Il governo in Iran ha ricevuto dalla Guida Suprema Mojtaba Khamenei “determinati poteri” per portare avanti i colloqui di pace con gli Stati Uniti. Lo ha riferito il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, citato dall’agenzia Irna, spiegando che Teheran intende proseguire sulla strada diplomatica per risolvere le questioni ancora aperte con Washington.
La proposta iraniana resta sul tavolo dopo un primo scambio di opinioni tra le parti. Il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baghaei, ha precisato che il piano presentato agli Stati Uniti comprende sette punti e che Teheran ha già ascoltato le posizioni di Washington. “Le nostre richieste sono state espresse chiaramente e ora la prossima mossa spetta agli Stati Uniti“, ha dichiarato.
Iran, le condizioni di Teheran per riaprire lo Stretto di Hormuz
Al centro dei negoziati c’è anche la riapertura dello Stretto di Hormuz, che il governo iraniano subordina all’accettazione delle proprie condizioni da parte degli Stati Uniti. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha illustrato un piano articolato in due giorni, trasmesso a Washington attraverso la mediazione del Qatar.
“Il primo giorno gli Stati Uniti attueranno una serie di misure e il secondo giorno lo Stretto di Hormuz verrà riaperto e il transito tornerà alla normalità”, ha spiegato il ministro.
Secondo Araghchi, l’accettazione della proposta permetterebbe anche di riprendere i negoziati. In caso contrario, la situazione attuale rimarrebbe invariata e l’Iran non sarebbe disposto a fare passi indietro. “Ora tutto dipende da quanto Washington sarà razionale”, ha dichiarato.
Donald Trump si prepara a nuovi attacchi
Le consultazioni attraverso i mediatori sono “molto intense”, ha precisato il ministro, ribadendo la disponibilità iraniana a proseguire il dialogo a condizione che gli Stati Uniti dimostrino una reale volontà diplomatica.
“Siamo più preparati che mai sia per una risposta militare che per una via diplomatica”, ha dichiarato Araghchi all’agenzia Irna, avvertendo che un eventuale inganno o una nuova operazione militare provocherebbero una risposta “più amara e più pesante” rispetto al passato.
Donald Trump, intanto, continua a prospettare nuovi attacchi contro Teheran. Durante un comizio in Iowa, in vista delle elezioni di metà mandato del 3 novembre, il presidente statunitense ha dichiarato: «L’unico motivo per cui non ho ancora chiuso i conti con l’Iran è che voglio essere gentile. Voglio provare a salvare tutte quelle vite, se posso… Ma a un certo punto dovremo colpire duramente».
Iran, il colloquio con Putin e la cooperazione con la Russia
Nel frattempo, il segretario della sicurezza nazionale iraniana, Mohsen Rezaei, ha avuto un colloquio telefonico con il presidente russo Vladimir Putin. Secondo quanto riferito dall’agenzia iraniana Fars, i due hanno discusso della situazione internazionale e regionale, con particolare attenzione agli sviluppi in Asia occidentale.
Durante la conversazione, Rezaei ha espresso apprezzamento per il sostegno russo alla resistenza del popolo iraniano e per il riconoscimento del ruolo dell’ex Guida Suprema Ali Khamenei, ucciso durante un attacco statunitense lo scorso febbraio.
