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GHI: “Oltre 295 milioni soffrono di fame acuta nel mondo”

Conflitti armati e crisi umanitarie aggravano l’emergenza alimentare globale: il nuovo rapporto GHI 2025 denuncia escalation di carestie e richiama all’azione internazionale

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GHI: “Oltre 295 milioni soffrono di fame acuta nel mondo”

GHI: “Oltre 295 milioni soffrono di fame acuta nel mondo”

Marco Andreoli di Marco Andreoli

Classe 1999, ho studiato Storia alla Statale di Milano. Dal 2021 scrivo per diverse testate, dal calcio dilettantistico per Sprint e Sport, alla cronaca nazionale per Il Giornale d'Italia, mantenendo anche un focus particolare sugli Esteri.

Roma, 14 ottobre 2025 – Oltre 295 milioni di persone nel mondo soffrono di fame acuta, con quasi la metà dei casi direttamente collegata a conflitti armati. È quanto emerge dalla 20esima edizione italiana dell’Indice Globale della Fame 2025 (Global Hunger Index – GHI), elaborato da Cesvi in collaborazione con Welthungerhilfe, Concern Worldwide e l’Institute for International Law of Peace and Armed Conflict (Ifhv).

Conflitti e fame: una crisi in crescita

Negli ultimi dodici mesi, le guerre e i conflitti armati hanno scatenato ben 20 crisi alimentari, colpendo circa 140 milioni di persone. Questo dato supera di gran lunga la popolazione italiana, evidenziando come la fame venga sempre più spesso utilizzata come arma di guerra. In diversi contesti, infatti, la fame non è stata una conseguenza accidentale dei conflitti, ma è stata inflitta deliberatamente attraverso assedî, blocchi degli aiuti e distruzione delle infrastrutture agricole.

Uno degli esempi più drammatici è la Striscia di Gaza, dove il Ministero della Salute locale ha documentato, negli ultimi due anni, 461 decessi correlati alla malnutrizione, di cui oltre 270 solo nel 2025, con 157 bambini tra le vittime. Attualmente, sono circa 320.000 bambini sotto i cinque anni a rischio di malnutrizione acuta e più di 20.000 persone sono state uccise o ferite nel tentativo di accedere al cibo e agli aiuti umanitari.

La situazione di Gaza e l’impegno di Cesvi

A Gaza, la produzione agricola è quasi azzerata e oltre il 98% dei terreni coltivabili è inaccessibile a causa del conflitto e del blocco. I prezzi dei beni di prima necessità sono aumentati del 3.400%, mentre la popolazione vive in condizioni catastrofiche, senza sicurezza alimentare e accesso adeguato a beni essenziali.

Cesvi, presente nei territori palestinesi dal 1994, ha intensificato gli interventi durante il conflitto, garantendo acqua potabile, igiene e sostegno nutrizionale a migliaia di sfollati. Attualmente, l’organizzazione distribuisce quotidianamente tra 50.000 e 55.000 litri di acqua potabile nei campi profughi della Striscia e ha raggiunto circa 105.000 persone con le attività di assistenza.

Il direttore generale di Cesvi, Stefano Piziali, ha sottolineato che “la ripresa sarà lunga e difficile” e ha evidenziato la necessità di un accesso umanitario tempestivo, efficace e senza ostacoli per evitare un aumento inaccettabile della mortalità legata alla carestia. Piziali ha inoltre ribadito l’importanza del rispetto del diritto internazionale e della neutralità umanitaria per proteggere i civili e garantire che gli aiuti arrivino a chi ne ha bisogno.

Il rapporto evidenzia che, nel 2024, in ben 7 Paesi la fame ha raggiunto livelli “allarmanti” e in altri 35 è considerata “grave”. Dal 2016, i progressi nella lotta alla fame sono stati minimi, e con gli attuali ritmi, l’obiettivo “fame zero” potrebbe essere raggiunto solo nel 2137, sottolinea Gigi Riva, editorialista e scrittore, nella prefazione al rapporto.

Cesvi lancia un appello urgente a livello globale affinché venga garantito il diritto al cibo come diritto umano fondamentale e si ponga fine all’uso della fame come strumento di guerra, promuovendo pace e ricostruzione sostenibile nelle aree colpite.

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