Una nuova, pesantissima accusa grava sulle operazioni militari israeliane nella Striscia di Gaza. La Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite ha pubblicato un rapporto di approfondimento in cui afferma che le forze di sicurezza di Tel Aviv stanno prendendo di mira deliberatamente i bambini palestinesi. Secondo gli investigatori dell’Onu, la natura sistematica di queste azioni dimostra l’intento genocida delle autorità israeliane di distruire la più ampia comunità locale. Le conclusioni del team investigativo parlano apertamente di crimini contro l’umanità e crimini di guerra commessi nei territori palestinesi.
Le cifre del dramma e la strategia di distruzione biologica a Gaza
Il documento diffuso dalle Nazioni Unite traccia un bilancio drammatico sull’impatto del conflitto a Gaza nei primi due anni di guerra, parlando di almeno 20.179 minori uccisi e 44.143 feriti. Secondo la commissione, l’uccisione e il ferimento sistematico dei più giovani fanno parte di una precisa strategia volta a distruggere la continuità biologica e l’esistenza futura della popolazione. I bambini sopravvissuti affrontano traumi profondi e disabilità permanenti, che stanno ridefinendo la realtà demografica della Striscia. Inoltre, il rigido assedio e il collasso totale del sistema sanitario hanno compromesso la salute neonatale, provocando una mortalità infantile del tutto prevenibile.
La reazione di Israele e le accuse di parzialità
La replica del governo israeliano, da sempre molto critico nei confronti della commissione Onu istituita nel 2021, è stata immediata e categorica. Le autorità di Tel Aviv hanno respinto ogni conclusione, definendo il rapporto una “farsa calunniosa” e un testo “diffamatorio”. Israele ha accusato gli investigatori delle Nazioni Unite di ignorare deliberatamente le brutali tattiche militari di Hamas, che attacca i civili israeliani e utilizza la popolazione e i bambini di Gaza come scudi umani nei combattimenti. Nel rapporto vengono comunque elencate specifiche unità e brigate israeliane ritenute responsabili degli attacchi, segnalando un forte aumento delle violenze anche in Cisgiordania.
