Oltre 500 persone condannate a morte in California non potranno più essere giustiziate. Il governatore democratico Gavin Newsom ha annunciato giovedì 5 novembre la commutazione di tutte le condanne capitali ancora in vigore nello Stato, trasformandole in ergastoli senza possibilità di libertà condizionale.
Si tratta del più grande intervento collettivo sul braccio della morte nella storia moderna degli Stati Uniti. Una decisione che non comporta la scarcerazione dei detenuti, ma impedisce che possano essere messi a morte anche sotto le future amministrazioni.
La decisione dopo l’esecuzione di Christa Pike
Il provvedimento arriva in un momento di forte dibattito nazionale sulla pena capitale, riacceso dalla controversa esecuzione di Christa Pike in Tennessee.
L’esecuzione, durante la quale si sarebbero verificate gravi complicazioni, ha provocato indignazione internazionale e nuove richieste di sospendere la pena di morte in tutti gli Stati Uniti.
Newsom, considerato uno dei possibili candidati democratici alle presidenziali del 2028, è da tempo contrario alla pena capitale. Già nel 2019 aveva introdotto una moratoria sulle esecuzioni in California, bloccandole per tutta la durata del proprio mandato.
Aveva inoltre disposto lo smantellamento della camera delle esecuzioni nel carcere di San Quentin, uno dei penitenziari più conosciuti del Paese, e il trasferimento dei condannati a morte in altre strutture, con maggiori possibilità di movimento e accesso ai programmi di riabilitazione.
California, la pena di morte resta prevista dalla legge
L’ultima esecuzione in California risale al 2006. Nonostante questo, lo Stato ha continuato a ospitare la più numerosa popolazione di detenuti nel braccio della morte degli Stati Uniti.
La decisione di Newsom rappresenta quindi un cambiamento sostanziale, ma non equivale all’abolizione della pena capitale. La California rimane infatti uno dei 27 Stati americani in cui la pena di morte è ancora prevista dalla legge.
Il governatore ha eliminato le condanne esistenti, senza modificare la legislazione che consente ai tribunali di pronunciarne di nuove.
Il precedente dell’Illinois e il dibattito politico
Non è la prima volta che un governatore americano interviene collettivamente sulle condanne capitali. Nel 2003, il repubblicano George Ryan commutò tutte le 167 condanne a morte dell’Illinois prima di lasciare l’incarico. Nel 2024, il governatore democratico della Carolina del Nord Roy Cooper ne commutò 15 nel suo ultimo giorno di mandato.
Negli Stati Uniti il sostegno alla pena capitale è diminuito nel corso degli anni, ma il tema rimane politicamente divisivo. Anche tra i democratici, alcuni esponenti hanno evitato provvedimenti di massa per il timore di essere accusati dai repubblicani di eccessiva indulgenza nei confronti di persone condannate per gravi omicidi.
Newsom stesso, pur sostenendo diverse riforme del sistema penitenziario, è stato criticato in passato da alcune organizzazioni per i diritti dei detenuti per aver bloccato scarcerazioni già autorizzate.
Con la decisione del 5 novembre, il governatore lascia un segno destinato a sopravvivere al suo mandato: oltre 500 detenuti resteranno in carcere per il resto della loro vita, ma non potranno più essere giustiziati per le condanne ora commutate.
