Il ministro dei Trasporti spagnolo Óscar Puente non intende dimettersi dopo il disastro ferroviario di Urda, nella provincia di Toledo, costato la vita a 69 persone. Sotto pressione per la gestione della rete ferroviaria e per il secondo grave incidente avvenuto in Spagna in nove mesi, il ministro ha difeso il proprio operato durante una conferenza stampa a Madrid, riconoscendo tuttavia che alcune delle richieste di dimissioni avanzate nei suoi confronti sono comprensibili.
“Non ho preso nessuna decisione che abbia contribuito a causare questo danno”, ha dichiarato Puente, sostenendo di non aver omesso interventi politici che avrebbero potuto evitare la tragedia e di essersi assunto fin dall’inizio la responsabilità di informare l’opinione pubblica. Il ministro ha escluso di voler lasciare l’incarico, mentre il governo di Pedro Sánchez ha confermato la propria fiducia nei suoi confronti.
Le richieste di dimissioni dopo la tragedia di Urda
Le pressioni sul ministro sono arrivate da più fronti politici. Il Partito popolare, Vox e Junts hanno chiesto che Puente lasci il proprio incarico, mentre anche alcune forze che sostengono il governo hanno espresso critiche. Tra queste, la candidata del Frente Amplio Ada Colau ha invocato le dimissioni per ragioni di umanità e rispetto nei confronti delle vittime e dei loro familiari.
Il ministro ha dichiarato di comprendere le richieste provenienti da chi, a suo giudizio, le formula in buona fede, citando proprio Colau. Ha invece respinto le critiche del leader del Partito popolare Alberto Núñez Feijóo, accusando il suo partito di applicare un doppio standard nel giudicare le responsabilità politiche.
Puente ha inoltre negato che i ministri di Sumar gli abbiano chiesto direttamente di dimettersi durante il Consiglio dei ministri. La questione ha comunque aperto una frattura politica intorno alla gestione della sicurezza ferroviaria, proprio mentre la Spagna si prepara alle elezioni del 29 novembre.
Due incidenti mortali in nove mesi: cosa è successo a Urda
Il disastro di Urda è avvenuto il 28 ottobre e ha coinvolto due treni ad alta velocità, un convoglio Iryo e un treno Renfe. Secondo le prime ricostruzioni, un problema al sistema di segnalamento ha provocato l’arresto del treno Iryo. Successivamente, dal centro di controllo sarebbe stata autorizzata la ripartenza di un altro convoglio, che ha raggiunto il treno fermo sulla stessa linea.
Gli investigatori stimano che l’impatto sia avvenuto a una velocità compresa tra 160 e 200 chilometri orari. Le cause precise e le eventuali responsabilità individuali e organizzative restano oggetto di accertamento: non è ancora possibile attribuire in modo definitivo l’incidente a un singolo errore.
La tragedia arriva a pochi mesi da un altro grave incidente ferroviario, quello di Adamuz, in Andalusia, nel gennaio 2026, che aveva provocato 46 morti. I due episodi hanno riportato al centro del dibattito pubblico le condizioni della rete, l’affidabilità dei sistemi di sicurezza e i ritardi nell’installazione del sistema europeo ERTMS.
Le nuove misure del governo per la sicurezza ferroviaria
Dopo l’incidente, il governo spagnolo ha annunciato un pacchetto di interventi per ridurre i rischi e rafforzare i controlli. Tra le misure previste c’è la riduzione delle frequenze dei treni sulla linea Madrid-Siviglia fino al completamento delle verifiche e all’installazione del sistema europeo ERTMS.
È stato inoltre previsto un protocollo di doppia validazione per gli ordini impartiti dai centri di controllo in caso di malfunzionamento dei sistemi di segnalamento. In determinate situazioni, quando il macchinista deve individuare visivamente eventuali ostacoli, la velocità dovrà essere limitata a 40 chilometri orari.
Il piano comprende anche il rafforzamento degli organici, il miglioramento delle condizioni di lavoro nei centri di controllo e lo sviluppo di strumenti digitali per individuare anomalie nelle comunicazioni tra macchinisti e controllori. L’obiettivo dichiarato è ridurre la possibilità che un guasto tecnico o un errore operativo possa trasformarsi in un incidente.
Aiuti alle famiglie delle vittime: stanziati 30 milioni di euro
Parallelamente agli interventi sulla sicurezza, il Consiglio dei ministri ha approvato un pacchetto di aiuti da 30 milioni di euro per le vittime e i familiari delle persone decedute. Per ogni vittima è previsto un contributo diretto di 72.121,46 euro, esente dall’imposta sul reddito e compatibile con altre indennità e risarcimenti.
Per i feriti sono previste somme comprese tra 2.400 e 84.141 euro, in base alla gravità delle lesioni. Il decreto introduce inoltre procedure per anticipare gli indennizzi, assistenza personalizzata e misure specifiche per le persone che hanno riportato conseguenze fisiche e psicologiche.
La posizione di Puente resta quindi al centro dello scontro politico spagnolo. Il ministro non intende lasciare il governo e sostiene che la propria responsabilità consista nel chiarire quanto accaduto e intervenire sulle criticità del sistema. Ma dopo due gravi incidenti ferroviari in meno di un anno, il tema della sicurezza dell’alta velocità e della responsabilità istituzionale continua a pesare sul governo Sánchez.
