I camion sono ripartiti il 23 ottobre, dopo una protesta che ha paralizzato buona parte del Mezzogiorno, svuotato gli scaffali di molti supermercati e fermato alcune fabbriche. Lo sciopero degli autotrasportatori è stato sospeso in attesa del tavolo del 27 ottobre al ministero delle Infrastrutture e trasporti, ma la ripresa delle consegne non coincide con il ripristino completo dei servizi.
Per normalizzare i rifornimenti serviranno «dai tre ai sette giorni», secondo Mauro Lusetti, vicepresidente di Confcommercio e presidente di Conad. In un’intervista a La Repubblica, Lusetti ha indicato un’operatività «al 70%», pur riconoscendo che «la situazione si è in qualche misura sbloccata».
Sciopero autotrasportatori Mezzogiorno: merci deteriorate e raccolte interrotte
I danni maggiori riguardano l’ortofrutta e i prodotti freschissimi, come pesce e carne: rimasti bloccati per giorni nei camion, si sono deteriorati e non sono più commerciabili. Altre merci deperibili sono state buttate nei depositi perché non era possibile farle arrivare sugli scaffali.
Le perdite ammonteranno sicuramente a «diversi milioni, distribuiti su tutta la filiera», nella valutazione di Lusetti. Il conteggio delle mancate vendite e dei prodotti eliminati sarà fatto dopo la completa normalizzazione. Quello della distribuzione resterà comunque un bilancio parziale, al quale andranno aggiunti i danni subiti dall’agricoltura e dalle aziende di trasformazione.
Per ricostituire le scorte nei punti vendita, Lusetti stima tra tre e cinque giorni. La ripresa deve fare i conti anche con l’interruzione delle attività nei campi, dove «si è smesso di raccogliere i prodotti, perché non si sapeva più se e quando si sarebbe potuto spedirli». Per predisporre le consegne ed esporre le merci sugli scaffali, i tempi possono arrivare a 6-7 giorni.
Il caro gasolio e gli aiuti del governo
All’origine della protesta ci sono i costi del trasporto: il gasolio ha superato i 2,25 euro al litro e assorbe fino al 40% delle spese di esercizio. Gli aumenti non sempre possono essere trasferiti ai clienti. Carburante, pedaggi, traghetti e tariffe riducono i guadagni degli autotrasportatori, ai quali si aggiunge il problema degli aiuti pubblici arrivati in ritardo.
Il governo ha varato il 22 ottobre un decreto-legge d’urgenza per arginare i blocchi stradali, con un pacchetto complessivo di 175 milioni di euro per autotrasporto, agricoltura e pesca. Ai tir è destinata la quota maggiore, pari a 105 milioni.
Nel dettaglio, ulteriori 45,2 milioni di euro finanziano il credito d’imposta già previsto per le spese di marzo-agosto 2026. L’agevolazione passa così da 430 a circa 480 milioni, come annunciato dal viceministro ai Trasporti Edoardo Rixi. Altri 60 milioni coprono le spese dal primo settembre al 5 ottobre 2026. All’agricoltura vanno 60 milioni e alla pesca 10 milioni, come contributi a fondo perduto validi nel 2026. Il decreto rinvia inoltre la tassa sui minipacchi al primo gennaio 2027.
La possibilità di nuovi interventi resta legata alle risorse pubbliche. Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, a margine di City Talks Napoli, ha richiamato un incontro del ministro dei Trasporti avvenuto «l’altro ieri» e il decreto di «ieri mattina», con misure immediate aventi effetto lunedì e martedì. «Il tutto deve essere sempre compatibile con il bilancio dello Stato», ha precisato: «È inutile promettere cose che poi non si riescono a fare».
La richiesta di precettazione durante i blocchi
Quando la protesta era ancora in corso, la Commissione di Garanzia sugli scioperi aveva riconosciuto il senso di responsabilità e la collaborazione delle sigle che avevano revocato spontaneamente le iniziative. Aveva però chiesto la precettazione, ravvisando «un pericolo grave e imminente di lesione dei diritti costituzionali dei cittadini», con particolare riferimento alla salute, alla sicurezza e alla libertà di circolazione.
La segnalazione alle autorità competenti era stata formalizzata ai sensi dell’art. 13, comma 1, lettera f, della legge n. 146 del 1990, per ottenere i provvedimenti necessari all’immediata ripresa delle consegne dei beni di prima necessità e dei servizi essenziali.
