Nuovo sopralluogo degli investigatori nell’abitazione della famiglia Di Vita a Pietracatella, in provincia di Campobasso, nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia quindicenne Sara Di Vita. Le due donne erano morte nel dicembre 2025 dopo essere state avvelenate con la ricina, una sostanza altamente tossica.
Gli agenti della Questura di Campobasso sono arrivati davanti allo stabile nella mattinata di venerdì 6 novembre, poco dopo le 9, per effettuare una nuova perquisizione. Secondo quanto riferito dall’ANSA, al termine delle operazioni l’abitazione dovrebbe essere dissequestrata.
Nuovi accertamenti a ricina a Pietracatella nella casa Di Vita
L’abitazione rappresenta uno dei luoghi centrali dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Larino. È qui che vivevano Antonella e Sara prima di morire, durante le festività natalizie del 2025.
Gli investigatori stanno cercando di ricostruire le circostanze dell’avvelenamento e di individuare il possibile veicolo attraverso il quale la ricina sarebbe stata assunta dalle due vittime. Gli accertamenti riguardano anche gli alimenti consumati nei giorni precedenti ai decessi e i materiali raccolti durante i precedenti sopralluoghi.
Il nuovo intervento nella casa si inserisce quindi nel quadro delle verifiche ancora in corso. Il previsto dissequestro dell’immobile rappresenterebbe la conclusione di questa fase di accertamenti sul posto, ma non quella dell’indagine.
Sentiti anche i professori di Sara e Alice
Nelle ultime ore l’attività investigativa si è concentrata anche sulla raccolta di testimonianze. Nei giorni precedenti, infatti, la Squadra Mobile di Campobasso ha convocato diversi insegnanti del liceo classico “Mario Pagano”, frequentato da Sara e dalla sorella Alice Di Vita.
I docenti sono stati ascoltati come persone informate sui fatti. Gli investigatori stanno ricostruendo il contesto delle relazioni personali e scolastiche delle due ragazze, nell’ambito degli approfondimenti sulla vicenda.
La notizia degli interrogatori è stata riportata da Sky TG24 il 5 novembre. <Cite refs={[“turn762234search0”]}/>
Il caso della ricina: cosa sappiamo sulla morte di Antonella e Sara
Gli accertamenti medico-legali hanno confermato che Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita sono morte per avvelenamento da ricina. La sostanza è una tossina presente nei semi della pianta del ricino e può provocare conseguenze gravissime per l’organismo.
L’inchiesta è stata aperta per duplice omicidio premeditato e procede contro ignoti. Non è stato ancora individuato un responsabile e gli investigatori devono chiarire come il veleno sia arrivato alle due vittime, chi possa averlo somministrato e quale fosse l’eventuale movente.
Tra gli elementi al vaglio degli inquirenti figurano anche i reperti alimentari raccolti nell’abitazione, le testimonianze e i dispositivi elettronici acquisiti durante le perquisizioni negli studi professionali e negli ambienti frequentati da Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara.
Le indagini proseguono: ancora da chiarire chi abbia somministrato il veleno
La nuova perquisizione rappresenta un ulteriore passaggio nell’inchiesta, che a quasi un anno dai decessi non ha ancora restituito una ricostruzione definitiva.
Gli investigatori continuano a lavorare su più fronti, dalla ricostruzione dei pasti consumati durante le festività natalizie agli accertamenti tecnici e informatici. Il dissequestro della casa non equivale dunque alla chiusura delle indagini.
