La Commissione Ue ha proposto la riforma di Frontex, l’agenzia dell’Unione europea per il controllo delle frontiere esterne, indicandola come il “braccio operativo principale” della politica di rimpatrio dei migranti. Il piano prevede il potenziamento del Corpo permanente fino a 30 mila agenti e l’istituzione di una nuova “Riserva europea per le frontiere e i rimpatri”.
Il piano dell’Ue per Frontex
Per la cosiddetta “Return Reserve” sono previsti 17mila agenti in più, che resteranno a disposizione degli Stati membri e potranno essere dispiegati quando necessario.
Tra le altre iniziative figurano una “Quick Reaction Force” per intervenire in situazioni di crisi, un “Centro di monitoraggio online” per l’individuazione di potenziali minacce alle frontiere e un “Centro di coordinamento dei rimpatri”. La proposta definisce così Frontex come braccio operativo per i rimpatri.
Le riforme della Commissione Ue
Le nuove riforme che la Commissione europea si appresta a presentare martedì rafforzeranno significativamente il ruolo di Frontex al di fuori dei confini dell’UE, una scelta destinata a far discutere le organizzazioni della società civile.
Attualmente, l’agenzia con sede a Varsavia si limita a supportare gli Stati membri nel pattugliamento delle frontiere esterne e nei processi di rimpatrio verso i Paesi d’origine. Con il nuovo quadro normativo, Frontex potrà invece operare direttamente a fianco delle autorità dei Paesi terzi (come quelli del Nord Africa) per gestire i rimpatri (ad esempio dei migranti provenienti dall’Africa centrale) prima ancora che questi raggiungano le coste europee.
