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Trump prepara l’espulsione di 150 afghani dagli Usa: il timore è il ritorno nelle mani dei talebani

L’amministrazione americana starebbe organizzando un volo di rimpatrio per circa 150 cittadini afghani, molti dei quali fuggiti dopo il ritorno al potere dei talebani nel 2021. La partenza potrebbe avvenire già nei primi giorni di novembre, passando dal Pakistan. Le organizzazioni per i diritti umani denunciano il rischio per la sicurezza dei deportati.

31 Ottobre 2026
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Trump prepara l’espulsione di 150 afghani dagli Usa: il timore è il ritorno nelle mani dei talebani

Donald Trump | Ansa @Bonnie Cash – Alanews.it

Ludovica Bartolini di Ludovica Bartolini

Nata a Napoli nel 2002, ho conseguito una laurea in Arti, Spettacolo ed Eventi Culturali e una in Journalism and Multimedia Communication. Mi occupo di cultura, cinema e spettacolo

L’amministrazione di Donald Trump si prepara a espellere circa 150 cittadini afghani dagli Stati Uniti. Secondo quanto riportato dal “New York Times” e ripreso da diverse testate internazionali, tra cui Reuters e The Hill, le autorità americane starebbero organizzando un volo di rimpatrio che potrebbe partire già lunedì 2 novembre dalla Louisiana, con destinazione Pakistan.

La scelta del Pakistan sarebbe legata all’assenza di relazioni diplomatiche dirette tra Washington e il governo talebano. Il timore delle organizzazioni umanitarie è però che le persone espulse possano essere successivamente trasferite in Afghanistan, dove rischierebbero persecuzioni e violenze.

Secondo le informazioni diffuse da associazioni e avvocati che seguono i casi dei detenuti, molti degli afghani coinvolti sarebbero arrivati negli Stati Uniti dopo il ritiro delle truppe americane dall’Afghanistan e la riconquista del potere da parte dei talebani nel 2021.

Il volo dalla Louisiana e il passaggio attraverso il Pakistan

Il piano riguarderebbe circa 150 persone, alcune delle quali attualmente detenute in Louisiana. La prima partenza potrebbe avvenire all’inizio di novembre, ma le autorità statunitensi non hanno confermato ufficialmente né la data né l’elenco dei passeggeri.

Il Dipartimento per la Sicurezza interna non ha voluto commentare le operazioni di espulsione previste, richiamando ragioni di sicurezza operativa. In una dichiarazione riportata dai media americani, un portavoce dell’agenzia ha spiegato che non vengono confermati in anticipo orari, destinazioni e dettagli relativi ai singoli casi.

Il trasferimento in Pakistan rappresenterebbe una soluzione logistica per procedere con le espulsioni, ma non elimina le preoccupazioni sul destino finale delle persone coinvolte. Islamabad ha infatti intensificato negli ultimi anni le operazioni di espulsione dei cittadini afghani presenti sul proprio territorio. Dal 2023, secondo le stime citate da Reuters, oltre due milioni di afghani sono stati rimandati nel Paese d’origine.

Tra i destinatari delle espulsioni anche familiari di collaboratori degli Stati Uniti

Una delle principali preoccupazioni riguarda il profilo delle persone coinvolte. Secondo Shawn VanDiver, fondatore e presidente dell’organizzazione AfghanEvac, tra gli afghani che rischiano l’espulsione ci sarebbero familiari di persone che hanno collaborato con le forze americane durante la guerra.

Si tratterebbe, in alcuni casi, di parenti di militari, interpreti e collaboratori locali che avevano sostenuto gli Stati Uniti durante i vent’anni di presenza militare nel Paese.

VanDiver ha avvertito che queste persone potrebbero diventare bersaglio dei talebani proprio a causa dei legami familiari con chi ha lavorato al fianco delle forze statunitensi. Le organizzazioni umanitarie chiedono quindi al governo americano di non procedere con le espulsioni senza garanzie concrete sulla sicurezza dei destinatari.

La stretta sull’immigrazione voluta da Trump

Il caso si inserisce nella più ampia politica di restrizione dell’immigrazione portata avanti dalla seconda amministrazione Trump. Negli ultimi mesi, il governo ha ridotto le possibilità di accesso agli Stati Uniti per i cittadini afghani e ha avviato il processo di revoca di alcune forme di protezione temporanea.

Tra le misure adottate figura la fine dello status di Temporary Protected Status (TPS) per migliaia di afghani che vivevano e lavoravano legalmente negli Stati Uniti. La protezione temporanea era stata concessa dopo il ritiro americano del 2021, per consentire a chi era fuggito dal Paese di non essere rimpatriato in una situazione considerata pericolosa.

L’amministrazione Trump ha sostenuto che le condizioni di sicurezza ed economiche in Afghanistan sarebbero migliorate al punto da non giustificare più il mantenimento di quella protezione. Una valutazione contestata dalle organizzazioni per i diritti umani, che continuano a segnalare il rischio di persecuzioni e violenze sotto il regime talebano.

Le organizzazioni umanitarie chiedono un intervento del Congresso

Le associazioni che assistono i cittadini afghani negli Stati Uniti chiedono di bloccare il piano e di garantire una protezione legale alle persone coinvolte. AfghanEvac ha sollecitato il Congresso ad approvare una misura che riconosca agli afghani presenti negli Stati Uniti uno status di protezione temporanea.

Il timore è che l’espulsione possa esporre persone già fuggite da una situazione di guerra e persecuzione a nuovi rischi, soprattutto se il trasferimento in Pakistan dovesse trasformarsi in un successivo rimpatrio forzato in Afghanistan.

Per ora, il governo americano non ha confermato ufficialmente l’operazione né fornito dettagli sulla sua attuazione. La vicenda resta quindi in evoluzione, mentre avvocati e organizzazioni umanitarie cercano di ottenere garanzie per i detenuti e di impedire che il trasferimento li esponga a un ritorno forzato sotto il controllo dei talebani.

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