L’assenza di un ordine chiaro di difendere la Crimea nel 2014 è stata un errore dell’Ucraina, secondo il presidente Volodymyr Zelensky. Il capo dello Stato ha espresso questa valutazione durante il podcast The Diary of a CEO, condotto dall’imprenditore e investitore Steven Bartlett, tornando sull’annessione della penisola da parte della Russia tra febbraio e marzo di quell’anno.
La mancata riconquista della Crimea, a suo giudizio, ha inciso sul successivo sviluppo del conflitto. “Se ci fosse stato l’ordine di difendere lo Stato, sono certo che non ci sarebbe stata una guerra su vasta scala nella forma che ha assunto oggi. Almeno, questa è la mia impressione”, ha detto Zelensky.
L’occupazione graduale e gli uomini senza insegne
Il presidente ha collocato l’inizio della guerra russa contro l’Ucraina nell’occupazione della penisola. Ha descritto un’avanzata graduale, che non sembrava una guerra perché l’Ucraina, in quel momento, non combatteva. Durante l’occupazione ci furono comunque degli spari, ha ricordato. “L’occupazione è stata graduale. Non sembrava affatto una guerra. Perché? Perché l’Ucraina in quel momento non stava combattendo. Quando hanno occupato la Crimea, ci sono stati certamente degli spari, ma per molto tempo la Russia ha negato che si trattasse di suoi cittadini”, ha detto il presidente ucraino.
La Russia ha negato a lungo che gli uomini presenti fossero suoi cittadini. Venivano chiamati “omini verdi” perché, ha spiegato Zelensky, “non si capiva quale uniforme indossassero”. Il problema, secondo il presidente, era la presenza di persone armate nella penisola senza che le autorità ucraine avessero impartito un ordine chiaro di difendere il territorio e di segnalare l’attraversamento dei confini da parte di uomini con armi.
Zelensky racconta il 24 febbraio 2022
Il leader ucraino ha ripercorso le prime ore del 24 febbraio 2022, quando i missili russi hanno iniziato a colpire Kyiv alle quattro del mattino. Di fronte alla massiccia avanzata di un convoglio militare lungo 64 chilometri e a oltre 200.000 soldati russi, Zelensky ha ricordato il momento in cui il presidente statunitense Joe Biden gli propose di evacuare la capitale. La sua risposta è diventata il simbolo della resistenza: “Ho bisogno di munizioni, non di un passaggio”.
Rifiutando di fuggire e rifugiandosi nel bunker del suo ufficio in via Bankova, Zelensky ha guidato una mobilitazione straordinaria che ha visto l’esercito ucraino crescere da 200.000 a 800.000 volontari. Una scelta che, secondo il presidente, ha dato al Paese la forza di spezzare l’illusione di Mosca di conquistare la capitale in tre soli giorni.
