Il governo punta a mantenere attiva la produzione siderurgica italiana e a costruire nuove prospettive per lo stabilimento ex Ilva di Taranto, con investimenti nella decarbonizzazione e tutele per i lavoratori. A ribadirlo è stata la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenuta al Senato durante la replica successiva alla discussione sulle sue comunicazioni in vista del Consiglio europeo. La premier ha difeso l’operato dell’esecutivo, ricordando le difficoltà affrontate per il rilancio dell’acciaieria e illustrando le misure contenute nell’ultimo decreto legge, approvato il giorno precedente.
Ex Ilva, il nuovo decreto tra sostegno ai lavoratori e investimenti
Meloni ha spiegato che il provvedimento interviene su tre fronti. Il primo riguarda le conseguenze occupazionali della crisi, attraverso misure di sostegno al reddito e strumenti per tutelare i livelli di occupazione. Per la prima volta, ha sottolineato la presidente del Consiglio, le tutele vengono estese anche ai lavoratori dell’indotto.
La seconda parte autorizza i commissari straordinari a mantenere gli altoforni in condizioni di riscaldo, così da preservarne la funzionalità in attesa della pubblicazione della motivazione della sentenza della Corte di Cassazione relativa all’impugnazione del decreto della Corte d’Appello di Milano.
Il terzo capitolo è dedicato al coordinamento pubblico degli investimenti nelle aree interessate dalla crisi dell’ex Ilva. Sono previste procedure accelerate sul modello di quelle utilizzate per le Zone economiche speciali (Zes), oltre alla nomina di una struttura commissariale e a un accesso semplificato ai contratti di sviluppo. L’obiettivo è orientare gli effetti occupazionali degli investimenti verso i lavoratori coinvolti dalla crisi. Il decreto prevede inoltre il rifinanziamento del Tecnopolo di Taranto, anche per aumentare il numero di ricercatori industriali e tecnici specializzati.
Meloni difende il governo: “Sull’ex Ilva abbiamo ereditato una situazione drammatica”
Nel confronto con la senatrice di Italia Viva Annamaria Furlan, la premier ha definito molto difficile la situazione trovata dall’esecutivo al momento dell’insediamento. Meloni ha respinto le critiche sulle scelte adottate per l’ex Ilva, chiedendo perché il problema sia ancora aperto se i precedenti interventi normativi, richiamati da Furlan e riconducibili ai governi Renzi e Monti, fossero stati davvero risolutivi.
La presidente del Consiglio ha ricordato che il governo si è assunto la responsabilità di estromettere ArcelorMittal, socio di maggioranza, e di nominare una nuova terna di amministratori per affrontare le criticità segnalate dai sindacati. Nel suo intervento ha anche fatto riferimento ai patti parasociali secretati sottoscritti in precedenza, senza entrare nel merito dei loro contenuti.
Meloni ha sostenuto che il percorso verso il rilancio dello stabilimento sia stato ostacolato da questioni politiche e giudiziarie. Tra gli esempi citati figura l’opposizione dell’amministrazione comunale di Taranto alla nave rigassificatrice, che, secondo la premier, avrebbe contribuito a far tramontare l’interesse di Baku Steel per l’acciaieria.
Il nodo giudiziario e lo spegnimento degli impianti a caldo
Un altro ostacolo richiamato dalla presidente del Consiglio riguarda la decisione della Corte d’Appello di Milano che ha disposto lo spegnimento degli impianti a caldo. Meloni ha contestato il provvedimento, sostenendo che gli amministratori dello stabilimento stessero rispettando le prescrizioni ambientali e sanitarie imposte dall’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) nel 2025.
La premier ha inoltre ricordato le critiche rivolte recentemente dalla Procura generale della Corte di Cassazione ai provvedimenti giudiziari, contestandone la coerenza. Il governo, ha affermato, intende proseguire nel tentativo di assicurare la continuità produttiva senza rinunciare alla tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini.
Parallelamente, l’esecutivo sta seguendo l’evoluzione della gara in corso per la cessione degli impianti, con l’obiettivo dichiarato di non compromettere le prospettive future dello stabilimento.
Forni elettrici e decarbonizzazione per il futuro della siderurgia
La strategia illustrata da Meloni guarda a una trasformazione industriale basata sui forni elettrici e sulla decarbonizzazione. L’intenzione è mantenere una prospettiva produttiva per Taranto e garantire continuità alla siderurgia nazionale, salvaguardando al tempo stesso i posti di lavoro.
Nel rispondere a Furlan, la presidente del Consiglio ha inoltre distinto la crisi dell’ex Ilva dall’andamento generale della produzione di acciaio in Italia. Secondo quanto dichiarato in Aula, nei mesi precedenti la produzione nazionale non sarebbe diminuita, ma sarebbe aumentata, con riferimento anche all’acciaio a minore impatto ambientale.
Meloni ha infine ribadito che l’impegno del governo non si esaurisce con l’ultimo decreto e che il confronto con le organizzazioni sindacali, le amministrazioni locali e le associazioni di categoria rimane aperto. L’obiettivo dichiarato è individuare una soluzione che consenta allo stabilimento di Taranto di avere un futuro industriale, tutelando l’occupazione e la produzione italiana nel rispetto delle esigenze ambientali e sanitarie.
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