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Morte per la Ricina, la Procura dispone una nuova perquisizione nel liceo di Campobasso

L'accertamento è fissato per il 15 ottobre nell'istituto frequentato da Sara e Alice Di Vita; si cercano eventuali ricerche sul veleno

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Morte per la Ricina, la Procura dispone una nuova perquisizione nel liceo di Campobasso

Foto della famiglia | Facebook

Giulia Camuffo di Giulia Camuffo

Classe 2003, Veneta trapiantata a Milano. Ho studiato Relazioni Internazionali e iniziato a scrivere documentando le manifestazioni sul territorio Lombardo. Collaboro con l’agenzia Alanews e con il magazine indipendente Scomodo.

Gli investigatori entreranno giovedì 15 ottobre, alle 9, nel liceo classico di Campobasso, frequentato fino allo scorso anno da Sara Di Vita e dalla sorella maggiore Alice. La perquisizione informatica, disposta dalla Procura di Larino, rientra nell’inchiesta sulla morte di Sara, 15 anni, e della madre Antonella Di Ielsi, 50 anni, avvelenate con la ricina nel dicembre 2025 a Pietracatella, in provincia di Campobasso.

L’obiettivo è verificare se dai computer dell’istituto siano state effettuate ricerche sul veleno; non è ancora accertato che le navigazioni siano partite dai dispositivi delle scuole. Gli accertamenti serviranno a cercare eventuali informazioni consultate sulla preparazione o sull’acquisto della sostanza, comprese le tracce di navigazioni cancellate.

Le verifiche nei computer delle scuole

L’intervento al liceo sarà la seconda operazione informatica disposta dalla Procura in pochi giorni. Gli agenti della Squadra Mobile di Campobasso e del Servizio centrale operativo della polizia esamineranno martedì 13 ottobre oltre 70 dispositivi elettronici dell’Istituto Agrario di Riccia, sempre in provincia di Campobasso.

Nell’istituto lavora come tecnico di laboratorio il marito di una donna che conosce da tempo Gianni Di Vita, padre e marito delle vittime. Entrambi sono già stati ascoltati dagli investigatori. La donna, insegnante di matematica in un’altra scuola, era stata inoltre messa a confronto con Di Vita lo scorso agosto. Nessuno dei due risulta indagato.

Le verifiche informatiche puntano a individuare eventuali ricerche online sulla ricina e a risalire, se possibile, ai dispositivi e alle persone che le hanno effettuate. Resta da accertare se queste consultazioni siano collegate alla morte di Sara e Antonella e, soprattutto, chi abbia somministrato il veleno alle due vittime.

ll nonno di Sara: “Ho chiesto a Gianni se fosse stato lui”

Intanto, emergono nuovi dettagli sui rapporti familiari delle vittime. Salvatore Di Ielsi, 76 anni, padre di Antonella e nonno di Sara, ha raccontato al Corriere della Sera di aver chiesto direttamente al genero Gianni Di Vita se fosse coinvolto nella morte delle due donne. “Gliel’ho chiesto direttamente. Lui ha negato, ha detto: ‘Io non c’entro’. Gli credo: non incolpo nessuno, però la situazione è quella che è, e nemmeno escludo nulla”, ha dichiarato.

L’uomo ha spiegato di non essere stato a conoscenza delle presunte difficoltà matrimoniali tra la figlia e il marito, emerse nei mesi successivi alla tragedia. “Non sapevo nulla di quelle difficoltà tra Gianni e Antonella, quelle di cui si parla adesso“, ha raccontato, esprimendo il rimpianto per ciò che la figlia potrebbe non avergli confidato.

Nel corso degli accertamenti, la procuratrice gli avrebbe anche chiesto se avesse mai coltivato piante di ricino per allontanare le talpe. “Mi ha mostrato anche una pianta del ricino, non l’ho mai vista; ne avevo una contro le talpe, questo sì, ma era diversa”, ha precisato Di Ielsi. L’inchiesta per duplice omicidio premeditato resta contro ignoti.

Dai sintomi dopo Natale alla morte per la ricina

Sara e Antonella avevano accusato nausea, vomito e forti dolori addominali durante le festività natalizie del 2025 e si erano rivolte al pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli di Campobasso. I sintomi erano stati inizialmente attribuiti a una possibile intossicazione alimentare e madre e figlia erano state dimesse. Le loro condizioni erano però peggiorate rapidamente.

Sara era morta il 27 dicembre, Antonella il giorno successivo. A ricordare gli ultimi momenti è stato anche Salvatore Di Ielsi, che aveva accompagnato la figlia in ospedale dopo una telefonata di Gianni, preoccupato per il peggioramento delle condizioni di Sara. “I medici le dissero che sua figlia era morta. Lei cadde a terra. Io ero lì accanto… All’indomani se ne andò anche Antonella”, ha raccontato.

Anche Gianni Di Vita aveva accusato un malessere ed era stato successivamente trasferito all’ospedale Spallanzani di Roma. La figlia maggiore Alice era invece rimasta illesa.

La scoperta della ricina e l’inchiesta per duplice omicidio

La svolta nelle indagini è arrivata nei mesi successivi, quando gli esami tossicologici hanno evidenziato la presenza di ricina, una sostanza altamente tossica ricavabile dai semi della pianta di ricino. Il Centro antiveleni Maugeri di Pavia ha confermato ad aprile una grave intossicazione da questa sostanza per entrambe le vittime. La Procura di Larino indaga per duplice omicidio premeditato, con un fascicolo ancora contro ignoti. Nei mesi scorsi sono state ascoltate oltre 200 persone, tra familiari, conoscenti e persone informate sui fatti.

Il 29 settembre gli investigatori hanno inoltre perquisito gli studi professionali e l’attuale abitazione di Gianni Di Vita, commercialista ed ex sindaco di Pietracatella, acquisendo anche dispositivi elettronici. L’uomo non risulta indagato.

Parallelamente prosegue un altro filone d’inchiesta, che vede cinque medici dell’ospedale Cardarelli di Campobasso indagati per omicidio colposo, in relazione alle cure prestate a Sara e Antonella prima della loro morte. Resta ancora da chiarire chi abbia somministrato il veleno alle due donne e in quali circostanze sia avvenuto l’avvelenamento.

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