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Sciopero generale a Milano, i manifestanti contro Meloni: “Con questi stipendi non si vive”

Bloccata per oltre un'ora la Tangenziale Est. Tra 25mila e 100mila in piazza con l'Usb: contestati anche i fondi alle armi e i tagli ai servizi

30 Ottobre 2026
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Sciopero generale a Milano: il corteo occupa la Tangenziale Est contro carovita e governo | @Lorena100114

Sciopero generale a Milano: il corteo occupa la Tangenziale Est contro carovita e governo | @Lorena100114

Martina Beretta di Martina Beretta

Mi chiamo Martina Beretta e sono una content editor e autrice digitale. Da anni lavoro nel mondo dei podcast e dei contenuti digitali, occupandomi di storytelling, approfondimenti editoriali e narrazione social. Ho collaborato alla crescita del progetto Passa dal BSMT, seguendo la scrittura e lo sviluppo di contenuti tra attualità, cultura e intrattenimento. Oggi collaboro anche con Ala News, dove unisco linguaggio giornalistico e sensibilità digitale.

Lo sciopero generale ha portato migliaia di persone in strada a Milano, tra lavoratori, studenti, insegnanti e attivisti. Nel mirino il carovita, i salari giudicati insufficienti e le spese militari; lo si è visto lungo i cortei e sui cartelli, con slogan come «Il governo Meloni deve andare a casa» e «Con questi stipendi non si vive». L’appuntamento del 30 ottobre 2026 si è inserito in una mobilitazione diffusa in oltre 60 piazze, ma sulle presenze le stime sono rimaste lontane: 100mila secondo gli organizzatori, 25mila per la questura.

Dietro i numeri c’è la quotidianità di chi ha sfilato. Bollette salite, affitti più pesanti, buste paga giudicate ferme: sono i temi ricorrenti che, lungo il percorso, hanno incontrato la critica diretta al governo guidato da Giorgia Meloni. Qui la protesta sociale e quella politica si sono toccate.

Le voci dal corteo: stipendi, bollette e richieste al governo

La richiesta più netta ha riguardato il potere d’acquisto. «A fine stipendio c’è ancora troppo mese», ha raccontato una docente, indicando anche il peso del riscaldamento con l’inverno alle porte. Poco distante, altri insegnanti hanno spiegato la loro adesione per protestare contro il caro vita e i tagli che denunciano in sanità e scuola.

Le rivendicazioni economiche si sono intrecciate con quelle politiche. A ogni incrocio si sono alzati cori contro l’esecutivo e, in alcuni tratti, pure contro le opposizioni, accusate dai partecipanti di non rappresentare adeguatamente le difficoltà dei redditi medio-bassi. Da qui la richiesta di “dimissioni” del governo ripetuta più volte nei passaggi più affollati.

Un filo costante ha riguardato anche le spese militari, considerate dai manifestanti in contrasto con la necessità di destinare risorse ai servizi pubblici e al sostegno dei salari. In questo quadro, la protesta ha assunto toni esplicitamente redistributivi.

Dal centro alla Tangenziale Est: il percorso e i disagi

La giornata milanese si è articolata su più fronti. I lavoratori mobilitati dall’Unione sindacale di base (Usb) si sono ritrovati in piazza Duca d’Aosta, davanti alla stazione Centrale; studenti e collettivi hanno avviato un secondo corteo da piazza Leonardo da Vinci. Poco dopo, i due flussi si sono avvicinati e quindi riuniti, prendendo la direttrice nord-orientale attraverso via Palmanova.

A quel punto è arrivato il passaggio più visibile: l’ingresso sulla Tangenziale Est di Milano, chiusa in via preventiva al traffico. Il corteo ha occupato un tratto dell’arteria, con ripercussioni evidenti sulla viabilità. L’occupazione è durata circa un’ora e mezza; di lì, i manifestanti hanno lasciato la carreggiata e si sono diretti verso Lambrate in rientro verso piazza Leonardo da Vinci.

Lungo la tangenziale alcuni giovani sono saliti sulle strutture sopraelevate ed hanno esposto striscioni, tra cui uno con la scritta “Gen Maranza”. Si sono sentiti anche alcuni petardi. Sequenze brevi, ma che hanno accompagnato il transito del corteo sull’infrastruttura.

Studenti, clima e Palestina: le altre sigle in piazza

Non solo lavoratori. Alla mobilitazione hanno preso parte studenti, associazioni per il diritto alla casa, attivisti dell’ambiente e movimenti a sostegno della Palestina. In parallelo, sono arrivate parole d’ordine diverse tra loro, tenute insieme dalla critica alle priorità di spesa pubblica.

Tra i presenti si è vista anche l’eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra Ilaria Salis, che ha criticato il governo e sostenuto le ragioni dei manifestanti, richiamando le difficoltà di studenti e lavoratori. Sul percorso non sono mancati cori a favore della causa palestinese e contro le politiche europee di riarmo, a conferma di una dimensione internazionale percepita come connessa alle questioni sociali interne.

Il mosaico di sigle e comitati ha reso eterogenea la sfilata: istanze legate ai salari e al costo della vita si sono saldate con quelle su casa e clima, con una cornice comune di contrarietà all’incremento delle spese per gli armamenti.

La spinta sulle dimissioni del governo Meloni

La contestazione all’esecutivo è stata uno dei tratti più insistiti. Dagli slogan ai microfoni mobili, la richiesta di lasciare Palazzo Chigi è tornata a intervalli regolari. “Vogliamo le dimissioni, un messaggio chiaro arrivato oggi da tante città”, hanno scandito gli organizzatori al megafono.

L’Usb ha definito la giornata «uno sciopero necessario», rivendicando la partecipazione emersa in diverse città. A Milano, dopo il passaggio sulla tangenziale e il rientro in quartiere, i manifestanti hanno ripreso le strade ordinarie fino al deflusso finale.

Resta il divario sulle cifre di piazza, 100mila per gli organizzatori, 25mila per la questura, ma i fuochi della protesta si sono concentrati su quattro assi: salari, costo della vita, servizi pubblici, spese militari. Sono le stesse parole emerse nei cori e sui cartelli lungo tutto il percorso, con la richiesta di risposte concrete su redditi e servizi a fare da snodo dell’intera mobilitazione.

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