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Florida, gli studenti contestano i poteri dell’ICE alla polizia universitaria

Sette iscritti alla FIU sono stati sanzionati per una protesta silenziosa: una giudice ha tutelato il diritto di espressione, senza cancellare l'accordo

25 Ottobre 2026
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Florida, gli studenti contestano i poteri dell’ICE alla polizia universitaria | @Open_gol

Florida, gli studenti contestano i poteri dell’ICE alla polizia universitaria | @Open_gol

Martina Beretta di Martina Beretta

Mi chiamo Martina Beretta e sono una content editor e autrice digitale. Da anni lavoro nel mondo dei podcast e dei contenuti digitali, occupandomi di storytelling, approfondimenti editoriali e narrazione social. Ho collaborato alla crescita del progetto Passa dal BSMT, seguendo la scrittura e lo sviluppo di contenuti tra attualità, cultura e intrattenimento. Oggi collaboro anche con Ala News, dove unisco linguaggio giornalistico e sensibilità digitale.

Per protestare contro la collaborazione della loro università con l’ICE, l’agenzia federale americana che si occupa di immigrazione, alcuni studenti della Florida International University (FIU) di Miami hanno deciso di fare una cosa piuttosto semplice: alzarsi in piedi durante un evento pubblico, mostrare una maglietta e rimanere in silenzio per qualche minuto. Sulle magliette bianche c’era scritto, in rosso, “ICE OFF FIU”, cioè “Fuori l’ICE dalla FIU”. Nessuno ha urlato, interrotto gli ospiti o impedito che l’incontro proseguisse. Eppure, per sette di loro, quella protesta si è trasformata in un procedimento disciplinare.

È successo il 13 marzo 2026, durante un incontro tra la presidente dell’università, Jeanette Nuñez, e l’ex giocatore di baseball Alex Rodriguez. Gli studenti sono rimasti in piedi per pochi minuti, poi hanno lasciato spontaneamente l’auditorium. All’esterno sono stati avvicinati dagli agenti della polizia universitaria, che li hanno identificati. Nei mesi successivi l’ateneo ha contestato loro la violazione del regolamento sulle manifestazioni negli edifici universitari.

Il caso è finito davanti a un tribunale federale, ma la vicenda non riguarda soltanto la libertà di protesta. Al centro c’è una decisione presa dall’università nel 2025: permettere ad alcuni dei propri poliziotti di svolgere anche funzioni normalmente riservate agli agenti dell’ICE. Una scelta che ha suscitato preoccupazioni soprattutto tra gli studenti di origine straniera e che racconta quanto le politiche sull’immigrazione dell’amministrazione di Donald Trump stiano cambiando anche la vita dei campus americani.

Perché la polizia universitaria può occuparsi di immigrazione

Negli Stati Uniti molte università hanno un proprio dipartimento di polizia. Gli agenti si occupano della sicurezza degli edifici, intervengono in caso di reati e svolgono funzioni simili a quelle delle altre forze dell’ordine, ma all’interno del campus.

Alla Florida International University, però, dal 2025 alcuni di loro possono occuparsi anche di immigrazione. È possibile grazie al programma federale 287(g), che consente all’ICE di stipulare accordi con le forze dell’ordine locali e statali, autorizzando determinati agenti, dopo una formazione specifica, a svolgere alcune attività di controllo previste dalle leggi federali sull’immigrazione.

La FIU è stata la prima università americana ad aderire volontariamente al programma. L’accordo è stato finalizzato nel luglio 2025 e, successivamente, anche altri dipartimenti di polizia universitaria della Florida hanno seguito la stessa strada.

Non significa che tutti i poliziotti del campus siano diventati agenti dell’ICE o che possano fermare indiscriminatamente gli studenti per chiedere loro i documenti. Secondo quanto ricostruito dal Washington Post a settembre, soltanto due dei 72 agenti della FIU avevano completato la formazione necessaria e nessuno studente era stato arrestato per questioni migratorie dalla polizia universitaria dopo l’entrata in vigore dell’accordo.

La questione, per chi si oppone alla decisione, non riguarda però soltanto quanti controlli siano stati effettivamente eseguiti. Riguarda anche il rapporto tra gli studenti e gli agenti che dovrebbero garantire la loro sicurezza.

Il capo della polizia universitaria, Alexander Casas, ha difeso l’accordo sostenendo che permetta all’ateneo di mantenere un maggiore controllo su eventuali operazioni legate all’immigrazione. In sostanza, secondo Casas, è preferibile che siano gli agenti che già conoscono l’università a gestire queste situazioni, anziché lasciare ogni intervento alle autorità federali.

Gli studenti contrari ritengono invece che la presenza di agenti con funzioni migratorie possa scoraggiare le persone senza documenti, o con familiari in una situazione migratoria precaria, dal rivolgersi alla polizia anche quando ne avrebbero bisogno.

Chi sono gli studenti che hanno organizzato la protesta

La Florida International University si trova a Miami, una città in cui le comunità latinoamericane hanno un ruolo molto importante. L’ateneo conta circa 55mila studenti ed è conosciuto soprattutto per la sua forte presenza ispanica e internazionale.

Proprio qui è nato ICEBreakers, un gruppo di studenti che chiede all’università di interrompere la collaborazione con l’ICE. Tra i suoi membri c’è Andrew Caro, 22 anni, figlio di immigrati messicani, che ha raccontato a Open di essersi avvicinato all’attivismo dopo aver visto le immagini della morte di Alex Pretti a Minneapolis, durante un intervento di agenti federali.

Per Caro, la decisione della FIU ha cambiato il modo di vivere l’università. Ha raccontato che alcuni studenti hanno paura di partecipare alle manifestazioni, perché temono conseguenze per sé o per i propri familiari.

La protesta del 13 marzo era stata organizzata proprio per attirare l’attenzione della presidente dell’ateneo, Jeanette Nuñez, dopo mesi nei quali, secondo gli attivisti, le richieste di confronto erano rimaste senza risposta.

Durante l’evento con Alex Rodriguez, una quindicina di studenti si sono alzati mostrando le magliette. Le immagini delle telecamere indossate dalla polizia, successivamente diffuse, mostrano che Nuñez ha brevemente commentato la protesta con Rodriguez, prima di proseguire la conversazione.

Anche una dipendente dell’università incaricata dell’organizzazione dell’evento ha confermato agli investigatori che la manifestazione non aveva interrotto l’incontro e che nessuno dei presenti si era lamentato.

Questo non ha impedito alla FIU di avviare un procedimento disciplinare.

La causa contro l’università e la decisione del giudice

Il regolamento della FIU vietava in generale proteste, cortei, picchetti e altre attività espressive considerate manifestazioni all’interno degli edifici universitari. È sulla base di questa norma che gli studenti sono stati accusati di comportamento scorretto.

Sei dei sette studenti coinvolti sono stati ritenuti responsabili di aver violato il regolamento. Tra le misure disciplinari c’erano un richiamo scritto e l’obbligo di realizzare un video di due minuti nel quale riflettere sulle regole dell’università. Il mancato rispetto delle disposizioni avrebbe potuto impedire loro di iscriversi ai corsi successivi o di ottenere il diploma di laurea.

L’11 agosto gli studenti, sostenuti dall’American Civil Liberties Union (ACLU) della Florida e dal Community Justice Project, hanno presentato una causa federale contro l’università, sostenendo che il divieto violasse il Primo Emendamento della Costituzione americana, che tutela la libertà di espressione e di riunione pacifica.

Il 23 agosto la giudice federale Jacqueline Becerra ha emesso un provvedimento cautelare favorevole agli studenti, la cui applicazione è stata comunicata il giorno successivo. Secondo la giudice, il regolamento presentava seri problemi di compatibilità con la Costituzione, anche perché poteva colpire forme di espressione che non disturbavano le attività universitarie.

Durante l’udienza, Becerra aveva chiesto al legale della FIU se anche alzarsi contemporaneamente e uscire da una sala potesse essere considerato una protesta vietata. La difficoltà nel dare una risposta chiara era diventata uno dei punti centrali della discussione.

Il provvedimento ha impedito all’università di applicare il divieto nei confronti degli studenti coinvolti mentre la causa prosegue. Non è una sentenza definitiva e non ha cancellato l’accordo con l’ICE, che resta una questione distinta.

Come sono cambiate le università della Florida con DeSantis

La vicenda della FIU si inserisce in una trasformazione più ampia delle politiche universitarie della Florida, guidata dal governatore repubblicano Ron DeSantis.

Negli ultimi anni il suo governo ha introdotto diversi provvedimenti riguardanti le proteste, l’insegnamento di temi legati alla discriminazione razziale e i programmi universitari dedicati alla diversità e all’inclusione.

Nel 2021 DeSantis ha firmato una legge che inaspriva le conseguenze penali per alcune condotte durante le manifestazioni, mentre l’anno successivo ha promosso lo Stop WOKE Act, che limitava determinate attività formative sui temi della razza e della discriminazione. Diverse disposizioni sono state contestate nei tribunali, soprattutto per le possibili conseguenze sulla libertà di insegnamento.

Anche la scelta della presidente della FIU è legata alla politica statale. Jeanette Nuñez, nominata nel febbraio 2025, era stata vicegovernatrice della Florida proprio durante l’amministrazione DeSantis.

La sua posizione sull’immigrazione è cambiata nel tempo. In passato aveva sostenuto una legge che permetteva ad alcuni studenti senza documenti di pagare tasse universitarie agevolate, come gli altri residenti della Florida. Successivamente ha appoggiato l’eliminazione di quelle agevolazioni, spiegando che il contesto era cambiato.

Per alcuni studenti le conseguenze sono state immediate. Secondo un’inchiesta del Washington Post, un’organizzazione che contribuiva a pagare gli studi di oltre 180 studenti senza documenti ha ritirato il proprio sostegno e molti di loro hanno lasciato la FIU per trasferirsi altrove.

La stretta sull’immigrazione e le elezioni di novembre

La Florida è uno degli Stati in cui le politiche migratorie di Trump hanno trovato maggiore collaborazione da parte delle autorità locali.

Con il ritorno del presidente repubblicano alla Casa Bianca, il governo federale ha intensificato le operazioni di controllo e di espulsione, mentre DeSantis ha sostenuto l’espansione degli accordi che permettono alle polizie locali di lavorare insieme all’ICE.

Tra le iniziative più discusse c’è stata anche l’apertura di Alligator Alcatraz, il centro di detenzione per migranti realizzato in Florida e finito al centro di polemiche e procedimenti giudiziari per le condizioni di trattenimento.

La questione migratoria è particolarmente delicata in uno Stato come la Florida, dove vive una delle comunità latinoamericane più numerose degli Stati Uniti. Negli ultimi anni una parte consistente degli elettori ispanici, soprattutto a Miami, si è avvicinata al Partito Repubblicano, contribuendo a trasformare la Florida da Stato elettoralmente conteso a uno in cui i repubblicani hanno ottenuto vittorie sempre più nette.

Le politiche sulle espulsioni e la revoca delle protezioni temporanee per alcune comunità di immigrati hanno però provocato malcontento anche tra persone che avevano sostenuto Trump.

Secondo un sondaggio della Florida International University, il 35 per cento degli intervistati ha dichiarato di avere un familiare o un amico stretto interessato dalla revoca delle protezioni temporanee. Nella stessa rilevazione, un elettore di Trump su cinque avrebbe detto di essersi pentito del proprio voto.

Sono segnali di un possibile cambiamento negli atteggiamenti di una parte degli elettori, anche se non bastano per stabilire quali saranno le conseguenze elettorali.

Il prossimo appuntamento è il 3 novembre 2026, quando negli Stati Uniti si terranno le elezioni di metà mandato, le cosiddette midterm, che rinnoveranno tutta la Camera dei Rappresentanti e un terzo del Senato, oltre a numerose cariche statali e locali.

Intanto, alla Florida International University, gli studenti di ICEBreakers continuano a chiedere la fine dell’accordo con l’ICE. La decisione del giudice ha consentito loro di proseguire le proteste senza subire le sanzioni contestate nel procedimento, ma non ha modificato la scelta dell’ateneo.

È questa la situazione che rimane aperta: gli studenti possono protestare contro la presenza dell’ICE nella loro università, ma la polizia del campus può ancora collaborare con l’agenzia federale.

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