio di rotta nelle politiche di accoglienza e gestione dei flussi migratori, a tutela della vita e dei diritti fondamentali delle persone in fuga da guerre, persecuzioni e povertà.

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