Sono iniziate nella mattinata di martedì 3 novembre le procedure di spegnimento degli altiforni dell’ex Ilva di Taranto. La comunicazione è arrivata dall’azienda alle organizzazioni sindacali, dopo la decisione della Corte di Cassazione che ha respinto i ricorsi presentati da Acciaierie d’Italia e Ilva in amministrazione straordinaria.
Il provvedimento conferma quanto stabilito dalla Corte d’Appello di Milano: l’attività produttiva dell’area a caldo deve essere sospesa per ragioni legate alla tutela della salute e dell’ambiente.
Ex Ilva, quali impianti saranno fermati
Le procedure riguardano gli altiforni 1, 2 e 4 e le cokerie dello stabilimento siderurgico. Gli impianti erano già inattivi o in fase di preriscaldo e la fabbrica non produce acciaio dall’8 ottobre.
L’altoforno 2, l’ultimo rimasto operativo, era stato posto in preriscaldo all’inizio del mese scorso. L’altoforno 1 è fermo da maggio 2025, dopo un incendio e il successivo sequestro disposto dalla Procura, mentre il 4 era stato arrestato per manutenzione.
Lo spegnimento richiede procedure tecniche specifiche, la cui definizione spetta ai commissari, e dovrà avvenire alla presenza degli enti di controllo.
Perché la Cassazione ha disposto lo stop
La decisione della Suprema Corte, depositata il 29 ottobre, ha confermato il decreto emesso a luglio dalla Corte d’Appello di Milano, in seguito all’azione promossa da undici cittadini aderenti all’associazione Genitori Tarantini.
Al centro del procedimento ci sono i rischi sanitari e ambientali legati all’attività siderurgica. Nelle motivazioni vengono richiamate la presenza di circa 2.140 tonnellate di amianto negli impianti, le emissioni di polveri sottili e le condizioni di deterioramento delle strutture.
I giudici hanno ritenuto necessario intervenire per tutelare la salute della popolazione, confermando lo stop dell’area a caldo fino alla rimozione dell’amianto e all’adozione delle misure necessarie per riportare le emissioni entro limiti di sicurezza.
Cosa succede ora allo stabilimento di Taranto
L’avvio delle procedure apre una fase particolarmente delicata per il futuro dell’ex Ilva. Lo spegnimento degli altiforni potrebbe compromettere la possibilità di riavviare la produzione, con conseguenze sull’intero stabilimento e sulle attività collegate.
Resta inoltre aperta la questione occupazionale. Il gruppo rappresenta uno dei principali poli siderurgici italiani e impiega migliaia di lavoratori, mentre il governo è impegnato nella ricerca di una soluzione industriale.
La decisione della Cassazione interviene anche durante il processo di vendita dell’azienda, con il termine per la presentazione delle offerte vincolanti fissato al 9 novembre.
Per Taranto si apre così una nuova fase di una vicenda che da anni vede contrapposte le esigenze di tutela della salute, la continuità produttiva e la salvaguardia dei posti di lavoro.
