Il Regno Unito continuerà a stare al fianco di Israele di fronte alle minacce esterne, ma questo “non giustifica le azioni del governo israeliano a Gaza o in Cisgiordania”. È il messaggio portato dal premier britannico Andy Burnham davanti all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, nel suo primo intervento all’Onu da quando è diventato primo ministro. Un discorso in cui il leader laburista ha condannato Hamas e le minacce provenienti dall’Iran, ma allo stesso tempo ha ribadito la necessità di fermare le sofferenze della popolazione palestinese.
“Vogliamo vedere finalmente la fine delle sofferenze e delle morti”, ha detto Burnham, auspicando che israeliani e palestinesi possano vivere “fianco a fianco in pace e sicurezza”. Il premier ha assicurato che Londra farà il possibile per mantenere aperta la prospettiva di una soluzione politica al conflitto.
Andy Burnham all’Onu: il sostegno a Israele e il limite posto su Gaza
Nel suo intervento Burnham ha ricordato innanzitutto l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, definendolo “orribile” e ribadendo la condanna britannica nei confronti dell’organizzazione. Ha quindi confermato il sostegno di Londra a Israele di fronte alle minacce provenienti dall’Iran e a quelle rivolte contro le comunità ebraiche nel mondo.
È subito dopo, però, che il premier britannico ha segnato il punto di distanza dal governo di Benjamin Netanyahu. Le minacce contro Israele, ha spiegato, non possono giustificare quanto sta avvenendo nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania. Burnham ha inoltre avvertito che Londra non intende rimanere ferma mentre aumentano le sofferenze e viene messa in discussione la possibilità stessa di arrivare a una soluzione dei due Stati. Una posizione che si lega direttamente alle decisioni assunte nelle ultime settimane dal governo britannico sulla Cisgiordania occupata.
Cisgiordania, Burnham contro il progetto E1 delle colonie israeliane
Davanti all’Onu Andy Burnham ha citato in particolare il progetto E1, il piano israeliano di espansione degli insediamenti nell’area a est di Gerusalemme. A settembre Israele ha aggiunto al progetto una gara per la costruzione di altre 2.167 unità abitative, portando il totale previsto a 3.401. Secondo il governo britannico e numerosi altri Paesi, l’espansione rischia di interrompere la continuità territoriale della Cisgiordania e compromettere ulteriormente la possibilità di creare in futuro uno Stato palestinese territorialmente sostenibile.
Burnham ha sostenuto che il progetto non debba essere portato avanti e ha collegato questa posizione alle misure annunciate dal Regno Unito contro le attività economiche nelle colonie. L’8 settembre Londra, insieme ad altri Paesi europei e al Canada, ha annunciato nuove restrizioni sul commercio di beni provenienti dagli insediamenti israeliani nei territori occupati. Il governo britannico ha inoltre annunciato il divieto di pubblicizzare nel Regno Unito immobili situati nelle colonie e ulteriori strumenti per colpire individui e società coinvolti nella loro espansione.
Le misure hanno provocato una dura reazione da parte del governo israeliano. Israele ha annunciato la chiusura del consolato britannico a Gerusalemme Est e altre contromisure diplomatiche nei confronti di Londra.
