Sofia Goggia salterà la gara inaugurale della Coppa del mondo di sci alpino, in programma il 24 ottobre a Soelden, in Austria. Lo ha annunciato venerdì 9 ottobre a margine del media day della Fisi a Milano, tornando a parlare delle sue condizioni di salute dopo le due infezioni virali che l’hanno costretta a interrompere gli allenamenti a Ushuaia, in Argentina. “Sto meglio, il trend è positivo. Ho avuto tanti tremori, dolori invalidanti, ero rallentata nel camminare e nella parola, scoordinata sugli sci“, ha raccontato la campionessa bergamasca.
Goggia: “L’obiettivo è tornare a stare bene”
Nonostante i miglioramenti, la sciatrice non è ancora riuscita a recuperare completamente le energie. “Sono ancora stanca, mi è mancata una parte di preparazione importante e devo puntare tutto sul training in America”, ha spiegato. La priorità, per il momento, non è il ritorno alle competizioni, ma il recupero fisico e mentale. “L’obiettivo primario adesso è tornare a star bene io come persona, a livello nervoso soprattutto, e recuperare la lucidità solita per poter sciare“, ha aggiunto Goggia, senza indicare una data precisa per il rientro in gara.
Le due infezioni virali contratte in Argentina
I problemi di salute erano cominciati durante il ritiro della Nazionale italiana a Ushuaia, interrotto anticipatamente a metà settembre. Dopo il rientro in Italia, gli accertamenti medici avevano individuato due infezioni virali: Chikungunya e Parvovirus B19.
Già il 3 ottobre, durante il Festival dello Sport di Trento, Goggia aveva raccontato a Sky Sport i primi sintomi: “Ho iniziato ad accusare dolori articolari particolarmente forti, intensi e strani”. La situazione era progressivamente peggiorata, fino a compromettere anche i movimenti più semplici: “Non riuscivo a fare le scale, avevo un senso di affaticamento e spossatezza non normali“.
“Devo dare tempo al tempo”
Il 25 settembre, in un messaggio su Instagram, la campionessa aveva già spiegato di essere “in miglioramento”, ma ancora “parecchio debilitata”. Pochi giorni dopo, a Trento, aveva ribadito: “Non c’è una cura, sto aspettando che passi“, precisando di aver superato la fase acuta delle infezioni, ma di risentire ancora delle conseguenze. “Ho delle giornate in cui sto meglio, altre in cui mi alzo e mi sento a terra. Devo dare tempo al tempo”.
La rinuncia a Soelden è dunque una scelta legata alla necessità di completare il recupero, dopo aver perso una parte importante della preparazione estiva.
