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Tav Napoli-Bari, la Guardia di finanza esegue 20 misure cautelari per corruzione e caporalato

Nel cantiere di Grottaminarda 34 lavoratori egiziani sarebbero stati sottoposti a turni fino a 20 ore, con riposi anche di appena tre o quattro ore.

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Un'auto della Guardia di Finanza

Un'auto della Guardia di Finanza | Fonte foto: www.gdf.gov.it - sito ufficiale della Guardia di Finanza e del Mef (ministero dell'Economia e delle Finanze) - alanews.it

Giacomo Camelia di Giacomo Camelia

Nato a Carate Brianza nel 2000, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano. Lavoro come redattore web dal 2024. Adoro il cinema e la musica anche se la mia passione più grande riguarda lo sport, il calcio in particolare

La Guardia di finanza di Napoli ha eseguito 20 misure cautelari personali e interdittive nei confronti di imprenditori e pubblici ufficiali nell’indagine sui lavori della linea ferroviaria ad Alta Velocità/Alta Capacità Napoli-Bari. I reati contestati sono corruzione, caporalato ed emissione di fatture per operazioni inesistenti. I provvedimenti sono stati emessi dal gip di Napoli su richiesta del pm Henry John Woodcock. Il giudice ha disposto anche il sequestro preventivo del profitto dei reati di corruzione. Nell’inchiesta sulla Tav Napoli-Bari figurano mazzette nascoste nei panettoni regalati a Natale. Gli accertamenti hanno riguardato lo sfruttamento dei lavoratori extracomunitari, la qualità del calcestruzzo utilizzato e la gestione dei materiali di scavo.

Il caporalato nel cantiere di Grottaminarda

Nel cantiere di Grottaminarda sarebbe stata documentata la presenza di 34 lavoratori egiziani sottoposti a condizioni particolarmente gravose. I turni sarebbero durati anche 10, 12, 14, 16 e fino a 20 ore, con appena tre o quattro ore di riposo in alcuni casi.

Gli inquirenti contestano anche retribuzioni inferiori ai minimi contrattuali e violazioni delle disposizioni in materia di igiene e sicurezza. Sarebbero inoltre emerse irregolarità nei permessi di soggiorno e nella documentazione relativa alla formazione sulla sicurezza.

Il calcestruzzo e i materiali con tracce di amianto per la Tav Napoli-Bari

Secondo gli inquirenti, per una tratta sarebbe stato utilizzato calcestruzzo di scarsa qualità, circostanza giudicata di straordinaria gravità dal gip. I carotaggi effettuati su opere non ancora ultimate avrebbero evidenziato, in alcuni casi, una resistenza inferiore a quella prevista dal progetto.

In un’occasione sono stati rilevati valori di 30, 29 e 32 N/mm², che hanno portato al blocco dei lavori. Tra le possibili cause indicate negli accertamenti figurano l’aggiunta di acqua, l’errato dosaggio degli additivi e anomalie nella preparazione e nel trasporto del calcestruzzo.

Le indagini sulla gestione dei materiali di scavo hanno riguardato anche lo smaltimento: materiali contenenti tracce di amianto sarebbero stati smaltiti come rifiuti non pericolosi.

Gli investigatori avrebbero infine ricostruito un sistema di fatture per operazioni inesistenti utilizzato per creare disponibilità di denaro contante. Una parte di quel denaro sarebbe poi confluita anche nelle dazioni corruttive.

Mazzette e caporalato nei lavori Tav Napoli-Bari: arresti e sequestri

Al centro dell’indagine in particolare i lavori connessi alle tratte Napoli-Cancello, Apice-Hirpinia e Frasso Telesino-Telese-San Lorenzo-Vitulano. Complessivamente sono stati notificati 10 arresti domiciliari, 7 obblighi di dimora e di presentazione alla polizia giudiziaria, in due casi accompagnati dalla sospensione dall’esercizio del pubblico servizio, e tre sospensioni.

Secondo la ricostruzione dei finanzieri e della Procura partenopea, accolta dal giudice, sarebbe emerso un sistema di rapporti corruttivi tra imprenditori e pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio che, in ragione delle responsabilità tecniche, amministrative e di cantiere esercitate, avrebbero agevolato determinate imprese nell’ottenimento delle commesse, nell’esecuzione e contabilizzazione dei lavori, nonché nei controlli e nei pagamenti. In cambio dei favori accordati sarebbero stati corrisposti denaro e altre utilità, tra cui somme in contanti, anche occultate in confezioni e box natalizi, orologi di pregio, telefoni cellulari, soggiorni, vacanze e altri beni e servizi.

Un ulteriore filone investigativo ha riguardato l’impiego irregolare e lo sfruttamento di lavoratori extracomunitari. In particolare, sarebbe stata documentata la presenza nei cantieri di lavoratori di origine egiziana sottoposti a condizioni lavorative particolarmente gravose, con turni protratti, in alcuni casi, sino a 20 ore, reiterate violazioni dei periodi di riposo, retribuzioni inferiori ai minimi contrattuali e inosservanza delle disposizioni in materia di igiene e sicurezza. Sarebbero inoltre emerse irregolarità relative ai permessi di soggiorno e alla documentazione attestante l’assolvimento degli obblighi di formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

Anche Porsche e Iphone come mazzette

Denaro contante nascosto nei panettoni e tra i biscotti dei box natalizi, ma anche vacanze, auto di lusso e orologi. Sono alcune delle tangenti che, secondo l’accusa, gli imprenditori avrebbero corrisposto a pubblici ufficiali e incaricati di pubblico servizio in cambio di favori nelle commesse per i lavori della linea ferroviaria ad Alta Velocità/Alta Capacità Napoli-Bari.

Durante un servizio di osservazione in occasione delle festività natalizie, i finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Napoli trovarono in due box 10mila e 4mila euro in contanti, occultati tra panettoni e biscotti e destinati a soggetti coinvolti nella gestione delle commesse. È uno degli episodi emersi dall’inchiesta coordinata dalla Procura di Napoli con il pm Henry John Woodcock, che ha portato alla notifica di 20 misure cautelari personali e interdittive emesse dal gip. Tra le altre tangenti contestate figura un bonifico di 18.300 euro, utilizzato in parte per il pagamento di un appartamento a Roccaraso, che sarebbe stato corrisposto in cambio di un trattamento preferenziale nei pagamenti.

In un altro episodio furono trovati 5mila euro in contanti nella disponibilità di uno dei soggetti coinvolti. Denaro sarebbe stato occultato anche in plichi consegnati con confezioni di prodotti caseari: su uno era stata apposta, per dissimularne il contenuto, la dicitura “Durc – regolarità contributiva”. Tra le altre utilità figurano una Porsche Macan per una vacanza, un trattore tagliaerba da 3.722 euro, l’assunzione di un familiare, soggiorni, un iPhone, cuffie Bluetooth e un’imbarcazione con skipper. Tra le regalie natalizie anche orologi di pregio, cinque dei quali per un valore complessivo di 19.900 euro. Denaro e altre utilità sarebbero stati la contropartita dei favori assicurati agli imprenditori nella gestione delle commesse, nella contabilizzazione dei lavori e nei pagamenti.

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