Dopo oltre due anni sotto osservazione internazionale, il Principato di Monaco è uscito dalla lista grigia del riciclaggio di denaro. La decisione è stata annunciata il 30 ottobre 2026 dal Gruppo d’azione finanziaria internazionale (Gafi), che ha riconosciuto i progressi compiuti da Montecarlo nel contrasto ai flussi finanziari illeciti.
Per uno dei principali centri finanziari europei, conosciuto per i grandi patrimoni e la fiscalità favorevole, si tratta di un risultato importante. Il Principato era sottoposto a sorveglianza rafforzata dal giugno 2024, a causa delle carenze individuate nei suoi sistemi di prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo.
Insieme a Monaco, sono stati rimossi dalla lista anche Bulgaria, Costa d’Avorio e Repubblica Democratica del Congo. Nessun nuovo Paese è stato aggiunto nell’ultimo aggiornamento.
Come si entra nella lista grigia del riciclaggio
La lista grigia comprende i Paesi e i territori che presentano carenze strategiche nei sistemi di contrasto al riciclaggio di denaro, al finanziamento del terrorismo e alla proliferazione delle armi di distruzione di massa.
L’inserimento avviene dopo valutazioni internazionali che esaminano l’efficacia delle leggi, dei controlli bancari, delle indagini finanziarie e della capacità delle autorità di individuare e bloccare i capitali illeciti.
Non significa necessariamente che un Paese favorisca il riciclaggio, ma che i suoi strumenti di prevenzione e contrasto presentano debolezze considerate rilevanti.
Quando viene inserito nell’elenco, il Paese si impegna ad attuare un piano di intervento entro scadenze concordate, sottoponendosi a verifiche periodiche.
La lista grigia non comporta automaticamente sanzioni economiche, ma può danneggiare la reputazione internazionale e complicare i rapporti con banche e investitori stranieri.
Quali sono i 18 Paesi ancora nella lista grigia
Dopo l’aggiornamento del 30 ottobre, restano 18 giurisdizioni sottoposte a sorveglianza rafforzata.
In Africa figurano Angola, Camerun, Kenya e Sud Sudan. In Asia sono presenti Laos, Nepal, Vietnam e Papua Nuova Guinea, mentre in Medio Oriente compaiono Iraq, Libano, Siria e Yemen.
Nelle Americhe restano Bolivia, Haiti e Venezuela. L’elenco comprende inoltre Bosnia-Erzegovina, Kuwait e Isole Vergini Britanniche.
Tra i casi che destano maggiore preoccupazione c’è quello del Vietnam, al quale il Gafi ha contestato la lentezza nell’attuazione delle misure concordate. L’organismo ha avvertito che, senza miglioramenti concreti entro la prossima riunione di febbraio 2027, potrebbe valutare ulteriori iniziative.
Diversa è la situazione dei Paesi inseriti nella lista nera, riservata alle giurisdizioni considerate ad alto rischio e soggette a richieste di intervento più severe. Attualmente comprende Iran, Corea del Nord e Myanmar.
Multe milionarie alle banche: cosa ha fatto Monaco per uscire dalla lista
Per ottenere la rimozione, Monaco ha rafforzato le proprie norme antiriciclaggio e intensificato i controlli sugli istituti finanziari.
Tra i provvedimenti più significativi figurano le sanzioni a tre banche. Ad aprile, la filiale monegasca di UBS è stata multata per 6 milioni di euro per gravi carenze nei controlli sulla clientela tra il 2018 e il 2023.
A giugno è arrivata una sanzione da un milione di euro per Havilland Bank, seguita a luglio da una multa di 1,5 milioni per Julius Baer Wealth Management.
Le tre sanzioni ammontano complessivamente a 8,5 milioni di euro.
Anche sul fronte giudiziario sono stati rafforzati gli interventi. Il dipartimento incaricato della gestione dei beni sequestrati amministra attualmente 434 milioni di euro di patrimonio, di cui 167 milioni in immobili.
Monaco resta un paradiso fiscale?
L’uscita dalla lista grigia non modifica automaticamente il regime fiscale del Principato. La classificazione del Gafi riguarda il contrasto al riciclaggio, non il livello delle tasse applicate ai cittadini o alle imprese.
Monaco conserva quindi le proprie condizioni fiscali favorevoli, ma non è più sottoposto alla sorveglianza rafforzata del Gafi.
Il ministro di Stato Christophe Mirmand ha accolto la decisione come un riconoscimento del lavoro svolto dalle istituzioni, sottolineando l’importanza del risultato per l’attrattività economica del Principato.
L’uscita dalla lista non rappresenta però una garanzia dell’assenza di attività illecite. Monaco dovrà continuare a dimostrare l’efficacia dei controlli introdotti, collaborando con gli organismi internazionali incaricati di monitorare i sistemi antiriciclaggio.
