Alcune migliaia di persone hanno manifestato nel fine settimana a Madrid dopo lo sfratto di Maricarmen Abascal, una donna di 87 anni che abitava nella stessa casa da oltre 70 anni. A Puerta del Sol sono state montate circa 200 tende. I partecipanti, perlopiù giovani, intendono restare finché non sarà approvata una legge che impedisca sfratti come quello di Abascal e affronti la crisi abitativa in Spagna.
Il governo del primo ministro socialista Pedro Sánchez vuole approvare un decreto nel Consiglio dei ministri di martedì. L’intesa con i partiti che sostengono dall’esterno l’esecutivo di minoranza, fra cui gli indipendentisti catalani di Junts, non è però scontata.
Madrid, manifestanti si accampano in tenda contro gli sfratti
Abascal, che ha un’invalidità al 50 per cento, è diventata un simbolo delle mobilitazioni contro le speculazioni immobiliari. La società di gestione di immobili Urbagestión aveva pressoché quadruplicato il suo affitto e di fatto rifiutato ogni mediazione che le permettesse di rimanere nell’abitazione.
Lo sfratto è stato eseguito mercoledì 23 settembre, al termine di un lungo contenzioso legale. La donna è stata portata fuori in barella e da allora è ricoverata in ospedale per problemi legati a stress e ansia. Varie centinaia di persone si erano radunate davanti alla casa per impedirne l’allontanamento.
Le proteste si sono trasferite nella piazza da sabato 26 settembre e sono proseguite domenica 27, con riunioni, confronti e manifestazioni, in parte guidate dal Sindacato delle inquiline.
Le richieste sugli affitti e gli ostacoli al decreto
I manifestanti che hanno messo le proprie tende in piazza a Madrid chiedono il blocco degli sfratti delle persone vulnerabili, il divieto per le società di acquistare palazzi o immobili e il mantenimento dei canoni attuali fino al 2028. Vogliono anche regole più rigide per gli affitti brevi e contratti di durata illimitata, anziché i rinnovi biennali previsti ora. Alcune misure potrebbero entrare nel decreto; l’ultima è di più difficile approvazione.
La risposta alla crisi era nel programma del governo di sinistra, ma una prima legge è stata respinta a febbraio per l’opposizione di Junts, più vicino alle posizioni dei proprietari. Un decreto previsto per giugno è stato poi rinviato per le divergenze fra gli alleati.
Le mobilitazioni, estese a varie città, potrebbero favorire l’accordo. Il provvedimento entrerebbe subito in vigore, ma dovrebbe essere confermato dal Parlamento entro un mese.
I prezzi delle case e il precedente del 15-M
Nelle maggiori città spagnole i prezzi delle abitazioni e degli affitti sono molto aumentati negli ultimi anni, diventando spesso insostenibili per gli inquilini di lungo corso e per i giovani, anche con un lavoro fisso. Il mercato è condizionato da fondi di investimento e società private che acquistano immobili e ricavano grossi profitti dalle rivendite o dall’aumento dei canoni.
Puerta del Sol ha anche un precedente politico: il 15 maggio 2011 centinaia di giovani occuparono la piazza, dando avvio al movimento 15-M. Chiedevano una democrazia più partecipativa, il superamento dell’alternanza fra socialisti e Partito Popolare e denunciavano l’influenza dei grandi gruppi economici e finanziari.
Il movimento bloccò la Spagna per alcuni mesi e influenzò i successivi 15 anni di politica, favorendo l’ascesa di partiti come Podemos. La mobilitazione attuale resta invece concentrata sulla casa.
Lo scontro con il governo locale di Madrid sugli sfratti
Il sindaco José Luis Martínez-Almeida e la presidente della regione Isabel Díaz Ayuso, entrambi del Partito Popolare di centrodestra, accusano il governo Sánchez di alimentare la protesta e di aver consentito un accampamento che definiscono «illegale».
Ayuso è fra i principali obiettivi dei manifestanti, che accusano anche l’esecutivo centrale di non aver fatto abbastanza. Il governo regionale era già stato contestato a luglio, quando il quotidiano El Pais aveva rivelato l’acquisto, tenuto segreto, di un attico di lusso da 6,3 milioni di euro a Chamberí, uno dei quartieri più cari della capitale. Il governo non ne ha mai spiegato la destinazione e lo ha rimesso in vendita dopo che l’acquisto è diventato pubblico.
