Che cosa ha provocato la caduta dell’elicottero militare italiano in Bosnia-Erzegovina? È la domanda al centro delle indagini dopo lo schianto del CH-47F Chinook precipitato il 29 ottobre nei pressi di Brčko, durante una missione addestrativa nell’ambito dell’operazione europea EUFOR Althea. A bordo si trovavano 15 persone: quattro hanno perso la vita e undici sono rimaste ferite.
Al momento non esiste una causa accertata. La Procura militare di Roma ha aperto un fascicolo e sul posto è arrivata una commissione di esperti della Difesa, incaricata di analizzare i rottami, esaminare i dati della strumentazione di bordo e raccogliere le testimonianze dei sopravvissuti. Tra le ipotesi al vaglio ci sono un’avaria a uno dei rotori e un possibile malfunzionamento dei comandi di volo.
Il video dell’elicottero caduto in Bosnia mostra perdita di stabilità in salita
Le immagini riprese da terra mostrano il Chinook mentre tenta di prendere quota. Dopo essersi sollevato per alcune decine di metri, il velivolo sembra avvitarsi su sé stesso e precipita, impattando al suolo con la parte destra della coda.
La dinamica visibile nel filmato è uno degli elementi che gli investigatori dovranno ricostruire. Le immagini, da sole, non permettono però di individuare l’origine del problema: per farlo sarà necessario confrontarle con i dati tecnici e con le testimonianze di chi era a bordo.
Secondo quanto riferito da testimoni locali, l’elicottero avrebbe effettuato un atterraggio nel campo prima di tentare nuovamente il decollo. Anche questa circostanza dovrà essere verificata nell’ambito degli accertamenti.
L’ipotesi di un guasto ai rotori
Il CH-47F Chinook è un elicottero da trasporto pesante dotato di due rotori, uno anteriore e uno posteriore, che ruotano in direzioni opposte. Questa configurazione permette al velivolo di mantenere l’equilibrio e di controllare la propria stabilità durante il volo.
Una delle ipotesi tecniche riguarda la possibilità che uno dei due rotori abbia perso potenza rispetto all’altro. Una differenza di funzionamento potrebbe aver compromesso l’equilibrio del mezzo, provocando la rotazione anomala osservata nel filmato.
Non si tratta, tuttavia, di una conclusione degli investigatori. L’eventuale avaria dovrà essere verificata attraverso l’analisi dei componenti recuperati e dei dati registrati dai sistemi di bordo.
I sospetti sui comandi della pedaliera
Un’altra pista riguarda i comandi utilizzati dai piloti per controllare l’elicottero. In particolare, gli accertamenti potrebbero concentrarsi sulla pedaliera, che contribuisce alla gestione dell’assetto e della direzione del velivolo.
Un malfunzionamento di questi sistemi potrebbe aver impedito ai piloti di correggere la perdita di stabilità. Gli investigatori dovranno verificare se i comandi abbiano funzionato regolarmente e se siano emerse anomalie nei sistemi di controllo del volo.
Anche in questo caso, si tratta di un’ipotesi da sottoporre a verifiche tecniche. La ricostruzione dovrà chiarire se il problema sia stato meccanico, legato ai sistemi di controllo oppure riconducibile ad altri fattori.
La manovra dei piloti e le indagini della Difesa
Un elemento importante riguarda il modo in cui il velivolo ha impattato al suolo. Secondo le valutazioni riportate da esperti e veterani del Chinook, i piloti sarebbero riusciti a mantenere l’elicottero quasi livellato durante la caduta. Una circostanza che potrebbe aver contribuito a limitare le conseguenze per le persone a bordo.
La commissione tecnica della Difesa dovrà esaminare i resti del mezzo, la memoria della strumentazione e le testimonianze degli undici sopravvissuti. Parallelamente, la Procura militare di Roma ha avviato un’indagine conoscitiva, senza formulare al momento ipotesi di reato.
L’obiettivo è stabilire con precisione la sequenza degli eventi e capire se all’origine dell’incidente ci sia stata un’avaria, un problema nei comandi o un’altra circostanza.
Le quattro vittime italiane e gli undici feriti
Nell’incidente hanno perso la vita due militari dell’Esercito, i sergenti Simone Ruggia e Claudio Marchesi, e due appartenenti al Corpo militare volontario della Croce Rossa Italiana, il tenente Franco Adriano Zecchillo e il sergente Laura Procacci.
Gli undici feriti sono stati soccorsi e ricoverati in due strutture ospedaliere in Bosnia-Erzegovina. Il ministro della Difesa Guido Crosetto si è recato a visitarli dopo la tragedia, riferendo che la maggior parte non aveva riportato conseguenze particolarmente gravi, mentre due persone presentavano condizioni più serie.
Il CH-47F era impegnato nell’operazione EUFOR Althea, la missione militare dell’Unione europea in Bosnia-Erzegovina. Le indagini dovranno ora chiarire perché un volo di addestramento si sia trasformato in una tragedia che è costata la vita a quattro italiani.
