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Papa Leone XIV: “Ogni vita persa in mare è un fallimento per l’umanità”

Il Pontefice chiude il suo viaggio apostolico in Spagna abbracciando seicento migranti e condannando i mercanti di vite

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Papa Leone XIV

Papa Leone XIV | Instagram @pontifex - alanews

Redazione di Redazione

L’aereo con a bordo Papa Leone XIV è atterrato a Tenerife, l’attesissima ultima tappa del suo viaggio apostolico in Spagna. Una visita pastorale densa di significati geopolitici e spirituali, interamente dedicata al dramma dei flussi migratori che colpiscono l’arcipelago delle Canarie. Il Pontefice ha iniziato la sua intensa giornata visitando il Centro di accoglienza Las Raíces, dove ha incontrato oltre seicento migranti e i volontari delle associazioni umanitarie. Successivamente si è trasferito nella gremita Plaza del Cristo de La Laguna, a San Cristóbal, per un profondo momento di condivisione con le realtà di integrazione, prima di celebrare la Santa Messa finale al Porto di Santa Cruz. Da questo avamposto nel cuore dell’Atlantico, il Santo Padre ha lanciato un messaggio di accoglienza universale, alternando parole di profonda tenerezza per i sopravvissuti a un attacco durissimo e senza precedenti contro i trafficanti di esseri umani.

L’abbraccio a Las Raíces: “Tutti siamo migranti in cammino”

Davanti alla platea dei seicento ospiti del Centro Las Raíces, Papa Leone ha esordito ricordando la natura itinerante dell’umanità. «Cari fratelli e sorelle, tutti, in qualche modo, siamo migranti, tutti siamo pellegrini in cammino verso la patria celeste», ha affermato il Pontefice, esortando istituzioni e cittadini a fare di questo viaggio globale un evento più umano, offrendo ciascuno ciò che è in suo potere. Il Santo Padre ha sottolineato l’importanza di gestire la transizione migratoria con lungimiranza, pensando al benessere delle generazioni future a cui tramandare una vera «civiltà dell’amore».

Spostandosi a San Cristóbal, il Papa si è detto profondamente colpito dalla descrizione di Tenerife come una “città senza mura”. Da qui ha tratto uno spunto di riflessione sociale e spirituale: «Le barriere più difficili da abbattere non sono sempre di pietra. A volte si trovano nello sguardo, nella paura o nell’indifferenza. Il mare che circonda queste isole ci porta storie di dolore, di speranza e di ricerca. In una città aperta, anche il cuore è chiamato ad aprirsi. Per questo dobbiamo imparare il linguaggio della vicinanza, quello che si capisce più con le mani che con le parole».

L’anatema di Papa Leone contro i mercanti di uomini

Il momento più alto e drammatico del discorso in Plaza del Cristo de La Laguna è coinciso con il durissimo affondo di Papa Leone contro le reti criminali che speculano sulla disperazione dei profughi. Il Pontefice, alzando il tono della voce, ha lanciato un vero e proprio anatema: «Da questa piazza voglio rivolgere una parola chiara a coloro che organizzano percorsi di morte, trafficano in esseri umani, trattengono i documenti, sfruttano i lavoratori, minacciano le donne, ingannano le famiglie. Fermatevi! Convertitevi!».

Il Vicario di Cristo ha ammonito i criminali spiegando che il denaro strappato alla vulnerabilità dei poveri non potrà mai garantire pace, onore o futuro. «Per ogni vita perduta, ogni famiglia ingannata, ogni corpo sottomesso, dovrete comparire davanti alla giustizia divina», ha tuonato, intimando ai trafficanti di spezzare immediatamente le catene del loro dominio. Il Papa ha poi definito i naufragi e i soccorsi mancati come i veri «cimiteri del mare», definendo ogni singola vita spezzata lungo le rotte oceaniche come un fallimento assoluto per l’intera famiglia umana.

Il modello di integrazione: un cammino reciproco di responsabilità

Nell’ultima parte del suo discorso, Papa Leone ha tracciato le linee guida per una corretta inclusione, spiegando che integrare non significa cancellare la storia di chi arriva, né tantomeno creare mondi paralleli e isolati dove le persone convivono senza incontrarsi mai. Al contrario, si tratta di un cammino bidirezionale e reciproco. Se chi accoglie deve allargare i confini della propria casa senza diluire la propria identità, ai migranti spetta una parte altrettanto nobile e necessaria. «A voi, cari fratelli migranti – ha scandito il Pontefice – spetta il compito di aprirvi con fiducia, imparare la lingua, rispettare le leggi, conoscere i costumi e offrire con gratitudine i vostri doni».

Infine, il Santo Padre ha rivolto un mandato specifico ai fedeli cattolici, chiedendo che l’accoglienza nelle parrocchie non si riduca a un mero assistenzialismo sociale. Chi arriva ha bisogno di pane, tetto e protezione, ma deve anche trovare una comunità capace di testimoniare la fede in Gesù Cristo, rispettando sempre la libertà di coscienza. «L’ultima parola – ha concluso il Papa prima di imbarcarsi per il volo di rientro a Roma – non può averla la paura, né l’indifferenza. L’ultima parola spetta a Cristo, che si identifica nello straniero».

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