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Proteste a Milano, da Ghali a Fedez: la polemica coinvolge la scena rap italiana

Ghali incoraggia i giovani manifestanti, ma Nerone e 22simba distinguono le rivendicazioni pacifiche dai saccheggi e dalla vendetta

20 Ottobre 2026
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primo piano di Ghali, Fedez e Artie5

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Martina Beretta di Martina Beretta

Mi chiamo Martina Beretta e sono una content editor e autrice digitale. Da anni lavoro nel mondo dei podcast e dei contenuti digitali, occupandomi di storytelling, approfondimenti editoriali e narrazione social. Ho collaborato alla crescita del progetto Passa dal BSMT, seguendo la scrittura e lo sviluppo di contenuti tra attualità, cultura e intrattenimento. Oggi collaboro anche con Ala News, dove unisco linguaggio giornalistico e sensibilità digitale.

Marracash ha sostenuto la rabbia dei manifestanti a Milano affermando che “con le buone non cambi le cose”. Dopo quelle dichiarazioni, il confronto sulle mobilitazioni contro il caro vita ha coinvolto altri protagonisti del rap italiano, con posizioni diverse sul sostegno alle proteste e sulla condanna delle violenze.

La discussione si era già allargata con l’intervento di Kid Yugi: il rapper aveva denunciato le difficoltà legate alle proteste in Puglia, accusando duramente le istituzioni e definendo lo Stato italiano “fallito”. Le reazioni successive hanno riguardato anche la distinzione tra le ragioni del malcontento e le modalità delle manifestazioni.

Ghali e Guè sostengono i manifestanti e Marracash

Ghali è stato tra i primi a intervenire. Attraverso Instagram ha rilanciato un messaggio rivolto ai giovani impegnati nelle manifestazioni: “Continuate a lottare per ciò in cui credete, anche a costo di sembrare pesanti”. Un incoraggiamento a difendere le proprie convinzioni, che non rappresenta necessariamente un’approvazione degli episodi violenti. Guè ha invece manifestato il proprio sostegno a Marracash.

Le proteste di Milano hanno aperto anche un confronto sulle condizioni economiche alla base della mobilitazione. Artie 5ive ha criticato chi denuncia soltanto i disagi provocati dalle manifestazioni senza considerare le difficoltà quotidiane di molte persone. Il rapper ha richiamato il costo della vita e la frustrazione di chi fatica ad arrivare alla fine del mese.

Sayf ha contestato il rischio che gli episodi violenti oscurino le rivendicazioni, chiedendo attenzione anche alle ragioni del malcontento. Ha inoltre avanzato accuse sulla possibile presenza di infiltrati nelle proteste: un’ipotesi priva di riscontri indipendenti, che resta una sua affermazione e non un fatto accertato.

Fedez, Nerone e 22simba sulle modalità della protesta

Fedez ha condiviso sui social alcuni contenuti di Pulp Podcast dedicati alle proteste nel Sud Italia, richiamando la diversa copertura mediatica delle mobilitazioni rispetto agli scontri di Milano. Successivamente ha criticato alcuni colleghi che avevano celebrato le manifestazioni.

Nerone ha preso esplicitamente le distanze dai saccheggi e dagli atti vandalici, sostenendo che non vadano confusi con le rivendicazioni di chi manifesta pacificamente. Una distinzione sulla quale si è soffermato anche 22simba: il rapper ha difeso il diritto di sciopero, invitando però a non trasformare la protesta in una forma di vendetta.

Il caro vita e il rapporto tra rap e politica

Il confronto ha così superato il singolo episodio e il tema dell’ordine pubblico, estendendosi al rapporto tra musica, politica e responsabilità pubblica. Negli interventi ricorrono il caro vita, le disuguaglianze economiche, le difficoltà dei lavoratori e la sfiducia nelle istituzioni.

Il rap italiano ha costruito parte della propria identità sul racconto delle periferie, delle difficoltà economiche e delle contraddizioni sociali. Oggi occupa anche una posizione centrale nell’industria musicale: il successo degli artisti non ha cancellato il rapporto con questi temi, affrontati però in modi differenti.

Gli artisti intervenuti raggiungono milioni di persone, soprattutto giovani, portando le manifestazioni anche all’attenzione di chi non segue abitualmente la politica. Un sostegno può essere letto come solidarietà verso i manifestanti oppure, senza una distinzione esplicita dagli atti violenti, come approvazione delle modalità più estreme.

Nayt ha scelto una riflessione più generale, collegando il malessere sociale ai modelli di consumo e all’individualismo e concentrandosi sulle condizioni culturali ed economiche nelle quali si sviluppa la rabbia collettiva.

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