Il decreto legislativo 147 del 2026 ha cambiato le regole della fiscalità locale in Italia: il provvedimento è entrato in vigore il 12 agosto, dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Le novità riguardano milioni di proprietari di case, negozi e altri immobili, con nuovi obblighi per le comunicazioni e tempi più lunghi per recuperare le somme dovute o versate in eccesso.
La riforma di Imu e Tari ha l’obiettivo dichiarato di semplificare il rapporto tra contribuenti ed enti locali attraverso la digitalizzazione degli adempimenti. Alla riduzione dei moduli si accompagna però una maggiore tempestività richiesta ai cittadini.
La dichiarazione Imu online e i 90 giorni per la Tari
La dichiarazione Imu esclusivamente telematica diventerà l’unico strumento per comunicare le variazioni rilevanti ai fini dell’imposta. Un nuovo modello ministeriale raccoglierà tutte le informazioni necessarie, comprese quelle richieste per ottenere eventuali agevolazioni locali.
Per i contribuenti ci saranno meno moduli diversi da compilare e meno procedure comunali da seguire, ma sarà necessario prestare attenzione agli adempimenti previsti dal modello nazionale. I Comuni avranno, in prospettiva, margini più ridotti per chiedere comunicazioni aggiuntive rispetto a quelle contenute nel modulo ministeriale.
La modifica della Tari incide invece direttamente sui termini della denuncia. Non sarà più possibile presentarla entro il 30 giugno dell’anno successivo: la comunicazione dovrà arrivare al Comune entro 90 giorni dall’evento che genera la variazione. Il nuovo termine riguarda chi occupa un immobile, cambia abitazione oppure modifica elementi che incidono sul calcolo della tassa sui rifiuti.
Tra le situazioni interessate rientrano l’acquisto di una nuova casa, l’inizio di una locazione e la cessazione dell’occupazione di un immobile. L’obbligo comprende anche le modifiche della superficie tassabile e del numero dei componenti del nucleo familiare. La posizione fiscale dovrà quindi essere aggiornata più rapidamente rispetto al passato, per evitare contestazioni: il riferimento per la scadenza sarà l’evento che determina il cambiamento, non più il termine dell’anno successivo.
Le liti catastali e i termini per rimborsi e conguagli
La riforma interviene anche sulle controversie relative alle rendite catastali, il valore sul quale viene calcolata l’Imu. Finora una causa lunga poteva creare incertezza sui tempi per recuperare gli importi pagati in eccesso o accertare le somme ancora dovute.
Durante il contenzioso, il contribuente continuerà a pagare l’imposta sulla base della rendita già registrata. I conteggi definitivi verranno effettuati soltanto alla conclusione della causa, in base all’esito del giudizio.
Se il giudice ridurrà la rendita, il contribuente potrà chiedere il rimborso delle somme versate in più entro il 31 dicembre del quinto anno successivo alla sentenza definitiva. Se invece il Comune otterrà un aumento della rendita, potrà recuperare la maggiore imposta dovuta nello stesso arco temporale. In questo caso saranno applicati soltanto gli interessi, senza sanzioni.
Una lite catastale durata molti anni potrà quindi determinare conguagli retroattivi per tutto il periodo interessato. L’allungamento dei termini riguarda sia il diritto del cittadino al rimborso sia la possibilità dell’ente di recuperare l’imposta: il conteggio finale potrà arrivare molto tempo dopo la chiusura del procedimento.
Chi contesta una rendita dovrà perciò conservare la documentazione relativa alla controversia e ai versamenti, tenendo conto che il conguaglio potrà comprendere l’intero periodo interessato dalla lite catastale.
