Gianni Di Vita è stato nuovamente interrogato nella questura di Campobasso il 29 settembre, dopo essere arrivato negli uffici di via Tiberio alle 18.10. Era il terzo accesso della giornata per l’ex sindaco di Pietracatella, che non risulta iscritto nel registro degli indagati. La Procura di Larino procede per duplice omicidio sulla morte di sua figlia Sara Di Vita e di sua moglie Antonella Di Ielsi, uccise lo scorso dicembre con la ricina.
Il commercialista si era già presentato intorno alle 13 per consegnare spontaneamente un dispositivo elettronico, trattenendosi solo pochi minuti. In mattinata era stato accompagnato negli uffici della Squadra Mobile dopo le operazioni nei suoi studi ed era rimasto in questura per oltre un’ora. Il passaggio sarebbe servito esclusivamente a firmare gli atti relativi alle attività svolte.
Gianni Di Vita ricina, ricerche negli studi e borsa sequestrata
Le perquisizioni hanno interessato prima l’ufficio di Di Vita a Pietracatella, proprio di fronte all’abitazione di famiglia, e poi lo studio di Campobasso. Nel paese, gli agenti della squadra mobile di Campobasso, guidati da Marco Graziano, sono rimasti all’interno soltanto pochi minuti e sono andati via intorno alle 9. Di Vita era presente: è arrivato e si è allontanato insieme agli investigatori. Lo studio non è sotto sequestro, a differenza della casa.
Le operazioni sarebbero state disposte dopo la raccolta, negli ultimi giorni, di nuovi elementi ritenuti significativi per chiarire il caso. Non si sarebbe trattato di ricerche generalizzate, ma di attività mirate ad acquisire materiale specifico, come documenti o dispositivi informatici.
Durante gli interventi negli studi è stata sequestrata anche una borsa di Antonella Di Ielsi, contenente alcuni effetti personali. Gli agenti hanno prelevato inoltre altro materiale o documenti.
Gli immobili della famiglia e la disponibilità a collaborare
Il perimetro delle ricerche comprendeva spazi a disposizione della famiglia, non soltanto dell’ex sindaco. Vittorino Facciolla, avvocato di Di Vita, ha precisato: «La magistratura ha inteso dare seguito alle attività di ricerca della prova attraverso le perquisizioni di alcuni vani e immobili a disposizione dell’intera famiglia Di Vita e non del solo Gianni».
Le attività sono state condotte dalla Squadra Mobile e dallo Sco a Campobasso e Pietracatella. Il legale ne ha indicato l’obiettivo: «Lo scopo è quello di accertare attraverso la perquisizione una serie di attività che avrebbero potuto porre in essere Antonella, Sara, Gianni o Alice».
La disponibilità della famiglia a collaborare è stata ribadita da Facciolla: «Tutto ciò che serve alla ricerca della verità ci lascia tranquilli, non abbiamo la preoccupazione di dover rincorrere la notizia o giungere a facili conclusioni. Il nostro atteggiamento è sempre quello avuto dal primo momento: essere collaborativi mettendo a disposizione tutto quello che ci viene chiesto. Così stiamo facendo e così continueremo a fare».
Le verifiche sul computer e sulle memorie USB
Gli accertamenti sul computer e sulle dieci memorie USB sequestrati a Di Vita il 31 luglio sono iniziati il giorno precedente in questura a Campobasso. La procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, ha affidato l’estrazione dei dati a personale specializzato dello Sco. Alle operazioni potevano partecipare indagati, avvocati, parti offese e consulenti; si è presentato soltanto Gianni Alfonso, consulente informatico dell’avvocato Facciolla.
La Procura ha chiesto di verificare eventuali rapporti e legami collegabili a ricerche online per procurarsi ricina da parte delle due vittime, oltre ai dati sui rapporti con familiari, parenti e amici. L’esame comprende possibili annotazioni sugli alimenti consumati nei giorni precedenti ai malori, documenti o note su eventuali malattie, conversazioni, fotografie, registrazioni vocali, messaggi di posta elettronica, profili sulle reti sociali e dati sulla posizione dei dispositivi.
Il periodo da esaminare va dalla prima accensione degli apparecchi al loro ultimo utilizzo. Per completare il lavoro sono stati fissati 60 giorni, salvo proroga.
