Per 21 ore di due sorelle di 8 e 12 anni non si è saputo più nulla. Erano scomparse la sera del 18 settembre a San Cataldo, in provincia di Caltanissetta, per poi essere ritrovate il pomeriggio successivo all’interno di un negozio di abbigliamento a poca distanza dalla loro abitazione. Inizialmente, le circostanze poco chiare del ritrovamento avevano portato la Procura ad aprire un’inchiesta per sequestro di persona. Dietro alla loro scomparsa, però, non ci sarebbe stato nessun adulto: le bambine avrebbero cercato di riprodurre una challenge vista ripetutamente su YouTube e sui social.
24 Hour Overnight Challenge, cosa è successo alle sorelle di San Cataldo
Le due bambine erano state viste l’ultima volta intorno alle 20.10 di venerdì 18 settembre. Il padre aveva raccontato di essersi allontanato per comprare il pane insieme a un altro dei suoi figli e, non trovando più le sorelle al suo ritorno, aveva iniziato a cercarle. La denuncia ai carabinieri è arrivata la mattina successiva e la Prefettura ha attivato il piano provinciale per le persone scomparse.
Le ricerche si sono concluse nel pomeriggio del 19 settembre. Le due sorelle sono state trovate all’interno di un negozio di abbigliamento in corso Vittorio Emanuele, vicino a casa: erano rimaste lì per tutta la notte. Dopo il ritrovamento sono state portate all’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta per alcuni controlli e poi dimesse. Nei giorni successivi, loro e gli altri quattro fratelli sono stati trasferiti in una comunità protetta su disposizione della Procura per i minorenni.
L’ipotesi iniziale del sequestro di persona
All’inizio, però, non era chiaro come le bambine fossero finite nel negozio. La Procura di Caltanissetta aveva aperto un fascicolo contro ignoti ipotizzando il sequestro di persona e il locale era stato sequestrato per consentire gli accertamenti. La titolare e il padre erano stati ascoltati dagli investigatori.
La ricostruzione è cambiata con l’analisi delle testimonianze, delle immagini e dei dispositivi utilizzati dalle due sorelle. Secondo il procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca, le bambine sarebbero entrate consapevolmente nel negozio durante le operazioni di chiusura e si sarebbero nascoste nel bagno per non essere trovate, con l’intenzione di trascorrere lì la notte. Nessuno le avrebbe accompagnate o trattenute. Per questo la Procura ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta per sequestro.
Cos’è la 24 Hour Overnight Challenge
Gli accertamenti sui dispositivi delle minori hanno mostrato la visione ripetuta di video in cui influencer e youtuber provano a trascorrere una notte nascosti in negozi, supermercati o centri commerciali, evitando di essere scoperti dal personale e dalla sicurezza. Una delle due sorelle avrebbe quindi deciso di imitare quanto visto online, coinvolgendo anche l’altra. Alcuni dei contenuti analizzati dagli investigatori contano milioni di visualizzazioni.
È la cosiddetta “24 Hour Overnight Challenge”, un format che circola online almeno dal 2016. La dinamica è semplice: si entra in un’attività commerciale prima della chiusura, ci si nasconde e si prova a rimanere all’interno per tutta la notte, spesso filmando l’esperienza per pubblicarla successivamente sui social. ù
I creator che hanno portato il format in Italia
Tra i video che hanno contribuito alla diffusione del fenomeno c’è quello pubblicato nel novembre 2016 dagli Ireland Boys Productions, girato all’interno di un punto vendita Target negli Stati Uniti. Negli anni successivi sono comparsi contenuti simili ambientati in Walmart, Ikea, McDonald’s e altre grandi catene.
Il format è arrivato anche in Italia. Creator come TheShow, Gianmarco Zagato e PirlasV hanno realizzato negli anni contenuti ispirati alla stessa dinamica. Anche i Me contro Te hanno pubblicato un video nel quale trascorrevano 24 ore all’interno di un negozio di giocattoli: in quel caso si trattava però di un contenuto organizzato in collaborazione con l’attività commerciale, e non di un ingresso clandestino dopo la chiusura.
Il procuratore: “Un focus sui rischi dell’uso incontrollato dei social”
Il caso di San Cataldo, secondo De Luca, riapre così il tema dell’accesso dei minori alle piattaforme digitali e dell’emulazione dei contenuti virali. Il procuratore ha richiamato il rischio che challenge costruite per ottenere visualizzazioni e approvazione online vengano riprodotte da bambini e adolescenti senza una piena percezione delle possibili conseguenze.
Per quasi un giorno, a San Cataldo, la scomparsa delle due sorelle aveva fatto temere uno scenario molto più grave. Alla fine delle indagini, dietro quelle 21 ore è emersa invece una sfida nata sullo schermo di uno smartphone e trasformata, fuori dai social, in una scomparsa che ha mobilitato carabinieri, Procura e volontari.
