Il Regno Unito potrebbe essere pronto a cogliere senza esitazioni l’occasione di un nuovo accordo con l’Unione europea. È il messaggio lanciato dal primo ministro Andy Burnham, secondo cui i cittadini britannici si aspetterebbero dal governo la disponibilità ad accettare un’intesa capace di offrire nuove opportunità di crescita economica. “Con entrambe le mani”, ha dichiarato il premier, utilizzando un’espressione che riassume la sua apertura a un riavvicinamento con Bruxelles.
Le dichiarazioni arrivano mentre Londra prepara il vertice con i vertici europei, previsto a Bruxelles il 20 novembre. L’obiettivo è raggiungere una serie di accordi per ridurre gli ostacoli commerciali introdotti dopo la Brexit e rafforzare la cooperazione tra le due sponde della Manica.
Il vertice del 20 novembre apre al Brexit accordo con Ue
Al centro dei colloqui ci sono diversi dossier economici. Il governo britannico punta a un’intesa sugli standard alimentari e agricoli, un accordo sul sistema di scambio delle emissioni e un programma di mobilità giovanile che permetta a giovani britannici ed europei di trascorrere periodi di studio e lavoro nell’altro territorio.
L’accordo su alimenti e bevande potrebbe contribuire a ridurre i controlli alle frontiere e gli oneri burocratici per le imprese. Tra i settori interessati ci sono quelli della carne fresca, dei prodotti ittici e delle patate da semina, per i quali le procedure introdotte dopo l’uscita britannica dal mercato unico hanno comportato nuovi adempimenti.
Un’intesa sul sistema delle emissioni, invece, potrebbe ridurre il rischio che le aziende britanniche siano penalizzate dai meccanismi europei di adeguamento del carbonio alle frontiere. La cooperazione energetica è un altro dei temi che Londra intende affrontare con Bruxelles.
Secondo Burnham, il pacchetto di accordi potrebbe contribuire a generare benefici economici per il Regno Unito, sostenendo le imprese e riducendo i costi per produttori e consumatori.
Burnham: “Il pubblico deve essere il protagonista” del rapporto con l’Europa
Il premier ha cercato di distinguere il riavvicinamento economico all’Unione europea dalla riapertura immediata del dibattito sulla libera circolazione delle persone. In un’intervista a ITV, Burnham ha chiarito di non aver proposto il ripristino delle regole precedenti alla Brexit e ha ribadito che non intende anticipare le decisioni dell’opinione pubblica.
La sua posizione è che il Paese debba affrontare una discussione trasparente sulle conseguenze dell’uscita dall’Unione europea, anche per quanto riguarda l’immigrazione. Secondo il premier, il sistema successivo alla Brexit ha modificato la composizione dei flussi migratori: alla precedente mobilità temporanea di molti cittadini europei si è sostituita una maggiore presenza di persone che arrivano nel Regno Unito per stabilirsi a lungo termine.
Burnham ha inoltre sostenuto che la perdita di accesso ad alcuni strumenti di condivisione dei dati con i partner europei abbia reso più complessa la gestione dell’immigrazione irregolare.
Il primo ministro ha comunque confermato che, per tutta la durata dell’attuale legislatura, il governo rispetterà gli impegni del manifesto laburista, che escludono il ritorno nell’unione doganale, nel mercato unico e alla libera circolazione. Eventuali cambiamenti strutturali dovranno essere sottoposti alla valutazione dei cittadini e riguarderanno la prossima legislatura.
La Brexit e il costo economico della separazione dall’Ue
A dieci anni dal referendum del 2016, il rapporto tra Londra e Bruxelles resta al centro del dibattito politico britannico. Burnham ha più volte sostenuto che l’accordo negoziato dal precedente governo conservatore abbia prodotto conseguenze negative per l’economia, aumentando gli ostacoli burocratici per le imprese e complicando gli scambi commerciali con il principale mercato di riferimento del Regno Unito.
Anche la British Chambers of Commerce ha recentemente richiamato l’attenzione sulle difficoltà affrontate dalle aziende britanniche a causa degli adempimenti commerciali successivi alla Brexit, chiedendo di rivedere il rapporto con l’Unione europea.
Il governo punta ora a ottenere risultati concreti attraverso accordi mirati, senza riaprire nell’immediato la questione dell’adesione al blocco europeo. La strategia di Burnham è quindi quella di procedere per settori, cercando di ridurre i costi economici della separazione.
Il vertice del 20 novembre sarà un passaggio importante per capire quanto Londra e Bruxelles siano disposte a riavvicinarsi. Resta aperta la questione politica di fondo: fino a che punto il Regno Unito vorrà modificare il proprio rapporto con l’Europa dopo la Brexit e quale ruolo avranno i cittadini nelle eventuali decisioni future.
