La Corte d’Assise di Roma ha condannato tre 007 egiziani a 10 anni per il sequestro, le torture e l’uccisione di Giulio Regeni al Cairo nel 2016. Un quarto agente dei servizi segreti egiziani è stato assolto.
Sono trascorsi 3.890 giorni dal ritrovamento del corpo del ricercatore, sul quale erano evidenti i segni delle violenze subite. Gli imputati nel caso Regeni sono quattro appartenenti ai servizi segreti del Cairo: il generale Tariq Sabir, i colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed Ibrahim e il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif.
Omicidio Giulio Regeni: condannati tre 007 egiziani
Dieci anni. É questa la condanna inflitta ai 3 agenti dei servizi segreti egiziani accusati della morte di Giulio Regeni: il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif – per il quale la procura aveva chiesto l’ergastolo – e i colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed. Il, quarto imputato, il generale Tariq Sabir, è invece stato assolto assolto.
I tre 007 egiziani sono stati condannati solo per il sequestro di Giulio Regeni avvenuto al Cairo il 25 gennaio del 2016. I giudici hanno infatti fatto cadere l’accusa di omicidio riconoscendo per i condannati l’accusa di sequestro di persona.
Il sequestro di Giulio Regeni
Il sequestro risale al 25 gennaio di dieci anni fa. «Quel giorno», ha spiegato la Procura, «il ricercatore italiano entra, inconsapevole, in una zona d’ombra in cui il diritto cessa di esistere e al suo posto subentra soltanto la nuda forza». Per gli inquirenti, «da quel momento Giulio non è più una persona. Diventa un corpo sequestrato. Diventa un soggetto da piegare, diventa un destinatario di violenza».
Secondo l’accusa, Regeni fu privato «non soltanto della libertà e della vita», ma anche «della sua stessa condizione di essere umano titolare di diritti. Fu collocato in uno spazio in cui non esistevano più legge, controllo, difesa, limite. Uno spazio in cui il potere aveva assunto la forma dell’arbitrio puro».
Gli autori, per la Procura, non furono criminali comuni, ma uomini degli apparati di sicurezza: «Pubblici ufficiali di altissimo grado, soggetti pienamente consapevoli dei propri doveri istituzionali, primo fra tutti quello di garantire la legalità e non di piegarla a fini illeciti». Il movente indicato è «una errata percezione di attività di intelligence ostile». Regeni, ha ribadito l’accusa, «non era una spia»: aveva 27 anni e svolgeva il suo lavoro di ricercatore.
La battaglia giudiziaria della famiglia
La richiesta dei genitori del ricercatore friulano, attesi in aula come nelle altre udienze, è stata fin dall’inizio «verità e giustizia». La legale Alessandra Ballerini ha descritto così il percorso: «La famiglia Regeni ha lottato a mani nude contro il regime, ma non ha mai perso un briciolo di dignità».
Gli incontri istituzionali si sono accompagnati a continui ostacoli. «La famiglia Regeni non si è fatta mai contaminare dall’odio. Non hanno mai cercato vendette o punizione, hanno solo detto “verità e giustizia”», ha dichiarato Ballerini durante il processo. «Da quando Giulio è scomparso, alla famiglia non è stato risparmiato nessun tormento. Abbiamo dovuto incontrare esponenti del governo, anche rappresentanti egiziani, non le è stato risparmiato nulla. Abbiamo subito persecuzione e minacce».
L’arrivo all’udienza finale non esaurisce le richieste dei familiari. «Siamo qui oggi nonostante questo faticosissimo percorso ad ostacoli, in salita. Grazie a tutti, alla scorta mediatica e al popolo giallo. In pochi avrebbero scommesso che saremmo ad un processo e poi ad una sentenza. Questa è già una vittoria ma non ci accontentiamo», ha detto l’avvocata.
Per Ballerini, «tutto quello che il regime egiziano poteva mettere in campo per impedire questo processo lo ha fatto però questa famiglia è resistente. I Regeni lo hanno fatto per noi e se oggi i nostri diritti valgono un po’ di più è merito loro».
Il presidio fuori dal tribunale di Roma
La segretaria del Pd Elly Schlein ha partecipato questa mattina al presidio all’esterno della cittadella giudiziaria di Roma, intrattenendosi con i genitori e la sorella di Regeni. Con i familiari erano presenti numerosi attivisti del «popolo giallo», con lo striscione «verità per Giulio Regeni».
Alla domanda sulla recente visita in Egitto del ministro degli Esteri Antonio Tajani con il presidente Al Sisi, Ballerini ha risposto richiamando l’autonomia della magistratura: «Non ci riguarda, perché la nostra è una democrazia: c’è la separazione dei poteri prevista dalla nostra Costituzione».
