Il gruppo di magistrati che dovrebbe coordinare le indagini sulle stragi di mafia sarebbe ormai quasi fermo. A denunciarlo è Nino Di Matteo, sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia, che ha presentato un esposto contro la gestione dell’ufficio guidato da Giovanni Melillo. Nel documento, indirizzato al procuratore generale della Cassazione e alla Settima commissione del Consiglio superiore della magistratura, il pm descrive una situazione di “paralisi sostanziale” del cosiddetto gruppo stragi, istituito per favorire il coordinamento tra le Procure impegnate nelle inchieste sugli attentati mafiosi degli anni Novanta.
La denuncia, riportata il 30 ottobre dal Fatto Quotidiano, riguarda soprattutto la circolazione delle informazioni investigative. Secondo Di Matteo, negli ultimi due anni il gruppo avrebbe progressivamente perso le proprie funzioni, mentre gli aggiornamenti sulle indagini sarebbero rimasti nelle mani di un numero ristretto di magistrati.
Le accuse di Di Matteo: informazioni non condivise e riunioni sempre più rare
Uno dei punti contestati riguarda il funzionamento quotidiano del pool. Nel 2025 il gruppo si sarebbe riunito una sola volta, il 2 aprile, mentre la riunione successiva sarebbe stata convocata soltanto il 5 marzo 2026, su richiesta dello stesso Di Matteo.
Ma il problema, secondo il magistrato, non sarebbe soltanto la frequenza degli incontri. Nell’esposto si parla anche di “conoscenze a compartimento stagno”, con informazioni trasmesse al procuratore nazionale e ad alcuni sostituti senza essere condivise con tutti i componenti del gruppo.
Di Matteo cita, tra gli altri, un incontro dell’8 gennaio 2026 con magistrati delle Procure di Caltanissetta e Firenze, impegnate nelle indagini sulle stragi. Alla riunione non sarebbero stati invitati né lui né la collega Franca Imbergamo, nonostante entrambi facciano parte del pool.
I due avrebbero chiesto spiegazioni a Melillo, ottenendo successivamente la convocazione di una riunione plenaria della Direzione nazionale antimafia. Un confronto che, secondo Di Matteo, non sarebbe però bastato a risolvere le criticità.
Le novità sulle stragi apprese dai giornali
Nell’esposto emerge anche un altro elemento: Di Matteo sostiene di aver appreso dalla stampa alcuni sviluppi delle indagini condotte dalle Procure di Palermo, Caltanissetta e Firenze, anziché attraverso i canali interni della Direzione nazionale antimafia.
Si tratta di fascicoli che riguardano questioni ancora aperte nella ricostruzione delle stragi del 1992 e del 1993, dai possibili mandanti esterni a Cosa Nostra ai rapporti tra mafia e appalti, fino alla cosiddetta pista nera.
Il magistrato segnala inoltre che le banche dati riservate non sarebbero state aggiornate con regolarità, rendendo più difficile seguire il lavoro delle diverse Procure.
Tra gli episodi richiamati figura anche la richiesta di archiviazione di un filone dell’inchiesta di Caltanissetta sui rapporti tra mafia e appalti. Secondo Di Matteo, la documentazione sarebbe arrivata ai componenti del gruppo soltanto dopo che la notizia era già stata diffusa dai giornali.
La questione investe direttamente il metodo di lavoro della magistratura antimafia, costruito anche sull’esperienza di Giovanni Falcone e sulla necessità di mettere in comune informazioni provenienti da indagini diverse.
Le critiche alla Commissione Antimafia
Di Matteo rivolge alcune osservazioni anche al lavoro della Commissione parlamentare Antimafia. Nell’esposto denuncia quella che definisce una “riscrittura minimalista e fuorviante della storia delle stragi del biennio 1992/94”.
Il riferimento riguarda il modo in cui vengono ricostruiti gli attentati mafiosi e il rischio, secondo il magistrato, di trascurare piste investigative e possibili responsabilità non ancora chiarite.
Le sue contestazioni non significano che le indagini delle singole Procure siano state interrotte. Il problema sollevato riguarda il coordinamento nazionale e la possibilità che tutti i magistrati incaricati di seguire quei fascicoli abbiano accesso alle informazioni necessarie.
Il M5S chiede l’audizione urgente di Di Matteo e Melillo
La denuncia ha provocato la reazione del Movimento 5 Stelle, che ha chiesto alla presidente della Commissione Antimafia, Chiara Colosimo, di convocare urgentemente Di Matteo e Melillo.
La richiesta porta le firme di Stefania Ascari, Anna Bilotti, Federico Cafiero de Raho, Michele Gubitosa, Luigi Nave e Roberto Scarpinato.
I parlamentari definiscono “gravissimo” il quadro descritto nell’esposto e chiedono chiarimenti sulle modalità con cui vengono condivise le informazioni tra la Direzione nazionale antimafia e le Procure territoriali.
In particolare, vogliono approfondire il caso degli aggiornamenti investigativi provenienti da Caltanissetta, che il procuratore Salvatore De Luca aveva riferito di aver comunicato a Melillo.
Al momento la richiesta di audizione non equivale a una convocazione già fissata. Saranno inoltre gli organi destinatari dell’esposto a valutare se e quali verifiche avviare sulla gestione del gruppo.
Resta aperta una questione fondamentale: capire se il coordinamento delle indagini sulle stragi mafiose abbia effettivamente subito un rallentamento e per quali ragioni. A oltre trent’anni dagli attentati di Capaci e via D’Amelio, il lavoro delle Procure continua. La denuncia di Di Matteo pone però un interrogativo sul funzionamento della struttura chiamata a collegare le diverse inchieste e a favorire la ricerca delle verità ancora mancanti.
