Tamer Hamouda è stato arrestato dalle autorità egiziane per motivi di sicurezza, come ha riferito l’ex moglie mercoledì 4 novembre in un video su Instagram. La donna, Nessy Guerra, è una 27enne originaria di Sanremo, bloccata da tempo in Egitto con la figlia. Il provvedimento sarebbe stato adottato per proteggere la giovane e la bambina, ma non consente ancora il loro rientro in Italia.
“Finalmente posso tirare un sospiro di sollievo», ha commentato Nessy Guerra. Nel video ha precisato: “Il mio ex è stato arrestato per motivi di sicurezza e non riguarda le denunce penali”. Ha poi aggiunto: “Questa è una notizia fantastica, è sicuramente un passo in avanti in tutta la nostra storia”.
Le minacce e le ragioni dell’arresto di Hamouda
L’avvocata della giovane, Agata Armanetti, ha definito l’arresto “un piccolo passo avanti”. Secondo la legale, la decisione sarebbe legata alla pericolosità attribuita all’uomo e alle minacce rivolte all’ex moglie e al console onorario italiano di Hurghada, Orazio Gioacchini.
Hamouda era stato condannato a un anno di carcere e a una multa di 10mila sterline egiziane per le minacce al rappresentante consolare. Armanetti ha inoltre riferito che l’uomo avrebbe minacciato Nessy arrivando a parlare della sua lapidazione.
Secondo l’avvocata, avrebbero contribuito alla decisione anche alcuni video nei quali Hamouda avrebbe pronunciato dichiarazioni offensive nei confronti dell’Islam. I filmati, originariamente in italiano, sarebbero stati tradotti in arabo e trasmessi alla Sicurezza nazionale egiziana grazie al lavoro della legale, di un avvocato locale e dell’ambasciata italiana.
La giovane ha ringraziato l’ambasciata, la console che segue il caso e le autorità egiziane, riservando un ringraziamento particolare al ministro della Giustizia egiziano per l’attenzione dedicata alla vicenda. Secondo quanto ha riferito, Hamouda dovrebbe rimanere detenuto fino alla conclusione dei procedimenti giudiziari aperti: una durata che non risulta confermata da una comunicazione ufficiale delle autorità egiziane.
La condanna di Nessy e il divieto di lasciare l’Egitto
L’arresto non ha modificato le restrizioni alla libertà di movimento della donna, che vive con la figlia in una località protetta. “Io resto sempre qui, chiusa in casa e non posso ancora uscire e fare rientro in Italia”, ha raccontato.
Nessy è stata condannata a sei mesi di reclusione per un’accusa di adulterio. Resta però incerta la natura esatta delle limitazioni a cui è sottoposta: secondo Armanetti, si trova di fatto agli arresti domiciliari, senza che sia stato possibile stabilire se stia scontando la pena o se le restrizioni derivino da altri provvedimenti.
“Al momento non sappiamo cosa le accadrà, non sappiamo se stia scontando la pena, e in quel caso ne avrebbe ancora due mesi, o se ci siano altri motivi”, ha spiegato l’avvocata.
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Restano aperte la causa per l’affidamento della bambina e la richiesta di revoca del divieto di espatrio. La detenzione di Hamouda potrebbe incidere su questi procedimenti, ma senza effetti automatici: spetterà alle autorità giudiziarie egiziane valutarne le conseguenze nelle diverse cause.
Dopo mesi di denunce, minacce e limitazioni alla libertà personale, la priorità della giovane resta vivere al sicuro con la figlia e ottenere il permesso di tornare in Italia. La donna e la bambina devono ancora rimanere in Egitto, in attesa degli sviluppi giudiziari.
