I redditi delle famiglie europee crescono, ma non abbastanza da tenere il passo con le spese. Nel secondo trimestre del 2026 il reddito reale pro capite è aumentato appena dello 0,1% sia nell’Unione europea sia nell’area euro. A fronte di questo incremento contenuto, i consumi hanno ripreso a salire, riducendo la quota di risorse che le famiglie riescono a mettere da parte.
È il quadro che emerge dagli ultimi dati pubblicati da Eurostat il 28 ottobre e ripresi il 31 ottobre. La fotografia mostra una situazione in cui il potere d’acquisto procede lentamente, mentre il costo della vita continua a incidere sui bilanci domestici. In Italia il dato più significativo riguarda proprio il risparmio: nel secondo trimestre la propensione delle famiglie a mettere da parte denaro è diminuita di 1,2 punti percentuali rispetto ai primi tre mesi dell’anno.
Redditi reali in crescita dello 0,1%, consumi in aumento
Nel secondo trimestre del 2026 il reddito reale delle famiglie per abitante è cresciuto dello 0,1% nell’Eurozona, dopo un incremento identico nel primo trimestre. Nell’intera Unione europea l’aumento è stato ancora più contenuto rispetto ai primi tre mesi dell’anno: +0,1%, contro il +0,3% registrato nel trimestre precedente.
Diverso l’andamento dei consumi. Nell’area euro la spesa reale pro capite è aumentata dello 0,3%, dopo essere rimasta stabile nel primo trimestre. Nell’Ue l’incremento è stato dello 0,4%, dopo la flessione dello 0,1% dei tre mesi precedenti.
La distanza tra la crescita dei redditi e quella dei consumi contribuisce a spiegare la riduzione della quota di denaro che resta disponibile per il risparmio. Le famiglie spendono di più, ma le entrate reali non crescono allo stesso ritmo.
Italia, il risparmio perde 1,2 punti percentuali
Tra i dati nazionali pubblicati da Eurostat, quello italiano evidenzia una contrazione particolarmente significativa. Nel secondo trimestre la propensione al risparmio delle famiglie è diminuita di 1,2 punti percentuali rispetto al trimestre precedente.
Una flessione più contenuta si registra nell’intera Eurozona, dove il tasso di risparmio è sceso di 0,2 punti, e nell’Unione europea, con una riduzione di 0,3 punti. Tra i Paesi monitorati, le diminuzioni più marcate sono state registrate in Finlandia (-1,6 punti), Ungheria (-1,4) e Italia (-1,2).
Anche gli investimenti delle famiglie italiane mostrano un andamento negativo: il relativo tasso è diminuito di 0,3 punti percentuali. Il dato si inserisce in un quadro nel quale le famiglie devono confrontarsi con una crescita limitata del reddito disponibile e con una maggiore pressione sulle risorse destinate alle spese quotidiane.
Inflazione e costo della vita: la pressione sui bilanci familiari
I dati arrivano in una fase di nuova accelerazione dei prezzi. Nell’area euro l’inflazione annua ha raggiunto il 3,8% a settembre 2026, rispetto al 3,2% di agosto e al 2,2% dello stesso mese del 2025. In Italia, la stima preliminare di ottobre ha indicato un aumento del 5,4%.
Il rincaro dell’energia rappresenta uno dei fattori che contribuiscono alla pressione sui prezzi, con effetti che si riflettono sui costi dei trasporti, dei beni e dei servizi. Quando il reddito cresce meno rapidamente delle spese, le famiglie possono essere costrette a ridurre il risparmio oppure a rinviare acquisti e investimenti.
Il tema è stato richiamato anche dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della Giornata mondiale del Risparmio del 30 ottobre. Nel suo messaggio, il capo dello Stato ha osservato che “Conflitti geo-economici e geo-politici aggrediscono, con l’inflazione e una dinamica salariale inoperosa, il tenore di vita dei cittadini”.
Il risparmio delle famiglie europee continua a diminuire
Nel secondo trimestre del 2026 il tasso di risparmio si è attestato al 14,2% nell’area euro, in calo rispetto al 14,4% del trimestre precedente. Nell’Unione europea è passato dal 14,2% al 13,9%.
Il dato italiano si inserisce quindi in una tendenza più ampia, ma con una contrazione più accentuata rispetto alla media europea. La diminuzione del risparmio segnala quanto sia diventato difficile per una parte delle famiglie conservare una quota stabile del proprio reddito dopo aver sostenuto le spese.
La fotografia di Eurostat restituisce così un’Europa in cui i consumi continuano a crescere, ma il potere d’acquisto procede a rilento. Per le famiglie italiane, il calo della propensione al risparmio rappresenta uno degli indicatori più evidenti della pressione esercitata dal costo della vita sui bilanci domestici.
