La Giordania ha bombardato il sud della Siria lunedì 26 ottobre, tre giorni dopo l’attentato che ha ucciso nove persone in una chiesa greco-ortodossa di Hammoud, nel governatorato di Karak. I raid avrebbero colpito alcune postazioni di organizzazioni terroristiche che, secondo l’esercito giordano, sarebbero legate agli autori della strage. La Siria ha risposto chiudendo da martedì 27 ottobre il principale valico di frontiera con la Giordania.
I raid a Daraa e Sweida e i bilanci delle vittime
Le forze armate della Giordania hanno dichiarato di aver ucciso e ferito diversi membri di organizzazioni estremiste, distruggendo anche alcuni veicoli e alcune postazioni militari.
La Protezione civile siriana ha riferito invece che gli attacchi hanno interessato quattro località nelle province meridionali di Daraa e Sweida. Il bilancio provvisorio indicato dalle autorità siriane è di almeno sette morti, tra cui tre bambini e una donna.
Le versioni divergono anche sulla preparazione dei raid. Amman ha sostenuto di aver coordinato l’operazione con Damasco, ma il governo siriano ha smentito questa ricostruzione, dichiarando di non essere stato informato preventivamente. Le autorità siriane hanno infatti avviato un’indagine e aperto alcuni canali diplomatici con la Giordania per chiarire le circostanze dell’attacco.
La chiusura del valico di Nassib-Jaber
Le autorità siriane hanno infatti avviato un’indagine e aperto alcuni canali diplomatici con la Giordania per chiarire le circostanze dell’attacco e hanno anche sospeso i passaggi attraverso il valico di Nassib-Jaber. La sospensione riguarda le persone e le merci in entrambe le direzioni.
Il valico è un collegamento fondamentale per gli scambi commerciali tra i due Paesi ed è utilizzato anche per il trasporto delle merci verso gli Stati del Golfo.
L’attentato a Hammoud e i precedenti lungo il confine
La sparatoria del 23 ottobre è avvenuta durante un funerale nella chiesa di San Giorgio, a Hammoud. Tre uomini armati avrebbero aperto il fuoco contro i fedeli: oltre alle nove persone uccise, decine sono rimaste ferite.
Le forze di sicurezza giordane hanno arrestato lunedì tre sospettati, due fratelli e il loro cognato, individuati in un’abitazione abbandonata. Tutti e tre sono rimasti feriti durante uno scontro a fuoco con la polizia. Nessuna organizzazione ha ancora rivendicato l’attentato e il movente resta da chiarire. Dopo la strage, re Abdullah II aveva promesso una risposta durissima contro i responsabili.
I prececenti attacchi alla Siria
Le operazioni giordane in territorio siriano hanno alcuni precedenti. Amman ha condotto dal 2023 diversi bombardamenti contro presunte reti di trafficanti di droga e armi, soprattutto legate al commercio del Captagon, una sostanza stupefacente prodotta per anni su larga scala in Siria.
I due Paesi avevano cercato di rafforzare la cooperazione sulla sicurezza dopo la caduta del regime di Bashar al-Assad, nel dicembre 2024. Amman e Damasco avevano annunciato nel gennaio 2025 la creazione di un comitato congiunto per contrastare il contrabbando e prevenire una ripresa delle attività dello Stato Islamico.
