Un drone di grandi dimensioni, abbastanza potente da trasportare un carico composto da un chilogrammo di droga e 15 smartphone, è stato intercettato e neutralizzato dalla Polizia Penitenziaria mentre tentava di raggiungere il carcere di Poggioreale, a Napoli.
Non un piccolo dispositivo commerciale, ma un velivolo sofisticato, realizzato in Europa e dal valore stimato di circa 10mila euro. A bordo c’erano hashish, cocaina e marijuana, oltre a un bilancino di precisione e 15 telefoni cellulari completi di cavi e alimentatori. Una dotazione che, secondo l’Unione Sindacati Polizia Penitenziaria (Uspp), mostra quanto siano diventati tecnologicamente avanzati i tentativi di introdurre materiale illecito negli istituti di pena.
Poggioreale, l’allarme dell’Uspp sui droni nelle carceri
A rendere nota l’operazione sono stati il presidente dell’Uspp Giuseppe Moretti e il segretario regionale Ciro Auricchio. Per il sindacato, le dimensioni del velivolo, il suo valore economico e la capacità di trasportare un carico consistente rappresentano elementi che non possono essere sottovalutati.
L’Uspp ritiene infatti che dietro il fenomeno ci sia la criminalità organizzata e parla di una vera e propria “guerra hi-tech” nelle carceri. Il punto non riguarda soltanto la droga: gli smartphone introdotti illegalmente possono permettere ai detenuti di mantenere comunicazioni non autorizzate con l’esterno, aggirando i normali sistemi di controllo.
Quello del 2 ottobre, inoltre, non è un episodio isolato.
Da settembre diversi tentativi con i “corrieri volanti”
Solo poche settimane fa, il 9 settembre, la Polizia Penitenziaria aveva intercettato un altro drone diretto verso Poggioreale. Trasportava un iPhone di ultima generazione e 150 grammi di hashish. Le prime risultanze investigative indicavano che il materiale avrebbe dovuto alimentare il commercio illecito all’interno dell’istituto.
Dieci giorni più tardi, il 19 settembre, i Carabinieri avevano arrestato tre persone accusate di aver tentato di far entrare droga nel carcere attraverso un drone. In quel caso il presunto pilota era stato fermato con il radiocomando ancora tra le mani. Erano stati sequestrati cocaina, crack, quattro telefoni e un velivolo predisposto per effettuare la consegna.
La successione degli episodi suggerisce quindi un sistema sempre più strutturato, nel quale droni, piloti specializzati, sistemi di aggancio, droga e telefoni possono diventare elementi di una vera e propria catena logistica destinata a superare dall’alto le mura degli istituti penitenziari. Già nei mesi precedenti erano stati documentati altri sequestri e tentativi di consegna a Poggioreale.
La richiesta: più sistemi anti-drone e più agenti
L’Uspp chiede ora un rafforzamento della risposta tecnologica, con sistemi anti-drone, formazione specifica e strumenti più avanzati per la Polizia Penitenziaria.
Resta anche il problema del personale. Secondo Moretti e Auricchio, a Poggioreale ci sarebbe attualmente un deficit di circa 200 agenti rispetto alla pianta organica. Una carenza che, secondo il sindacato, rende ancora più complesso contrastare modalità di rifornimento illecito che continuano a evolversi.
L’ultimo sequestro mostra così un salto di scala: un drone da circa 10mila euro capace di trasportare contemporaneamente un chilo di stupefacenti e 15 smartphone. Tecnologia e organizzazione che trasformano il cielo sopra il carcere in un nuovo fronte della lotta ai traffici illeciti.
