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Groenlandia, firmato l’accordo con gli Usa: cosa ottiene davvero Trump

Washington amplia la propria presenza militare nell’isola e ottiene nuove garanzie sulla sicurezza. Ma la sovranità resta a Danimarca e Groenlandia

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Groenlandia, firmato l’accordo con gli Usa: cosa ottiene davvero Trump

Groenlandia e Danimarca firmano uno storico accordo X @AztecaNoticias

Giulia Camuffo di Giulia Camuffo

Classe 2003, Veneta trapiantata a Milano. Ho studiato Relazioni Internazionali e iniziato a scrivere documentando le manifestazioni sul territorio Lombardo. Collaboro con l’agenzia Alanews e con il magazine indipendente Scomodo.

Dopo mesi di minacce, trattative e tensioni diplomatiche, Donald Trump non avrà la Groenlandia. Avrà però una presenza militare statunitense sull’isola molto più ampia di quella attuale. Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia hanno firmato a New York, a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, l’accordo destinato a ridisegnare gli equilibri nell’Artico.

Il testo modifica l’intesa sulla difesa della Groenlandia del 1951 e non prevede alcuna cessione territoriale agli Stati Uniti. Concede però a Washington nuovi spazi per basi e operazioni militari, un accesso molto ampio al territorio e alle acque groenlandesi e introduce restrizioni sugli investimenti provenienti da Paesi esterni all’area Nato ed europea. L’accordo, inoltre, non ha una data di scadenza.

Groenlandia, cosa prevede l’accordo firmato con gli Stati Uniti

Il primo cambiamento riguarda la presenza militare americana. Gli Stati Uniti potranno modernizzare ed espandere le proprie attività nell’isola e aprire due nuovi siti militari a Narsarsuaq e Mestersvig, oltre alla Pituffik Space Base già operativa nel nord-ovest della Groenlandia.

Trump ha annunciato che Washington inizierà immediatamente a rafforzare la propria presenza sull’isola, parlando della costruzione di “due basi militari molto importanti”. L’accordo lascia aperta anche la possibilità di creare in futuro ulteriori installazioni, a condizione che vengano concordate tra le parti.

Washington potrà inoltre far transitare forze armate, mezzi, navi e aerei attraverso il territorio e le acque groenlandesi. Il testo apre anche alla realizzazione in Groenlandia del Golden Dome, il sistema di difesa antimissile promosso dall’amministrazione Trump per intercettare eventuali minacce balistiche.

Per il presidente americano il risultato equivale a un controllo duraturo sulla sicurezza dell’isola. Nel discorso pronunciato all’Onu prima della firma, Trump ha parlato di un “controllo permanente sulla sicurezza” e ha assicurato che nessun avversario degli Stati Uniti potrà stabilire una presenza militare in Groenlandia.

Una lettura che, però, non coincide completamente con quella data da Copenaghen e Nuuk. Il testo ribadisce infatti la sovranità del Regno di Danimarca e il diritto della popolazione groenlandese all’autodeterminazione. La premier danese Mette Frederiksen ha definito quella raggiunta con Washington un’intesa che “può durare per sempre”, sottolineando però il ruolo della Nato e il rispetto del futuro politico dell’isola.

Anche il primo ministro groenlandese Jens-Frederik Nielsen ha insistito sulla dimensione atlantica dell’accordo, spiegando che per Nuuk è fondamentale mantenere “una Nato forte” anche nell’Artico.

Groenlandia e gli investimenti stranieri

Un altro punto centrale dell’accord è rappresentato dagli investimenti stranieri nei settori considerati strategici, tra cui le infrastrutture critiche e l’estrazione delle risorse naturali. Investitori o Stati che non appartengono alla Nato, non sono partner dell’Alleanza e non fanno parte dell’Unione europea non potranno acquisire il controllo o un’influenza significativa nei comparti considerati sensibili. Il provvedimento punta soprattutto a limitare la possibilità che Russia e Cina aumentino la propria presenza economica e strategica nell’isola, una delle principali preoccupazioni sollevate da Trump negli ultimi mesi.

La Groenlandia si trova infatti in una posizione geografica cruciale tra Nord America ed Europa ed è ricca di materie prime e risorse energetiche. Proprio la sua importanza strategica aveva portato il presidente americano a rilanciare l’ipotesi di acquisire direttamente il territorio, senza escludere inizialmente neppure pressioni militari o economiche. Dopo la firma dell’accordo, Nielsen ha spiegato che per i groenlandesi inizierà ora un percorso per ricostruire la fiducia con gli Stati Uniti.

Non tutti, però, ritengono che lo scontro sia definitivamente chiuso. Mikkel Vedby Rasmussen, professore di Scienze politiche all’Università di Copenaghen, ha detto a Reuters che “la crisi è finita”, ma l’accordo potrebbe diventare in futuro la base per nuove richieste statunitensi.

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